Diceva Truffaut che girare un film è come il percorso di una diligenza nel deserto. L’imprevedibilità degli eventi e della successione delle azioni che porterà alla diversa strutturazione, revisione e continua messa in discussione del film aveva fine forse con il termine delle riprese, almeno per quanto riguardava l’umana fragilità degli attori.

L’opera aperta e l’imprevedibilità, la mancanza di eccessiva razionalizzazione di un processo, di sicuro restavano fuori dai percorsi espositivi che hanno visto per molti anni il predominio della struttura del White Cube, dove secondo Birnbaum non si sentivano voci, non era possibile mangiare, cantare, ballare, parlare a voce alta, insomma un non luogo quasi ai limiti dell’Ade, nel quale una giovane Proserpina si inoltrava per non far più ritorno.

Si chiuderanno alle 19 i cancelli dei Padiglioni di Artefiera, manifestazione internazionale d’arte che celebra quest’anno i suoi 40 anni di attività, dal 29 gennaio al 1 febbraio 2016. Le porte si chiudono, ma il tessuto cittadino si animerà con eventi, performance, happening, in particolare nella sera del 30, nell’ambito dell’Art City White Night. Le gallerie resteranno aperte, i palazzi spalancheranno i propri portoni, e saranno presenti eventi anche negli spazi urbani, negozi, bar, locali. Alcune mostre avranno una durata estesa e sarà dunque possibile visitarle per alcuni giorni ancora. Nel silenzio post-atomico che segue la kermesse.

Era in fondo l’intento della curatrice Catherine David aprire e rivalorizzare il tessuto urbano attraverso un’azione ed un’interazione tra arte e società, tra tutto ciò che in fondo possa essere ritenuto tale o meno.

Quello che avviene in alcune biennali contemporanee come Manifesta a Zurigo, la Documenta di Kassel, e perché no, anche a Venezia.

A questo punto entriamo in gioco noi, invitati a questo banchetto della vita: cosa ci aspettiamo e cosa ne sarà di noi osservatori, contemplatori, fruitori o partecipanti nella fredda e buia notte bolognese costellata dalle grandi speranze dell’arte italiana che per una sera ci catapulterà in un turbinìo di esperienza nell’esperienza? Davvero è necessario attendere gennaio per cercare di capire cosa stia accadendo in questa contemporaneità affrontata con qualsivoglia strumento espressivo, suono, video, immagine, cornici appese alle pareti e poi chissà?

Allora chi siamo, che cosa vogliamo (si, proprio come nella vignetta, di cui ignoro nome o soprannome, autore), cosa ci accadrà?

Lascio a voi i racconti, i commenti e l’ardua sentenza…per ora prepariamoci un percorso, con o senza ostacoli.Revisited Path

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