Tales of comics – Daredevil: l’uomo senza paura

Come abbiamo imparato da piccoli, tutte le belle favole iniziano con “C’era una volta”. C’ era una volta, per esempio, un ragazzo cresciuto nel Vermont, che andò a New York per inseguire il suo sogno di diventare fumettista e segnò almeno quattro generazioni di lettori.

E divenne il padre putativo, il guru ispiratore, della prima serie tv “di rottura” della Marvel. Ovviamente, Daredevil.

Il noir vince

Per ripercorrere la carriera e le imprese stilistiche di Frank Miller ci vorrebbe un intero volume, che diventerebbe lungo almeno come il dizionario Rocci di greco.

E non è questo l’obiettivo di questo articolo che invece parla di Daredevil: l’uomo senza paura per presentare la serie tv Netflix Defenders, in uscita domani.

La domanda che sorge spontanea, ovvero come un fumetto possa introdurre una serie tv non strettamente collegata, trova presto risposta.

Daredevil: l’uomo senza paura è la miniserie di cinque numeri che segna il breve ritorno di Miller alla Marvel e al personaggio che lo ha lanciato nel gotha fumettistico statunitense.

All’inizio degli anni Ottanta i toni noir e psicologici, il senso di colpa del protagonista, l’ossessione per la città vista come luogo del bene impregnato di male, furono un bel ribaltamento delle atmosfere dell’epoca.

E quegli stessi temi, quelle stesse ambientazioni cupe e riflessive, le abbiamo ritrovate finora in tutte le serie tv Netflix (Daredevil prima e seconda stagione, Jessica Jones, Luke Cage, Iron Fist) anche se in modi e contesti diversi.

E la prima a stabilire il canone è stata proprio Daredevil. Che, appunto, prende ispirazione da L’uomo senza paura.

Dance with Daredevil

Era nato tutto nel 1987, quando, nell’ambito della riscrittura dei propri eroi dopo Crisi sulle Terre Infinite, Miller sceneggia per la DC Batman: Year One, lo story arc che racconta il primo anno di vigilantismo del Crociato di Gotham.

Sei anni dopo, nel suo breve rientro sotto l’egida della Casa delle Idee, Miller propone una origin story anche per Daredevil, forte della sua conoscenza del personaggio.

Senza tanti giri di parole, fa centro. Sempre con i toni cupi e introspettivi caratteristici di Miller, la miniserie ripercorre la vita Matt Murdock.

Ne narra il rapporto controverso con il padre, l’improvvisa cecità, il rimanere orfano, l’addestramento con Stick, gli anni universitari e i primi passi da avvocato professionista.

I ritmi compassati della storia sono necessari ad entrare in simbiosi con il personaggio, a capirne le motivazioni, a caricarsi dei suoi errori a cui seguono inevitabili sensi di colpa, a provarne le passioni, la rabbia e la non accettazione dell’ingiustizia che lo porta a mascherarsi per combattere il crimine.

Daredevil: l’uomo senza paura semina qua e là indizi e figure che ritroveremo poi nel ciclo dello stesso Miller e di quelli successivi, come Foggy Nelson, Elektra e Kingpin.

Esattamente quello che, in un quadro più ampio, hanno fatto Marvel e Netflix con i quattro personaggi delle proprie serie tv.

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