Il figlio prediletto

Dottore, non so più cosa fare.

La notte sempre mi sveglio di soprassalto, stringo forte le coperte e cerco di dimenticare di essere al mondo. Sogno di andarmene, volare via per sempre, ma la mattina alla fine sono sempre qui.
Credo che tutto sia incominciato per una ragione precisa, ma vede dottore, in fondo me lo sono sempre sentito.
Sembrava che avessi un attrazione fatale per la morte e per ogni cosa che ne richiamasse l’idea. Subivo su di essa come un fascino irresistibile. Mi fermavo a contemplare da ogni terrazzo o finestra l’enorme vuoto che si apriva. Immaginavo di volare giù per quell’altezza e mi sforzavo di figurare quali pensieri mi sarebbero passati per la mente. Quale terrore primario avrei provato.
Il pensiero che più mi spaventava e affascinava allo stesso tempo era quello che avrei potuto cambiare idea nel momento di aver fatto il passo definitivo, quello da cui non si poteva più tornare indietro.
Lanciarsi nel vuoto e subito dopo pentirsi di averlo fatto.
Cadere con il terrore atavico e la mostruosa consapevolezza di morire.
Tutto ciò era come un segnale, pensavo.
Un segnale della mia poca sanità mentale.
Avevo ragione, erano segnali, ma di altro probabilmente. Sono sicuro che tutto ciò ebbe a che fare con la situazione in cui mi ritrovo ora.

Dottore, non saprei bene che rispondere, c’è questo pensiero che non mi si toglie dalla testa.
Ecco, poi c’era quel sogno… Un sogno ricorrente da quando ero piccolo… Sì, ripensandoci adesso è così chiaro. Ma per molti anni rimase per me un mistero.
Insomma è un sogno che ho da quando avevo cinque anni, e nel sogno anche ora ho sempre quell’età. Mi trovo in questa città, non ricordo quale, ma sono da solo, sono perso e cammino nei vicoli chiamando i miei genitori. Ed ecco che dal fondo di un vicolo compare una signora. Io gli corro incontro. Non so perché lo faccio, non è mia madre, lo so. Ma sento che devo andare da lei, che mi aiuterà a uscire da quel labirinto di città. Ecco, la signora si volta, e non riesco a mettere a fuoco i suoi contorni. Però ha dei capelli lunghi neri, lucenti, non è una signora, è giovane, credo che possa avere la mia età di ora, forse qualche anno in più.
Quindi una ragazza…
Sì esatto un ragazza, dai lunghi capelli neri, e mi dice “Figlio mio prediletto… Vieni con me” e mi prende per mano e continuiamo a camminare lungo il vicolo. Poi di solito mi sveglio a questo punto.
Ma sa qual è la cosa strana dottore? Che anche lei, la ragazza, è sorpresa di vedermi, come se fossi davvero suo figlio perso da tempo. Ma non è mia madre capisce? Il me bambino del sogno lo sa, ma ugualmente si fida e si fa portare via.

Poi accadde. Venne quel giorno. Quell’episodio.
Ricordo tutto come fosse ieri, tutto, mi è rimasto stampato in testa.
Successe in un momento qualsiasi, veramente, era assurda la quotidianità di tutti gli elementi.
Era un sera che non avevo voglia di uscire, volevo vedermi con la mia ragazza ma mi aveva dato buca per stare con le amiche. Ero un po’ nervoso.
Ma accettai l’invito di Daniele e andammo in quel bar, dove c’erano dei tipi che suonavano.
Suonava bene, era pieno di gente, ma il posto faceva schifo.
Fu mentre sgomitavo per andare a prendere una birra che la vidi. Mi pietrificai.
Lei, la ragazza del sogno.
Subito fu inghiottita dalla calca. Rapido scattai a inseguirla, sordo alle urla di Daniele.
Eccola.
La ragazza dai lunghi capelli neri. Di spalle. Come nel sogno.
Mi avvicino e le tocco la spalla, pieno di eccitazione.
Finalmente potrò vedere il suo volto, che mai riesco a mettere a fuoco.
Ed ecco, lì, accadde una cosa incredibile.

La polizia venne immediatamente. Ora il locale era deserto, tutti erano scomparsi.
Un poliziotto giovane con sguardo poco intelligente interroga Daniele.
– Non lo so cosa è realmente successo signor agente, non so se credere ai miei stessi occhi.
– Mi dica semplicemente cosa ha visto.
– Ecco… Il mio amico, l’ho visto allontanarsi tra la folla, l’ho perso di vista, quindi sono andato al bancone a prendere una birra. Improvvisamente, però, tutte le persone iniziarono a gridare allarmate e a fuggire. Io mi voltai e nella marea di corpi che si spintonavano, vidi il mio amico cadere in ginocchio, le mani strette al petto.
– Ed ha visto questa ragazza dai capelli scuri che…
– Guardi signor agente io non so che dirle, io potrei anche aver visto una ragazza dai capelli scuri lì in mezzo a quella calca che correva ma no, accanto al mio amico non vidi nessuna ragazza dai capelli scuri. Non vidi nessuno. Assolutamente nessuno accanto a lui. Tutti correvano come pazzi. Lo vidi lentamente inginocchiarsi e poi cadere in terra. Mentre la gente scappava e gridava.
– Cosa gridavano le persone?
– Gridavano… Agente non so più cosa credere… Gridavano: “sangue! C’è sangue dappertutto!”, “è pazzo!”.
Gridavano che si era pugnalato da solo signor agente. Da solo. Che si era infilato un cazzo di coltello tra le costole.
E quest’ultima frase Daniele la disse piangendo.

Non potrò mi dimenticare quel momento, dottore. Non mi importa cosa dicono gli altri, io l’ho vista. Ho visto la ragazza dai capelli neri. Si voltò e mi infilò un coltello tra le costole, all’altezza del cuore. Me lo infilò proprio nel cuore. Così rapidamente che non potei fare nulla.
Ma me lo ricordo come fosse ieri, il suo viso. Ho visto il suo viso. Aveva grandi occhi verdi. Verdi smeraldo. Qualche lentiggine e una piccola bocca graziosa.
Mi pugnalò il cuore. La guardai stupefatto e lei di rimando, inclinò leggermente la testa e mi sorrise dolcemente.
Poi caddi in ginocchio a terra e intorno a me la gente gridava e correva. Ma prima di svenire sentii qualcuno che mi sfiorava dolcemente la guancia e mi sussurrava: Scusa, figlio mio prediletto.

Ci ho messo un po’ a capirlo, dottore. Ma alla fine ci sono arrivato, ora tutto è così chiaro, tutto…
La ragazza era lei, la Morte. La Morte è mia madre, in qualche modo.
Sono il suo figlio prediletto.
…Dottore? È ancora lì, dottore?

pennatom

pennatom

Da sempre scribacchio tutto quello che mi passa per la testa, sogni inquietanti, viaggi psichedelici, racconti e altre strane storie.
Sono nato e cresciuto ad Ancona. Finito il Liceo Scientifico decido di trasferirmi a Lisbona per 12 mesi, dove ho lavorato per un associazione locale. Ora studio Antropologia, religioni e civiltà orientali presso l’Università di Bologna.

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Una risposta

  1. 28 marzo 2016

    […] (pubblicato su BBU – Bologna Blog University) […]

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