Bombino live al Locomotiv Club, tra rock e ritmi d’Africa

  • bombino1
  • azel
  • Foto 06-05-17, 22 57 09
  • Foto 06-05-17, 22 59 53
  • Foto 06-05-17, 23 07 28
  • Foto 06-05-17, 23 11 59
  • Foto 06-05-17, 23 13 16
  • Foto 06-05-17, 23 16 03
  • Foto 06-05-17, 23 17 53
  • Foto 06-05-17, 23 19 07
  • Foto 06-05-17, 23 19 21
  • Foto 06-05-17, 23 24 57
  • Foto 06-05-17, 23 25 25
  • Foto 06-05-17, 23 25 28
  • Foto 06-05-17, 23 29 01
  • Foto 06-05-17, 23 37 00
  • Foto 06-05-17, 23 43 50
  • Foto 06-05-17, 23 46 33
  • Foto 07-05-17, 00 08 52
  • Foto 07-05-17, 00 11 04
  • Foto 07-05-17, 00 13 53
  • Foto 07-05-17, 00 14 09
  • Foto 07-05-17, 00 14 50
  • Foto 07-05-17, 00 19 40
  • Foto 07-05-17, 00 23 05
  • Foto 07-05-17, 00 23 06
  • Foto 07-05-17, 00 23 19
  • Foto 07-05-17, 00 25 42
  • Foto 07-05-17, 00 26 19
  • Foto 07-05-17, 00 31 46
  • Foto 07-05-17, 00 31 48
  • Foto 07-05-17, 00 31 49
  • Foto 07-05-17, 00 32 19
  • Foto 07-05-17, 00 34 58
  • Foto 07-05-17, 00 35 00
  • Foto 07-05-17, 00 42 22
  • Foto 07-05-17, 00 42 26
  • bombino3

Dopo essere stato degnamente accolto dal mondo musicale e dal pubblico ed essersi esibito nello scorso Primo Maggio di Roma, Bombino e il suo sound arrivano al Locomotiv Club di Bologna

 

 

 

Ieri sera, nonostante la pioggia incessante durata per tutta la sera, all’interno del Locomotiv Club di Bologna il pubblico era catapultato in un universo di sabbia e ritmi rock e blues.
A creare tutto ciò la presenza sul palco di Bombino, il Jimi Hendrix del deserto che ha infiammato la platea del music club accompagnato dagli altri tre elementi della sua band in un’altra delle sue tappe italiane.

Il concerto inizia poco dopo le 22.45, mentre la sala comincia a scaldarsi e invoca il nome di Bombino in una sorta di mantra propiziatorio. Tra il pubblico anche qualche tuareg, che spicca per altezza e per il classico vestito tribale accompagnato dal turbante.

Ed ecco che Bombino (al secolo Goumar Almoctar, classe 1980) appare accompagnato dalla sua chitarra elettrica, materializzandosi in un tipico abito tuareg verde e una lunga sciarpa bianca, il suo outfit più autentico, aprendo le danze con il sound di Azel, suo quarto lavoro in studio uscito lo scorso aprile per la Partisan Records.

La scaletta è un salto da vecchi a nuovi brani, in una continua eco tra un album e l’altro. Non sono infatti mancati i riferimenti ai precedenti Nomad e Agadez, con i cavalli di battaglia quali Tigrawahi Tikma, Amazane Tiliade e Mahegagh, anche se i nuovi protagonisti sono i pezzi estratti da Azel, tra i quali Inar.

Ispirandosi a due mostri sacri quali Jimi Hendrix e Carlos Santana, la musica di Bombino è dotata di una cifra stilistica unica, quasi a voler abituare l’orecchio dell’ascoltatore a un qualcosa di nuovo che si pone all’ incrocio tra il blues, il rock e gli echi di sonorità nomadi africane.

 

 

 

È infatti l’Africa, sua terra d’origine, a essere sempre presente nel sound del nomade rocker della musica.

A testimonianza del suo essere cresciuto in una tribù tuareg del Niger, gli Ifoghas, i brani sono cantati in Tamasheq, sua lingua madre, rendendolo legittimo ambasciatore musicale di una cultura tanto affascinante quanto poco conosciuta. Nei testi ci sono la sua vita e le sue testimonianze, ma anche tanta malinconia e spiritualità e poesia, la sua e quella della sua condizione di poeta rock del deserto.

 

Un artista che fa anche da ponte tra tradizione e modernità come tra Nord e Sud del mondo. Il nome del suo ultimo album Azel, non casualmente, nella sua lingua nativa sta a significare ‘radici’ ma anche ‘rami dell’albero’, oltre a essere il nome di un piccolo villaggio al quale il nostro è particolarmente legato.
Uno sguardo al passato quindi, che però continua nel presente e si protrae verso il futuro, alla ricerca di nuova espressività artistica.

A rendere il tutto più bello e caratteristico, valore aggiunto a tutto ciò che è già di per sé ben riuscito, un ottimo tipico tè tuareg alla menta, alla modestissima cifra di un euro, che calamita l’attenzione del pubblico post-concerto.


Il live
 termina intorno all’una, dopo che Bombino e la band sono stati richiamati sul palco una seconda volta da quella platea che li aveva accolti con tanto calore poco più di un’ora e mezza prima.
Chiude un “Merci beaucoup”, dopo il quale tutti i musicisti scendono dal palco per ricambiare l’affetto e abbracciare quegli sconosciuti amici che hanno cantato e ballato sulle loro note. Partono foto e autografi, che Bombino e compagni concedono sempre col sorriso sulle labbra. Un sorriso caloroso e accogliente di una grande anima come la sua, eredità della gente d’Africa.

 

 

 

Salvo Bruno

Salvo Bruno

Emigrato della East Coast calabrese, spesso una combo di immaginazione, passione e un pizzico di autostima mi invoglia a buttare su carta qualche racconto. Se mi va, ne schizzo anche un fumetto. In veste di universitario, studio le lingue. Amo Internet, il sushi, la buona musica e gli eventi live tanto quanto odio il fumo e l’ignoranza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *