Una teoretica bolognese: La casa a Bologna

la prima casa a bologna

Capitolo uno.

La casa a Bologna è il luogo nel quale agghindiamo le nostre paranoie per nasconderle al resto del mondo

Da quando ho trovato casa a Bologna, ho imparato a riconoscere due tipi di persone: quelle a cui manca casa mentre sono a Bologna e quelle a cui manca Bologna quando sono a casa.

Tendo a chiedere: casa è Bologna? se no, casa cos’è?

Risponderà il dottorando romantico: “casa è dove sono nato”

E, allora, nella sua casa ci saranno elementi ricorsivi del suo passato ormai vivo solo nei ricordi dello scaldaletto, della pizza al giovedì, mangiata sotto l’occhio attento della foto di gruppo della compagnia di paese che, certi giorni, la vede applaudire delle piccole conquiste di ogni giorno. Tipo quando esce di casa.

Il dottorando libertino risponderà: “casa è dove mi trovo”

E in effetti lo scopo principale del libertino è di avere le pudenda nettate. Va da sé che per il libertino 2.0 sia fondamentale l’occhio attento per le case altrui dal momento che, per egli stesso, dove c’è bidet, c’è casa.

L’ultimo, il dottorando idealista, risponderà: “casa è ovunque”

A questi non gli si può dire nulla. Da un momento all’altro potreste svegliarvi la mattina, bestemmiando, ché non ha ovviato all’assenza del caffè, e lo potreste trovare sparito, andato, con una sola lettera appoggiata sul letto con le coperte sfatte.

Che tu sia il primo, il secondo o il terzo, se vivi a Bologna più di quattro giorni alla settimana, potrai trovarti d’accordo su un unico enunciato logicamente valido e, quindi, vero:

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“A Bologna c’è umido”

Vabbè, dirà un realista, ogni casa è umida a modo suo. Sì, rispondo io, ma è anche vero che, volendo dar retta ai report sulla ricchezza, si suppone che almeno l’abitazione della tua infanzia avesse un arredo in grado di rispondere più che adeguatamente a questo sedicente umido a cui ti riferisci. Perché se è vero che ogni casa è umida a modo suo, allora è vero che ogni circostanza che porta umidità si esprime in maniera diversa in ciascuna abitazione. In sostanza, muffe sul muro ne hai? No perché io ad esempio sto meditando di convertirmi alla filosofia F.I.C.O. e sviluppare una coltura di blu di Morozzo, biologica, a chilometro zero. Quindi, se state meditando un trasferimento nel capoluogo emiliano, tenete conto che, in inverno, l’umidità può diventare così problematica da doverne addirittura scrivere. Fate voi.

Trattato il problema umidità, peraltro trama ricorsiva di molte giustificazioni operate dai mastritirasolai,

“so’ raffredado zì, te scrivo quanno me passa”,

Bologna è maestra di teatri improvvisati per grandi rappresentazioni a metà tra Project X e The Dreamers, laddove, poiché in medio stat virtus, ci si trova a gruppetti di tre sul letto matrimoniale (l’unico della casa; con buona pace del proprietario) a smazzarsela con una Peroni e due perculate alla Noi Siamo Infinito, con promesse ben al di là della nostra piccola morale. Che comunque resta una bella gingillata. Un po’ tutte le trame, sembra, parlino del fiato che gonfia un vaso di vetro, ancora incandescente che infine si sbriciola tra gli ingranaggi del sistema in cui ci stiamo avventurando giorno dopo giorno, esame dopo esame, tirocinio dopo tiricinio.

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La casa a Bologna tuttavia è una storia a lieto fine che si consuma ogni 24 ore.

Se i già citati report annuali sulla ricchezza non mentono, gli sfortunati ma audaci lettori di questo articolo stasera, mal che vada, una pastina in brodo davanti a Netflix (steccato), scazzottando un po’ in cucina (si stima che nel 97% dei casi di coinquilinato, la fame aggredisca il gruppo contemporaneamente, arrecando maggiori problematiche nei casi in cui la cucina sia larga quanto la possibilità di laurearsi in tre anni alla triennale), la inventeranno.

La casa a Bologna è un’espressione della sottile arte dell’arrangiarsi a vivere con un mobile in tre, una prassi della virtù aristotelica, ché SE SPORCHI ALLORA PULISCI, E SPORCHI, ALLORA PULISCI, una rottura di gonadi sintomo, anche se proprio non vi piace sentirvelo dire, del fatto che se non vi prendete sul serio voi, nessuno lo farà al posto vostro.

La casa a Bologna è un luogo in cui ti insedi con un’idea e te ne vai con un’altra. La parte interessante riguarda la nuova idea che hai in tasca insieme alla caparra del subentro. L’idea che lasci è invece la maledizione che affliggerà la vita del tuo subentro (ecco spiegato il perché di questo articolo, scusate).

Quando sarà, la menata romantica vi triturerà le meningi con i ricordi e le scoppiettate a letto, laddove la foto della compagnia di paese sia stata sostituita da una grassa, rossa e, magari, dotta, vita bolognese.

Voi seguite l’onda, che prima o poi, a casa, vi ci fa ricapitare.

Federico Roccanova

Federico Roccanova

Sono nato a Correggio nel 1990 e vivo a Bologna da un anno. Sono uno studente di filosofia e sono in fuga perenne dal senso comune e dalle convinzioni ingiustificate. Mi piacciono le bistecche, ma anche il seitan. Mi sono vaccinato, ma se posso evitare di prendere un’aspirina per ogni x tale che, lo preferisco. Adoro le circostanze insolite della vita e scriverle, ma anche quelle noiose. E scriverle comunque.

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