Tales of comics: i “Fantastici Quattro” di James Robinson

Prima che la Marvel, con il nuovo inizio di fine 2015 (primi mesi del 2016, da noi), ne cancellasse la serie, i Fantastici Quattro erano diventati una discreta questione.

Forse persino la proverbiale pianta erbacea che non faceva dormire la principessa, anche se Joe Quesada nel ruolo della principessa forse ci sta un po’ male.

Il punto è: come mai quella all’inizio era stata la locomotiva della Casa delle Idee è via via diventata una carrozza vecchia e cigolante?

Cosa aveva reso sorpassato un fumetto che aveva segnato l’epoca successiva, quella dei supereroi con superproblemi?

No ordinary family?

Diciamolo subito: i Fantastici Quattro a un certo punto sono rimasti nettamente indietro perché il concetto su cui sono basati è andato nettamente avanti: la famiglia.

Lapalissiano dire che, rispetto agli anni Sessanta, l’idea di famiglia è cambiata in modo radicale. Padre (Reed Richards), madre (Susan Storm) e parenti prossimi (Johnny Storm e Ben Grimm, visti entrambi come zii) a un certo punto non è più stata la regola canonica.

Nella loro straordinarietà, i Fantastici Quattro rappresentavano quindi una normalità diventata anacronistica.

A nulla sono valse le reinterpretazioni successive: più la società cambiava, più il Quartetto restava indietro.

Poi è arrivato James Robinson.

And here’s to you, mister Robinson…

Inglese di Manchester, a volte regista, da sempre appassionato di DC Comics tanto da vergare la serie “Batman: Legends of the Knight”, già negli anni Novanta non aveva però disdegnato commissioni della Marvel.

Poi lavori sporadici, ma non interrompendo mai un filo conduttore che l’ha portato, nel 2014, ad assumere le redini della fu nave ammiraglia della Casa delle Idee.

Qui Robinson compie una vera inversione a U: decostruisce la famiglia non attraverso superminacce ma tramite il sistema legale, mostrando ogni sfaccettatura (marito, moglie, figli, parenti) di una sorta di superdivorzio.

In una sorta di richiamo interno, l’unico aiuto concreto al Quartetto arriva dal primo degli eroi Marvel, quando ancora la casa editrice non aveva assunto questo nome: la Torcia Umana originale.

Grazie alla disgregazione del gruppo, Robinson riesce anche ad approfondire, a turno, le personalità (e le ossessioni) di ognuno dei singoli membri.

Un ciclo da riprendere, dunque, con la consapevolezza che il lettore si ritroverà nella sensazione di soffocamento che il mondo reale provoca quando si accanisce contro di noi, e nel successivo sollievo quando la situazione si allenta.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *