Tales of comics: Paper girls

Verrà un giorno in cui, nei programmi scolastici di letteratura italiana o straniera, si studieranno non solo autori di opere prosaiche o teatrali, ma anche quelli di fumetti, cinema, serie televisive.

Tutta arte che la vulgata continua a considerare di bassa leva ma che di bassa leva non è neanche un po’, tanti e tali sono i temi che questi generi sono in grado di trasmettere.

Magari in qualche paese straniero già accade, qua è difficile per non dire quasi impossibile.

Uno degli autori stranieri che un giorno sarebbe opportuno approfondire è di sicuro Brian K. Vaughn.

Saga immortale

Iniziamo con il dire che Brian K. Vaughn è un genio. Non c’è altro modo di definirlo, se non un autentico asso.

Con Brian Micheal Bendis, un altro che merita una deviazione, li accomuna la capacità di rendere in maniera netta lo straordinario nel reale.

Nei lavori di Vaughn, però, questo concetto viene polarizzato al massimo, anche se Saga, il capolavoro con cui da anni fa man bassa di premi agli Eisner Award (gli Oscar dei fumetti), è in realtà l’esempio opposto di reale nello straordinario.

Avremo tempo e modo, in futuro, di tornarci sopra.

La paper girl suona sempre due volte

Qui arriviamo a Paper Girls, edito negli USA dalla Image e in Italia da BAO Publishing, come il Saga di cui sopra.

Peter David, romanziere e sceneggiatore, ha detto che scriviamo di quello che conosciamo.

Bene, confrontando Runaways (lavoro per la Marvel del 2003 da cui verrà presto tratta una serie tv) e Paper Girls viene automatico pensare che Brian K. Vaughn conosca il mondo degli adolescenti.

O magari che lo sia rimasto lui stesso.

Paper girls è la storia di quattro ragazze adolescenti che alle prime luci dell’alba, in una cittadina dell’Ohio, consegnano giornali per qualche dollaro in più in tasca.

Il tutto cambia quando… beh, quando alieni, viaggiatori del tempo, creature misteriose e altro ancora che non è il caso di spoilerare qui arrivano a scompigliare la tranquilla vita della cittadina.

Di per sé forse come trama non sembra neanche troppo originale, se non che è veramente particolare il modo in cui la si affronta.

Paper Girls tratta le quattro ragazze come un soggetto unico con molte parti: nessuna domina, ognuna è un piatto della bilancia che pesa come le altre.

Vaughn è superbo nell’adeguare il ritmo narrativo alla situazione, accelerando nei climax e decelerando nei momenti in cui puntando di bue è puntato su una in particolare.

I dialoghi sembrano proprio provenire da adolescenti, le atmosfere sono quelle da città piccola.

Lo straordinario nel reale completa l’opera.

Che è da riprendere, senza dubbio.

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