BOLOGNA BLOG UNIVERSITY. (Non è) la solita menata universitaria.

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BBU è una scommessa.viazambo

Che sia stata vinta o persa sarà dato saperlo tra qualche tempo. Ma andiamo con ordine.

È un mercoledì di dicembre in Piazza Verdi. Previ accordi telefonici incontro E. e D., ideatori del BBU, con i quali mi intrattengo un’ora nella quale mettiamo alla prova la tenuta concettuale del progetto. Il risultato è apprezzabile, la voglia di raccontare qualcosa di significativo c’è e in gran quantità. Decidiamo che il valore di un blog studentesco risieda nella facilità con la quale i lettori fruiscono i contenuti e, da questo, assumiamo che i contenuti dovranno essere interessanti per chiunque, almeno in potenza. Al ché sorgono le domande rituali: cosa interessa gli studenti universitari? Per cosa sono disposti a sacrificare tempo e fatica? Cosa vogliamo far sapere, prima ancora di chiederci cosa vogliano sapere? Le risposte arriveranno col tempo; intanto, però, faremo riferimento alla nostra bussola suggerendo questioni che ci avranno scosso e, o, incuriositi. Oltre ai dubbi legati alle nostre capacità e alle preferenze dei lettori c’è però una questione ancora più evidente sulla quale è necessario fare chiarezza: l’accesso alle informazioni.

Ora, per chi avesse la memoria corta, il primo semestre dell’a.a. 2014/2015 si è rivelato un periodo piuttosto caotico per l’Università di Bologna: contestazioni al rettorato, contestazioni sul “caroaffitti”, sul “carovita”, nei confronti di “Er.go”, mettiamoci anche gli scontri in via Castiglione e le occupazioni (quella sgomberata di via Filippo Re, quella di via Irnerio e quella più recente di via Fioravanti).

roghi in Santa Viola
roghi in Santa Viola

Aggiungiamo che, oltre ai ragazzi dei centri sociali (di cui abbiamo un’esperienza piuttosto diretta), abbiano preso parte alle manifestazioni i sindacati nazionali che hanno portato in città lavoratori da ogni parte della regione e concludiamo con gli incendi nello snodo di Santa Viola.

E in mezzo a tutto questo ci siamo noi studenti, corpi sui nastri automatici degli orari delle lezioni, delle scadenze e delle consegne, studenti ai quali, quando alziamo una mano per capire spontaneamente, evitando i filtri, qualcuno sentenzia: “Taci e studia, che non produci reddito”. Ma d’altra parte come dargli torto, se il solo scopo è far bordello tanto vale darsi sconfitti in partenza: il bordello fine a se stesso non ha grande autonomia, pensate, poi, se in quel breve lasso di tempo si riuscisse a ottenere qualcosa. Il detto “attento a quello che desideri, potresti ottenerlo” dovrebbe insospettirci.

E allora, per non deludere quel qualcuno (quasi lo vedo mentre sostiene che queste cose “le dice per noi”), studiamo e teniamo il profilo basso, ci laureiamo, andiamo in Erasmus, torniamo arricchiti dall’esperienza e tutto quello che vi pare, ma nel frattempo non lasciamo che si speculi su di noi. E no, non è per gloria né per rivolta, ma perché è triste e povero sapere di avere un male addosso che potrebbe essere debellato eppure, per mancanza di voglia o di ispirazione, imparare a conviverci. Per questo cercheremo di aprire uno spiraglio in ogni questione che sembrerà in contraddizione con il buonsenso che, a quanto pare, ha smesso di camminare tra noi da diverso tempo.

Quando abbiamo costruito l’idea di BBU ci siamo imposti di parlare di tutto e senza timore. Non sembrava che ci fossero altri aspetti da considerare se non il nostro spirito abnegante nei confronti dell’informazione disinteressata.

E invece no. Il percorso verso l’informazione (e volutamente aggiriamo il termine inchiesta, per ora) è contaminato, deviato, ostacolato da mille cose contingenti che partono dall’interesse e si concludono nell’ideologia.

Nelle parti in causa, quali esse siano, di qualsiasi schieramento, di qualsiasi età, ceto o lignaggio, l’informazione è frammentata e non filtra mai nella sua interezza, nemmeno (anzi, soprattutto) quella relativa.

E dunque, se l’informazione è inconsistente anche per chi cerca la fonte, chi aspetta a valle lo scorrere di questa, è tenuto a credervi maggiormente?

C’è un compromesso, nell’aria di questo Paese, che invoglia a dirottare la propria linfa verso questioni marginali, che invita a riempirsi la bocca di temi sconosciuti per suggerire nuovi campi di battaglia dove confrontarsi con opinioni labili e mal supportate. Accettiamo questo compromesso, perché pensiamo che le alternative facciano parte del confronto, ma, allo stesso tempo, lo rifiutiamo perché crediamo che il vero impegno stia nel creare un’opinione positiva e costruttiva anche riguardo a ciò che appare fumoso e oscuro, ma che deve essere di dominio pubblico in quanto Cosa Pubblica. Crediamo sia opportuno motivare e invogliare chiunque alla ricerca di un senso critico al quale adeguare i comportamenti, le aspettative e, perché no, i progetti in divenire. Parte di tutto questo vorremmo che passasse dal BBU. Non chiediamo denaro, non facciamo sottoscrivere tessere, non domandiamo numeri di telefono sui quali cercarvi nei momenti più delicati. Vi chiediamo di leggerci e, in generale, di leggere tanto.

Ricorda Pennac: “Ogni lettura è un atto di Resistenza.”