Lorenzo ha 51 anni, viene da Carpi e vive, anzi alberga, sotto il portico di via Massimo D’Azeglio davanti alla vetrina dello showroom della Mercedes. Lo avrete sicuramente non visto, come gli altri senza tetto della città, a dormire o “fare colletta” ai bordi delle strade, mentre camminavate diritti e sicuri tra un luogo e l’altro della vostra vita. Da sempre nutro una passiva curiosità verso gli abitanti dei marciapiedi, e fra uno stereotipo e l’altro tento tra me e me di indovinare il loro nome, la loro nazionalità e soprattutto la loro storia, il succedersi di eventi che li ha condotti lì dove sono ora, in quel preciso angolo di strada.

Mi sono imbattuto in Lorenzo in Piazza Maggiore, aveva il suo zaino in spalla, il trolley di tela alla mano e il suo amico a quattro zampe al seguito. Avvicinarlo non è stato facile, non perché non volesse scambiare due chiacchiere con me o perché fosse scontroso, ma a causa del fatto che cammina molto veloce e per un attimo ho rischiato di perderlo tra la marmaglie di persone che si riversava dalla piazza a via D’Azeglio.

“Piacere mi chiamo Lorenzo, lei è il mio cane Alcolica, ma l’alcolizzato sono io”

Per conoscerci ci siamo seduti sul battiscopa di una vetrina, attraverso la quale una foto incorniciata di Lucio Dalla ascoltava silenziosa la nostra conversazione. La prospettiva dal basso mi ha messo subito a mio agio, è come se tutto ad un tratto fossimo diventati invisibili e che le persone potessero dare un’occhiata alla vetrina dietro di noi guardando attraverso la nostra carne. Ho capito che per vivere per strada devi imparare ad essere indolente e cinico, a pensare ai fatti tuoi e a non immischiarti troppo nei guai altrui. Lorenzo si autodefinisce il “menefreghista di famiglia” e ha sottolineato più volte durante la nostra chiacchierata di quanto questa sua caratteristica, mescolata ad un po’ di orgoglio, sia stata determinate nel portarlo a prendere decisioni e a imboccare strade che per altri sarebbero state difficili da seguire.

Dei vizi o degli errori che ha commesso non abbiamo parlato, non era quello il mio obiettivo, lui aveva voglia di raccontare e io di ascoltare, come un bambino seduto sulle gambe del nonno dopo un pranzo domenicale. La sua voce è calda e saggia, e il sorseggiare del caffè da asporto tra una frase e l’altra, dava vita a pause che facevano germogliare fantasiosi finali degli aneddoti non ancora finiti di raccontare. Lorenzo è uno che ha viaggiato molto, a 15 anni ha rifiutato di sottostare alle regole autoritarie del padre, ed è uscito di casa per trasferirsi in una edificio in costruzione di Carpi. Grazie all’appoggio di quella che era la sua fidanzatina, riusciva a mangiare e a farsi la doccia, al pomeriggio lavorava e la mattina andava a scuola. Mentre parlava di tutto ciò pensavo a me stesso all’età di 15 anni e non mi riusciva a venire in mente nient’altro che storielle d’amore, compiti incomprensibili di matematica e partite di calcio la domenica. Lorenzo tirò avanti così per un po’, prese il diploma e si iscrisse pure alla facoltà di lettere a Bologna, dove però non si laureò mai. Ad un certo punto della sua vita ha deciso di partire e prendere la strada, come magari molti di noi sognano di fare, e girare l’Europa lavorando dove capitava, entrando in contatto con paesi e lingue diverse. E’ emblematico il modo in cui parla dell’estero, di quanto negli altri Paesi siano più solidali e comprensivi verso chi è in difficoltà, di quanto ti facciano sentire meno tagliato fuori. Mi ha incredibilmente ricordato i discorsi che affronto con i miei coetanei, e di quanto siamo ormai tutti convinti che in Italia non ci sia futuro, a quanto pare nemmeno per i senzatetto.

Con un salto temporale notevole, poi, ha iniziato a raccontarmi della sua ex moglie, del suo ex lavoro e di sua figlia. Lorenzo trasportava sampietrini in giro per l’Europa, usati per costruire le strade sulle quali magari lui stesso ha dormito qualche notte. Senza soffermarsi troppo sui particolari, mi ha fatto capire che l’assenza da casa a causa del lavoro, e qualche altro problema, avevano incrinato la relazione con la moglie, dalla quale si era poi separato. Del rapporto con la figlia non mi ha parlato molto, mi ha solo detto che gli ha trasmesso l’amore per il viaggiare e per le lingue, e credo ci sia riuscito a giudicare dal fatto che ora vive in Francia. Ciò di cui il mio insolito interlocutore ama senza dubbio di più parlare sono i camper. Ne ha avuti 4, tra incidenti, guasti e sequestri ora è rimasto senza, durante i suoi racconti riprende malinconicamente i momenti passati sull’ultimo che ha avuto, interpellando puntualmente il suo cane:

“Ti ricordi eh, Alcolica, quanto era bello il nostro Camper? Si stava bene, ma non ti preoccupare ne compreremo un altro”

Finito di raccontare per sommi capi la sua storia, ha iniziato a sfogarsi un po’ e dirmi a modo suo ciò che pensa del mondo in cui vive. Per uno orgoglioso come lui non è facile mendicare, ma nell’atto in se umiliante, ha ancora la forza d’animo di mandare affanculo quelli che gli lanciano nel cappello 10 centesimi specificando che sono solo per il cane. Lui, soldi per il cane non ne vuole. Stanno insieme da 3 anni, e Alcolica è in gran forma, mentre parliamo la accarezza e per quanto io possa solo parlare per impressioni, credo che non ci sia altro motivo, se non la compagnia, che conduca Lorenzo ad andarsene in giro con la sua amica pelosa.

Dopo circa mezz’ora di conversazione Lorenzo si da una pacca fragorosa sulla cosce, sospira, sveglia il cane che si era addormentato, raccoglie quel poco che ha e mi allunga la mano per congedarsi. Io gli dico che magari l’indomani sarei venuto a trovarlo, così domando dove stava di solito per poterci parlare ancora, e lui mi risponde così:

“Il mio albergo è lì dalla vetrina della Mercedes, però domani mi hanno detto che devo andare a Pistoia quindi non ci sarò, già, devo! Ricordati una cosa, quando nella vita qualcuno ti dice che “devi” fare una cosa, tu rispondigli che nella vita l’unica cosa che “devi” fare, è morire. Per tutto il resto hai una scelta.”

Detto ciò mi saluta, diretto senza fretta chissà dove. Mentre lo guardavo allontanarsi ho pensato che tutto quello che quell’uomo possedeva lo aveva addosso, e di quanto questa cosa mi facesse paura e mi attirasse nello stesso momento. Cosa saremmo noi senza le nostre cose, senza le montagne di oggetti, persone e luoghi che fanno da paravento alle nostre insicurezze e ai nostri dubbi?

Non so se ciò che mi ha raccontato Lorenzo sia vero, ci sono molti punti interrogativi e buchi da riempire, ma in fin dei conti non importa, quest’uomo in mezz’ora mi ha aperto molte più finestre e punti di vista di quanto facciano molti dei libri che studio e dei professori che ascolto, perché a volte la teoria nella vita non è abbastanza per comprendere a fondo come funziona il mondo. Magari lui ha bisogno di aiuto, ma chi in fondo non ne ha? Sono ormai sempre più certo che tutte queste sagome che fanno da cornice ai nostri viavai, queste figure buie e misteriose che evitiamo come la peste, sono in realtà risorse infinite di esperienze di vita, che in molti casi non chiedono altro che un caffè e qualcuno con cui parlare.

Racconterei per ore gli aneddoti e le storie simpatiche e allo stesso tempo tragiche che Lorenzo mi ha raccontato, ma sono sicuro che lui sarà felice di farlo di persona se avrete voglia di ascoltarlo.

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