Bologna, le librerie dentro porta – Parte 1

Bologna città dei tortellini, delle torri e delle osterie (per tacere delle altre più pruriginose caratteristiche), ma anche, sin dall’antichità, dei libri e delle librerie. Per secoli i libri hanno costituito, insieme alla canapa, alla seta e al commercio di salsicce, uno dei volani economici della città. Infatti, dopo la caduta della capitale imperiale Ravenna, i libri che vi si trovavano vennero trasportati a Bologna (semplicemente perché era la città più vicina che potesse garantire una qualche sicurezza) e distribuiti in varie case private. Dallo studio di quei testi superstiti nacque nel 1088 la prima università dell’Occidente.

Questa rubrica nasce con lo scopo di far conoscere ai cittadini le librerie della nostra città, troppo spesso dimenticate o ignorate. Ogni articolo si dedicherà alle librerie presenti in una determinata zona. Procederemo a raggiera, da Ovest a Est, considerando le due torri il mozzo della nostra immaginaria ruota di bicicletta. Per non mettere troppa carne al fuoco, considereremo solo le librerie dentro porta e ci occuperemo, al massimo, di cinque librerie per volta. Ignoreremo volutamente i marchi della grande distribuzione come IBS, Feltrinelli e Mondadori e le librerie giuridiche, che abbiamo giudicato troppo specializzate per una classifica così variegata per storie e argomenti trattati. Se tempo e forze ce lo permetteranno, una volta terminata questa rubrica, vi dedicheremo un articolo a parte.

Buona lettura.

ZONA N. 1: quartiere Porto

Libreria Igor, via Santa Croce 10

Libreria delle Donne di Bologna, via San Felice 16

Libreria Parolini, via De’ Gombruti 3/A

Libreria Seab, via De’ Gombruti 9b

Il Baule del Nonno srl, via Marconi 10-2/A

 

LIBRERIA IGOR

Siamo capitati da Igor una domenica, mentre stavano ultimando il trasloco da via San Petronio Vecchio, dove pagavano un affitto troppo alto, a via Santa Croce, ospitati a un prezzo più vantaggioso dai ragazzi di Senape, il vivaio urbano. La libreria, anche se l’abbiamo visitata prima dell’apertura ufficiale, promette di essere magnifica: gli scaffali carichi di libri e il mobilio, situati sulla sinistra del locale, dalle linee pulite e essenziali, si fondono perfettamente coi ripiani colmi di fiori, vasi e bizzarrie di ogni genere, dalle piante nostrane ai marimo giapponesi sospesi in bocce di vetro, dal letame bovino venduto in barattolo a mo’ di “merda d’artista” al tirassegno con la faccia di Putin color arcobaleno, e poi magliette, spille, lego giardinieri e altri meravigliosi plurali. Il luogo beneficia sicuramente della vicinanza del Pratello, senza però risentirne gli effetti negativi. Si respira un’aria di casa, rassicurante e dinamica al tempo stesso.

I due proprietari, nonostante l’apertura al pubblico non sia ancora avvenuta, sono accoglienti e disponibili. La libreria prende il nome dal loro cane Igor, che dall’aspetto ci sembra una specie di Jack Terrier, pezzato (non siamo cinofili). Chiacchieriamo per alcuni minuti osservando l’allegra confusione di oggetti sparsa sui banconi e sui tavolini, a cui è possibile sedersi per leggere un libro o anche solo bere qualcosa (è presente un piccolo spazio bar). I proprietari ci tengono a dire che pur essendosi specializzati in cultura GLBT, è possibile ordinare qualsiasi libro, come in ogni altra libreria. Le pareti sono decorate con grandi disegni floreali dai fusti in bianco e nero che terminano in esplosioni di pollini colorati. Sotto a quello che ci sembra un tulipano, nel pavimento si apre una scala che porta a uno spazio per esposizioni temporanee, composto di tre stanze color panna. Appoggiate ai muri sono disposte numerose tavole di legno rettangolari, a cui sono stati affissi i disegni dei due artisti di turno Jacopo Dronio e Marco B. Bucci. Per alcuni minuti osserviamo interessati le loro opere, poi risaliamo e scattiamo le ultime foto. Prima di accomiatarci accarezziamo Igor, che ricambia leccandoci la mano.

Usciamo credendo un po’ di più in questa città e andiamo a farci una birra, anche se sono le undici di mattina.

Non è vero, ma era una bella chiusura.

LIBRERIA DELLE DONNE DI BOLOGNA

Usciti da Igor risaliamo via del Pratello, contendendo la strada a biciclette sferraglianti. Curviamo in via De Coltellini sbucando in San Felice e poco dopo l’Angolo delle Scarpe Sospese troviamo la Libreria delle Donne di Bologna. Di questa libreria abbiamo già parlato diffusamente in un articolo precedente che trovate qui, ma come seconda tappa del nostro viaggio nel mondo delle librerie bolognesi, non potevamo esimerci dallo scriverne nuovamente.

La libreria ha la sua vetrina sotto il portico di una elegante casa signorile del ‘600 di fronte alla storica e coloratissima Mesticheria Bolognese G. Coronelli , a interrompere una fila di negozi di abbigliamento e scarpe. Si salgono alcuni gradini e si entra in un ambiente spazioso e accogliente, arredato con mobili moderni dalle linee semplici, fatta eccezione per l’elegante scrivania di legno scuro all’entrata e una specie di credenza lunga e bassa munita di teca, dove si conservano alcuni numeri di Lotta Femminista e altre riviste. Nell’angolo destro del locale due poltrone e una scrivania munita di computer stracolma di libri danno su un piccolo cortile interno, che ospita alcune piante in vaso. Il luogo è gestito dall’associazione non profit Alta Marea, che dopo la chiusura della libreria Librellula ha aperto con l’attuale nome nel 1996 in via Avesella, per trasferirsi in San Felice nel 2004.

Come avrete intuito dal nome, la libreria è gestita da donne e vi si trovano solo opere di donne. I testi privilegiati sono quelli di politica e filosofia, ma gli scaffali ospitano molte altre sezioni: narrativa, letteratura per bambine, poesia, libri illustrati, saggistica, fotografia, musica, e tanto altro. La libreria si dedica anche alla ricerca di testi fuori catalogo, atti di convegni, pubblicazioni di gruppi di donne e ricerche bibliografiche su richiesta. Oltre a tutto questo, l’associazione organizza anche presentazioni di libri di nuove autrici e seminari di studio aperti a tutti (o forse dovrei dire a tutt*). Il festival del cinema lesbico “Immaginaria” e il campo donne estivo presso la comunità valdese di Agape sono solo due dei molti appuntamenti in occasione dei quali la libreria diventa itinerante, instaurando uno scambio di libri e idee con le comunità coinvolte. Come Igor, questo è un luogo di resistenza e tutela delle minoranze, che pur trasudando orgoglio da tutti i pori è aperto a chiunque, sì, anche agli uomini (e non veniteci solo per rimorchiare).

LIBRERIA PAROLINI

Passiamo sotto il torresotto di via Porta Nova arrivando da via San Felice, con ancora negli occhi le cuspidi verdi delle tombe dei glossatori. Nelle vetrine ci specchiamo in triti di spezie, teiere panciute, occhielli di tortellini e gomitoli di tagliatelle. Nell’aria si spande un profumo di pane fresco.

All’incrocio con via Testoni, poco prima dell’insegna azzurra e oro della macelleria Portanova, svoltiamo a destra nella silenziosa via De Gombruti, troppo angusta per le auto e poco frequentata anche dai pedoni. Percorriamo pochi metri e in una calma quasi orientale si disvela sul lato del portico un antro di libri. Apriti Sesamo.

Entriamo. Ci guardiamo intorno. La libreria è unico salone lungo una quindicina di metri e largo all’incirca cinque. I soffitti, alti, terminano in caratteristiche volte a botte dipinte di bianco. Alle pareti due alti e lunghi scaffali di metallo ricolmi di libri ben ordinati. Ad osservarne la foggia dei caratteri sulle coste e la rilegatura si indovinano antichi. Appese alle pareti, incolonnate una sull’altra, alcune incisioni, mappe e vedute di paesaggi. In fondo alla stanza, da dietro una catasta di libri coperta da un panno, spunta il viso di un’amabile signora. È la proprietaria, la signora Anella, dai modi posati e gentili. Anche se è occupata con l’inventario, ci permette di rubarle un poco del suo tempo prezioso. Parliamo a lungo, nella sua voce si avverte un tono di nostalgia quando ricorda la prima sede della libreria: i suoi genitori la aprirono dopo i bombardamenti del 1943 nell’ala superstite del cinquecentesco Palazzo Ghisilieri (dove oggi c’è Alcott), che ospitava l’Hotel Brun, uno dei più lussuosi di Bologna. Dopo averci mostrato alcune foto in bianco e nero di quel luogo di cui rimangono solo i muri (c’era una colonna decorata da Pirro Cuniberti) discutiamo della gestione della libreria odierna, che come recita il biglietto da visita, è specializzata soprattutto in libri esauriti, antichi, rari, stampe.

Il negozio, lo si vede, è curato con tutto il possibile amorevole impegno che le permettono il tempo e il lavoro. Ogni mese Anella cambia il tema dei libri all’entrata. Questa volta tocca alla cucina. Le vetrinette, i cavalletti e i tavolini rivolti verso le vetrate all’ingresso ospitano tomi ponderosi del Bolaffi Vini, coloratissimi ricettari e cataloghi di vecchie locandine e insegne di ristoranti. È dura fare tutto da sola, ma questo non le ha tolto la passione per il mestiere, anche se le dispiace che i giovani leggano così poco.

Smentitela e andateci (anche se giovani non siete più), non resterete delusi.

LIBRERIA SEAB

Uscendo dalla Libreria Parolini e proseguendo alcuni metri per via De’ Gombruti, si incontra la Libreria Antiquaria SEAB. Di solito la porzione di portico antistante è stabilmente presidiata dai militari, forse per la vicinanza della sinagoga ebraica (sul pavimento in maltagliato è visibile una scritta in ebraico che ne ricorda il restauro nel 2001). Superando una cesta di libri a un euro appoggiata sopra uno sgabello accanto alla porta, si entra in un piccolo locale, i cui scaffali metallici color legno traboccano di libri d’ogni foggia, materiale e genere, per la maggior parte antichi. Su un morbido pilastro di cataloghi azzurri è posata una cornice nera senza tela, opera dell’artista Carlos Pambianchi, al cui posto s’intreccia una ragnatela di spago. Tra i fili sono impigliati alcuni libri illustrati per bambini, come fossero prede di un ragno gigante.

Su massicci tavoli di legno, fermacarte di bronzo trattengono pile di volumi e risme di fogli impilate una sull’altra. Ogni spazio tra i ripiani già ingombri di titoli è occupato da qualcosa. Dove non vi sono libri, vi sono lucerne, specchi, cofanetti, brocche cesellate, figurine ceramicate e altri insoliti oggetti d’arredo. Dagli arzigogoli fioriti di un mobiletto in ferro battuto pendono quadretti e schizzi a matita.

La libreria fu aperta a Bologna nel 1977 da Arnaldo Forni (1912-1983), il nonno dell’attuale proprietario Filippo Cavalieri (che la gestisce con la madre Arnalda), in via Marsala 25/a, per trasferirsi quasi subito nella Galleria Buriani di via San Felice 13/fg. Dopo 25 anni, per necessità logistiche e organizzative, avvenne il trasferimento definitivo nella sede attuale di via De’ Gombruti. Come la vicina Libreria Parolini, la Libreria SEAB è specializzata prevalentemente nella saggistica riguardante la vasta gamma delle materie umanistiche, in particolare la storia. Si va dal volume del ‘400 a quello appena stampato, dai manoscritti per bibliofili alla letteratura recente, di consumo e non, ferma restando la qualità del testo. Si trattano anche opuscoli, bandi, autografi, incisioni e curiosità in genere nel mondo della carta. Inoltre, è possibile acquistare libri per corrispondenza, anche se vi consigliamo caldamente di recarvi sul posto, anche solo per fare due chiacchiere col libraio o accaparrarvi uno degli splendidi cataloghi che vi verranno gentilmente regalati. Se proprio leggere non fa per voi, passate comunque. La bellezza del luogo e la fotocamera del vostro smartphone vi offriranno moltissime occasioni per fingere il contrario.

IL BAULE DEL NONNO srl

IMPORTANTE: non chiedete se hanno i biglietti dell’autobus, non chiedete il giornale.

Dalla Libreria Antiquaria SEAB basta qualche minuto a passo spedito per raggiungere Il Baule del Nonno srl. Alla fine di via San Felice voltate a sinistra verso il frontone del Palazzo del Gas, il nostro Flatiron Building modernista che divide via Lame e via Marconi. State già guardando la prossima tappa del nostro percorso, solo che molto probabilmente non la riconoscerete. Sotto il grigiore del fregio in marmiglio che corre lungo il portico, vi è infatti, dal lato di via Marconi, una specie di edicola grigia anch’essa, dalle serrande a fisarmonica color Claudio Lolli. Questo piccolo chiosco senza insegne è la nostra libreria, l’unica della città nel suo genere.

Ci presentiamo e sbagliamo immediatamente: chiediamo all’uomo davanti a noi se sia il proprietario, spiegandogli che tutte le altre volte un sostituto ci ha sempre detto di tornare più tardi per trovarlo. Subito ci rintuzza.

Dopo un fulmineo e benevolo rabbuffo si presenta. Ci dice di chiamarsi Andrea e di gestire tutto col suo socio Enrico, anche se solitamente vediamo sempre solo lui, con la barba e lo sguardo alla Maurice Roëves in The Acid House, perennemente seduto dietro a due cassette da frutta colme di libri in offerta sopra a un banco di legno. Iniziamo a far camminare le dita sui tagli di testa dei libri, come se stessimo scegliendo un vinile, e troviamo una anonima, concisa e completissima guida alla provincia di Bologna probabilmente risalente agli anni ’80, edita dall’Ente Provinciale Turismo Bologna; ennesima prova che le migliori guide locali del territorio si trovano e sempre si troveranno in luoghi come questi, e non da Feltrinelli o Mondadori.

Mentre continuiamo a conversare, parlando del socio assente, copertinisti Ferrari e varie, con lo sguardo passiamo in rassegna le copertine dei libri esposti sui ripiani del chiosco. Da quello che vediamo e che ci dice Andrea, la libreria tratta articoli usati e da collezionismo. Oltre ai libri, perlopiù vecchie edizioni, sono disponibili manoscritti, riviste, cartoline, fotografie, locandine e opuscoli pubblicitari, quotidiani e periodici, cataloghi, libri illustrati, autografi, brochure, passaporti, santini, calendarietti da barbiere, stampe, bozzetti e altri infiniti oggetti simili.

In parole povere si tratta, tra le altre cose, ed è l’aspetto che ci interessa di più, di una miniera di informazioni su Bologna e le sue storie minori, così sconosciute quanto affascinanti, essa stessa storia minore. Uno di quei luoghi che non hanno bisogno di essere difesi perché, come scriveva Benni, “sanno difendersi benissimo da soli”.

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2 Risposte

  1. 7 maggio 2016

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  2. 29 luglio 2017

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