Avrei voluto essere uno studente fuori sede per capire com’è Bologna quando ci arrivi da un’altra città, però, così non avrei mai scritto Italian Social Victim, non ne avrei avuto i mezzi. Dicono di scrivere di ciò che si conosce e fino ai venticinque anni la Bologna universitaria l’ho conosciuta davvero bene”

 

Così si presenta Simone Fiorito, ventottenne bolognese e autore del romanzo Italian Social Victim.

 

 

 

Com’è nata l’idea del romanzo?


“Nel 2015 ho terminato il percorso di studi come assistente sociale, ma fino ad un anno fa ho continuato fare il cameriere mentre cercavo un impiego nel terzo settore.

Ed è proprio tornando la notte verso casa, passando per il degrado di Piazza Verdi, che la storia del mio romanzo ha iniziato a prendere forma.
Ho iniziato a chiedermi: a chi dà veramente fastidio tutto questo? Di sicuro ai residenti e agli imprenditori della zona, ma non mi riferisco solo delle distese di birra, allo spaccio, al bivacco dei punkabbestia, piuttosto alla sensazione che
Bologna sia sempre più l’Ibiza delle università italiane, la scusa usata da migliaia di ragazzi per scappare dalle desolate province del nostro Paese per vivere in una delle città più divertenti d’Italia, e poi? Non basta l’esubero di laureati e la mobilità lavorativa?

Va beh ma che ce frega, Bologna è rossa, si manifesta facile e tanto dopo andiamo a sfondarci di spritz a un euro dai cinesi”

 

 

 

In effetti, uno spunto del genere non poteva che dartelo un posto e una situazione come quelli che rappresentano Piazza Verdi nel contesto sociale universitario bolognese.

 

Esattamente. Inoltre, alle 4 del mattino, le strade della zona universitaria puzzano soprattutto di una cosa, si chiama decadenza.

Da qui l’idea di rendere protagonista del romanzo Vincenzo Durini, un trentenne rampollo della famiglia più ricca di Bologna annoiato da una vita fatta di tutto, che inizia a trovare divertente l’idea di uscire la notte e “ripulire” le strade a modo suo.
Questo è l’inizio della storia, quella di un dottor Jekyll e mr. Hyde 2.0 la cui strada finisce per intrecciarsi con quella di Ale, la voce narrante del romanzo, “un frocetto universitario come tanti” come ama definirli Vincenzo dall’alto della sua estrazione sociale”.


 

 

Come dicevi, il romanzo nasce dall’impressione e da una sensazione che ti ha suscitato una Piazza Verdi percorsa di notte. Ci sono anche elementi autobiografici nella trama?

“Essendo il primo romanzo ho dovuto lottare contro il classico errore di metterci dentro tutte le cose che mi piacciono. Ma non solo, la tendenza dell’opera prima è quella di usare elementi autobiografici.

Questi sono stati i due grandi scogli nella creazione della storia, salvo poi decidere di lasciare qualche piccolo elemento di me. Infatti Ale, all’inizio del romanzo, si trova nella mia stessa condizione di un anno e mezzo fa: laureato, intrappolato in un altro lavoro, e in generale molto arrabbiato”

 

 

Immagino tu abbia dei modelli da cui ha tratto ispirazione, almeno a grandi linee.

 

Senza dubbio mi sono ispirato a libri e film come Fight Club e American psycho e mi interessava rappresentare la difficoltà di un ragazzo d’oggi nel momento in cui esce dall’università ed entra nel mondo del lavoro; volevo che lo sfondo fosse quello della piazza universitaria più famosa d’Italia e tutto questo per arrivare a parlare della società di oggi, la “social society”. Nel senso, le dinamiche della nostra società passano sempre più attraverso il circuito social, e questo fenomeno ha cambiato per esempio il bullismo a scuola o il mondo del lavoro, vedi Linkedyn, ma nel mio libro, un aspetto che più di tutti mi interessava della social society è come essa ha cambiato il modo di diventare famosi…

Ma per farvi immaginare il cuore del libro e cosa intendo con questo termine, vi invito alla mia prima presentazione ufficiale del 14 marzo al Cortile Cafè, a Bologna”


 

 

Lasciando un attimo da parte il romanzo, parliamo dell’autore. Chi è Simone Fiorito?


“Simone è un ragazzo del ‘90 figlio di genitori separati, un padre meridionale e una madre di origini goriziane. Sono cresciuto a Bologna, dove mi sono diplomato e laureato, e a metà percorso universitario mi sono iscritto ad un corso di scrittura, con cui ho iniziato a dare sfogo ad una creatività che, grazie al cinema e alla letteratura, sentivo crescere in me dall’ inizio delle scuole superiori.
Inizialmente erano racconti, poi sono diventati un romanzo. Questo romanzo l’ho messo nel cassetto e durante la scorsa estate ho terminato la prima stesura di Italian Social Victim; ho disegnato la copertina e ho continuato a revisionarlo fino a novembre, momento in cui ho deciso di autopubblicarlo sulla piattaforma ILMIOLIBRO.

Parallelamente, ho iniziato ad inviarlo alle case editrici, consapevole della difficoltà di essere pubblicati, ma sicuro di avere una storia forte, attuale. Infatti, a gennaio sono stato contattato da un paio di piccole case editrici, purtroppo, solo in quel momento ho scoperto che il romanzo non poteva essere rimosso dalla piattaforma ILMIOLIBRO, almeno per un anno a partire dalla data di pubblicazione.
Dopo l’amarezza iniziale ho deciso di continuare con la strada dell’ autopubblicazione, perché alla fine qualche copia la sto vendendo e sto riprendendo in mano il romanzo nel cassetto con cui, ne sono certo, non commetterò l’errore di avere fretta”.

 

 


Tutto ciò che affianchi all’attività di scrittore ti ha fornito spunti d’ispirazione nella stesura di
Italian Social Victim?

Attualmente lavoro come operatore/educatore in un dormitorio pubblico di Bologna. Tematiche come il consumo di sostanze e il disagio adulto hanno molto influenzato l’aria che si respira nel mio romanzo.

Ho immaginato, organizzato e scritto Italian Social Victim come fosse un film, perché il sogno vero è quello che un giorno lo possa diventare. Sognare non costa nulla e male che vada potresti ritrovarti tra le mani un buon romanzo, oltretutto scritto da te

 

 

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome