BBreviU: La mummia, le major e gli universi condivisi

Che questa stia diventando l’era degli universi condivisi, almeno per i film d’azione, lo si era capito dal fatto che qualunque major cinematografica ne sta strutturando.

La Marvel lo ha sperimentato per prima, in quanto aveva necessità di un’idea innovativa e fresca per crearsi un seguito. Le altre si sono accodate.

D’altra parte succede spessissimo che un modello che ha successo venga copiato. È il business, bellezza.

Il problema, semmai, si pone quando, come non diceva il vecchio adagio, la casa cinematografica frettolosa partorisce film ciechi.

Mummies of the universe

Lo si era già visto con la DC-Warner: partenza con il piede sull’acceleratore per recuperare terreno sulla Marvel, con il solo risultato di vedere affossati tutti i tre primi film, salvati da Wonder Woman.

La Universal, che teoricamente non sarebbe dovuta incorrere nell’errore in quanto ha i mostri e non le tutine e dunque non fa concorrenza diretta, invece ha finito per cascarci.

“La Mummia”, uscito nelle sale a maggio, è un film godibile ma con grosse lacune. Non un disastro epocale, ma neanche il miglior inizio immaginabile.

Che poi, parliamone: “inizio”. Già le prime avvisaglie di confusione si erano avute quando la realtà cinematografica era stata fatta iniziare con “Dracula untold”.

Il cui insuccesso di critica e incassi, però, aveva convinto le alte sfere a toglierlo dalla continuity.

Errore, a giudizio di chi scrive, perché così si è aggiunta confusione a confusione, in un film che aveva il sapore di un “To be continued” poi abiurato.

Così, il primo film del Dark Universe è diventato “La Mummia”.

Una mummia per amica

Come disse Quel Tale “Aridatece Brendan Fraser”. Sì, perché la serie di remake a cavallo dei due millenni aveva un tatto molto particolare, umano e umoristico, quasi amichevole.

Aveva momenti in cui ci si poteva persino sentire un tutt’uno con Imotep, il villain. Persino “La tomba dell’Imperatore Dragone” era stato, a suo modo, convincente.

Nel film di Kurtzman, invece, così non è. La necessità di guardare al futuro fa sì che si tralasci il presente.

L’evoluzione di Nick, il protagonista interpretato da Tom Cruise, è poco lineare e repentina: da sciacallo cinico ed egocentrico a eroe che si sacrifica, il tutto perché la bella di turno gli dice “Io lo so che dentro sei un uomo buono”.

Incantesimi non spiegati a dovere, una mummia/zombie che ha poteri semi-illimitati la mi usa un tanto al chilo non si sa perché, idem un dottor Jekyll che a volte controlla mister Hyde e a volte no rendono La Mummia un miscuglio eterogeneo nel senso negativo del termine.

Come detto, nel complesso però non è un disastro: l’umorismo muscolare di Tom Cruise buca lo schermo, così come il paternalismo un po’ folle di Russel Crowe.

Brava anche Sofia Boutella, che nei buchi di sceneggiatura riesce alternare insensibilità e calore a seconda delle necessità, come in fondo ci si aspetterebbe da una assassina mummificata viva nel pieno della giovinezza.

Un peccato che a un’alta qualità attoriale non abbia avuto uno script altrettanto valido, e sarebbe un peccato se, come si sussurra, la Universal stesse pensando di abortire il progetto del Dark Universe.

Ci sono i presupposti per fare bene, va solo controllata l’intelaiatura.

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