Brexit. E adesso?

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Brexit

Il fantasma “Brexit” è ora realtà. Si è imposto il “Leave”, una vittoria sul filo di lana che basta però ad aprire scenari quantomeno preoccupanti per l’economia dell’intera eurozona.

David Cameron a casa, o almeno così sarà fra 3 mesi. Ad annunciarlo è lo stesso premier britannico, scatenando l’ira della popolazione che si sente abbandonata da quello che secondo molti è l’unico politico in grado di negoziare una transizione “soft” all’indipendenza del paese. Molte, oggi, le manifestazioni in strada nella capitale sia dalla parte dei sostenitori Brexit che dagli europeisti che si sono radunati in massa dinnanzi alle abitazioni dei parlamentari britannici.

Brexit” fa paura alle borse, quelle stesse borse che avevano puntato, nella giornata di ieri, al “remain”. Oggi, i maggiori titoli europei segnano dei picchi negativi esorbitanti a partire da piazza affari, con le grandi Unicredit e Intesa San Paolo vicine al -25%. Londra perde il 5%, Francoforte il 7%. Ma l’anticipo dei rischi arriva dai colossi europei. BMW minaccia di lasciare la produzione in GB portando con se Mini e Rolls Royce, probabilmente in Polonia. Dichiarazione shock dei Manager che fanno tremare migliaia di lavoratori britannici.

Sterlina giù, futuro incerto per l’import/export. Il cambio ora va a favore dei prodotti Britannici che godranno di un forte rialzo in export. La sterlina ha toccato, oggi, i minimi storici dal 1985. E’ il ribasso più forte della storia. Le previsioni sono comunque grigie poiché la Gran Bretagna è un paese che ha sempre vissuto di grandi importazioni dall’estero, specialmente da U.S.A. (che lasciano comunque intendere di voler continuare a sostenere il commercio con la mamma G.B.) e, fra gli europei, dal nostro paese, in particolar modo per il fooding.

Da tener d’occhio i mercati extra-europei. Londra attira da tempo i mercati asiatici. Parliamo nella fattispecie della Cina, maggior investitore extra-europeo. La Brexit potrebbe incentivare l’investimento in capitali del paese asiatico o, al contrario, spaventare ogni tipo di legame economico. Interessante sarà studiare il comportamento dei paesi europei “border-line” come la Russia, spesso ai ferri corti con le organizzazioni comunitarie.

Ogni tipo di conclusione sarebbe adesso affrettata. “Brexit” ha disseminato un clima di incertezza in ogni comparto della sfera pubblica e privata dell’eurozona. Possiamo sicuramente affermare che gli scenari possibili, dati alla mano, lasciano spazio all’imprevedibile. Saranno presto riuniti i vertici dell’Europa di Bruxelles, ma le dichiarazioni dell’ultim’ora di Martin Shulz lasciano intendere chiaramente la posizione generale dei leader: “Londra subito fuori. Non è mai stato chiaro il rapporto fra la Gran Bretagna e l’Europa, ora lo è. Ora abbiamo bisogno di velocità nelle operazioni.”

Cosa cambia per gli italiani residenti in Gran Bretagna? “Nulla nell’immediato”, assicura l’ambasciata. “Situazione invariata almeno per i prossimi 2 anni”. A rassicurare gli animi arrivano anche le parole del ministro degli esteri Paolo Gentiloni: ”il governo italiano veglierà sul rispetto dei diritti acquisiti dei cittadini italiani tanto nell’immediato quanto nei futuri negoziati per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea”.

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