Bologna insegna: viaggio tra le insegne storiche di Piazza Maggiore e dintorni

Ci scusiamo per la qualità delle foto, ma la macchina fotografica è astigmatica.

Per il titolo e l’argomento siamo debitori alla lettura del fondamentale libro di James Clough sulle insegne italiane, l’italia Insegna, pubblicato dalla casa editrice Lazy Dog. Abbiamo dunque pensato di replicare l’approccio del libro verso l’Italia applicandolo al luogo che amiamo di più della nostra città: Piazza Maggiore.

Cominciamo dal Palazzo del Podestà; sotto la torre dell’Arengo vi sono ben tre insegne degne di attenzione, ecco la prima:

La vecchia insegna sul retro del bar Vittorio Emanuele in Piazza Maggiore

L’insegna in metallo, scrostata e arrugginita, ma ancora ben leggibile, presenta una scritta in grigio ombreggiata in rosso su un fondo azzurro sbiadito. La scritta è vernacolare, cioè opera di non professionisti, in stile lineare, senza grazie, con le barre orizzontali spostate verso il basso e le “r” dagli occhielli ampi. Le forme delle lettere sono molto semplici e di grandezze diverse, poco proporzionate tra loro.

Spostiamoci sotto la torre dell’Arengo per la seconda insegna:

Insegna del Cantone della Birra, sotto la torre dellArengo

Anche in questo caso la scritta è vernacolare. Le grazie appena accennate suggeriscono uno stile romano tradizionale. La scritta sembra recente, con un vernacolare studiato ad arte per risultare antico. Rispetto alla prima scritta, è possibile notare un germe di elaborazione: i discendenti delle iniziali e finali sfondano la linea di base, che è evidenziata con l’espediente grafico della sottolineatura. Anche questa volta si tratta di una grafia elementare, anche se la disposizione delle lettere appare più equilibrata riepetto all’esempio precedente.

Per la terza insegna, facciamo qualche passo avanti e guardiamo sulla destra, esattamente di fronte a “La Torinese”:

Insegna dell’albergo diurno Cobianchi, sotto la volta del Podestà

Tra le tre insegne, quella dell’albergo Cobianchi, albergo diurno aperto nel 1911 e attivo fino al 1998, è sicuramente la più bella ed elaborata e l’unica in vetro. Le lettere sono in oro su sfondo verde, in stile liberty, inscritte in una decorazione floreale, anch’essa liberty. Le lettere sono soffici, morbide, panciute, come viste attraverso un oblò sottomarino.

Spostiamoci adesso nelle Piazzetta dell’Orologio, dietro Piazza Maggiore. Anche qui, sono tre le insegne su cui soffermarsi:

La prima è quella dell’Albergo dell’Orologio:

Insegna dell’albergo dell’Orologio

Si tratta di un’insegna in vetro. Le lettere, in romano tradizionale, con gli occhielli vuoti, sono in oro su sfondo rosso. Il tutto racchiuso da una cornice dorata. L’insieme dei colori e delle forme è molto elegante e colpisce per la sua compostezza e al contempo per la vivacità dei colori, accentuata anche dallo scintillio del vetro.

Accanto all’insegna dell’albergo dell’Orologio spicca per le dimensioni quella della Cappelleria Barbetti, oggi sostituita da un negozio di scarpe.

LInsegna della Cappelleria Dante Barbetti nella piazzetta dell’Orologio

Purtroppo la parola “Cappelleria” è molto rovinata. Le lettere, in stampato minuscolo, sono state probabilmente intagliate in un pannello di legno con un’incisione a “v”, apposte su un altro pannello di legno o latta (lo supponiamo perché la prima “p” sembra si stia staccando), smaltate, e poi ricoperte col vetro. La “C”, la “D” e la “B” sporgono simmetricamente dalle linee di base e mediana. Le barre orizzontali delle “e” sono inclinate verso l’altro, il che conferisce alla scritta una maggiore dinamicità.

Voltiamoci ora verso destra:

Insegna del negozio di tessuti Pasquini

L’insegna dell’ex negozio di tessuti Pasquini presenta un eccellente esempio di lettere ombreggiate, pratica che si consolida nel mondo della stampa nel 1815, anno in cui è documentata la presenza di caratteri ombreggiati realizzati nella fonderia londinese di Vincent Figgins. Le lettere, monolineari, sono color giallo chiaro (o più probabilmente sbiadito) su fondo verde scuro. Le spaziature e le forme regolari delle lettere trasmettono un senso di solidità, ma anche di rigidità.

Spostiamoci adesso sotto al portico del palazzo all’incrocio tra via Rizzoli e piazza Re Enzo.

Insegna del cinema Modernissimo

L’insegna del cinema Modernissimo è, a nostra conoscenza, l’unica a mosaico di tutta Bologna. La scritta è in oro su fondo rosso, blu e verde. Le geometrie triangolari ravvivano la composizione. Lo stile, come nel caso dell’albergo Cobianchi, è liberty. Le pance delle “o” si restringono verso il basso e i piedi di appoggio delle aste sembrano pantaloni a zampa d’elefante. Le “s” si snelliscono nelle curve inferiori, mentre la “d” ha mangiato troppo.

Dirigiamoci a destra e imbocchiamo via Clavature, dove sono due delle insegne più particolari della zona:

Insegna della fabbrica faentina di ceramica “Farina”

L’insegna, di lunghezza considerevole, è interamente composta da piastrelle di ceramica faentina. Lungo i bordi corre un’elaborata decorazione di fiori e nastri. Le lettere sono in arancione bordate di blu su sfondo bianco. Si tratta di un liberty molto particolare: la “p” e la “r” presentano riccioli che guizzano nell’occhiello e una gamba curva. Le diagonali della “m” si intersecano tra loro. Quella sinistra finisce nella prima asta. La seconda termina con un ricciolo. La “O” è inclinata verso sinistra.

Facciamo ancora qualche passo per l’ultima insegna.

Insegna di un calzolaio davanti a Santa Maria della Vita

L’ultima insegna è l’insegna pendente di un calzolaio sostenuta da un supporto di bronzo con decorazioni a ricciolo. Dal corpo centrale pende una scarpa, forse di legno, che probabilmente è stata aggiunta dopo. Anche la scritta, in romano tradizionale, non sembra essere coeva della struttura in metallo. L’insieme coi ghirigori del lampione sembra aumentare le dimensioni dell’Insegna ed è di grande impatto visivo.

Noi ci fermiamo qui, ma le insegne degne di attenzione che abbiamo tralasciato, solo in questo minuscolo angolo d’Italia, sono tantissime. Quando camminate, ricordate che sopra le vostre teste attende il vostro sguardo un patrimonio di mani che nei secoli hanno dipinto, inciso, cesellato, modellato. Per goderne, basta alzare gli occhi.

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