Come diventare procuratore sportivo

Come diventare procuratore sportivo, scopriamolo con l’agente Luigi Battista

Come diventare procuratore sportivo
Bologna Blog University intervista l’agente Luigi Battista per capire come diventare procuratore sportivo

Tra gli appassionati di sport, e soprattutto di calcio, ci si chiede come faccia quel giocatore ormai sopravvalutato, finito o perennemente infortunato ad ottenere contratti via via più vantaggiosi. I “profani” in generale si chiedono come sia possibile che dei ragazzi che corrono dietro a un pallone possano, nei migliori dei casi, percepire stipendi milionari.

La risposta a certi quesiti, (come in molti altri campi della vita) è avere un buon agente.

Ebbene sì, con l’ avvento della professione di procuratore sportivo, negli anni ottanta, il mondo dello sport, non è più lo stesso.

Non è un caso che se fino alla prima metà degli anni ’80 i più grandi calciatori europei guadagnavano come un normale manager, oggi gli stessi hanno un reddito superiore alla media di qualunque professionista di alto livello.

Il mestiere del procuratore sportivo genera nell’animo del tifoso curiosità ed ammirazione, tanti ragazzi vorrebbero intraprendere tale carriera ma c’ è poca informazione riguardo i compiti che svolge un intermediario sportivo e le modalità di accesso a questa professione.

In nostro aiuto è venuto il Dottor Luigi Battista, 35 anni, nato a Foggia e residente a Bologna.

La sua passione per lo sport lo ha portato a diventare procuratore di calciatori e giocatori di basket ed in questa intervista ci parla del suo lavoro, dei requisiti all’accesso e di difficoltà che un agente è quotidianamente portato ad affrontare..

Dott. Battista, innanzitutto, ci descrive il suo percorso che la ha portata a questa professione?

Ho deciso di diventare agente sportivo dopo 15 anni da giocatore di basket professionista. Sono arrivato a giocare in serie B1; Era un mestiere che mi aveva sempre affascinato e ho deciso definitivamente di provare una volta considerato di avere il necessario background culturale. Sono laureato in giurisprudenza ed iscritto all’albo degli avvocati. Inoltre la mia esperienza nello sport giocato mi permetteva di godere di molti contatti, che nel nostro mestiere sono fondamentali.

Quali sensazioni le suscita il suo lavoro?

E’ un mestiere che mi permette di stare nel mondo dello sport, che è la mia passione, ma tuttavia, non lo reputo un lavoro adatto a chiunque. Nei periodi con più mole di lavoro non abbiamo orari; Mentalmente è molto stancante, bisogna essere disposti a viaggiare per almeno due terzi dell’anno e purtroppo a volte questo porta a trascurare amicizie ed affetti.

Parlando dell’accesso alla professione, quali sono i requisiti che un ragazzo deve avere? E qual è l’iter istituzionale da seguire ed i costi per immettersi nel vostro mercato?

Innanzitutto io sono iscritto all’ albo dei procuratori sportivi per quanto riguarda la FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) e la FIP ( Federazione italiana pallacanestro), le quali sono le uniche che regolamentano la nostra professione a livello normativo.

Per operare nel mondo del basket è propedeutico un corso con esame finale da effettuare a Roma.

Nel calcio l’ iscrizione all’ albo dei cosiddetti agenti FIFA è diventata libera. Tuttavia, per operare nel mercato è imprescindibile la conoscenza tecnica e normativa del mondo del calcio.

A sopperire alla mancanza del corso sono intervenute società private che svolgono approfondimenti sullo statuto FIFA, valutazione dei calciatori e con la globalizzazione diventano essenziali le norme del diritto internazionale.

Questi corsi possono presentare costi piuttosto elevati, ma l’ ottenimento ed il rinnovo dell’iscrizione all’albo non presenta costi proibitivi. Sono compresi in un intervallo tra i 300 ed i 500 euro annuali per iscrizione e rinnovo del tesseramento.

Passando alla preparazione personale del ragazzo, considero un percorso economico-giuridico ideale per essere un procuratore. Se si ambisce a lavorare ad alti livelli, questioni come l’ inquadramento fiscale della singola operazione devono essere facilmente comprensibili. Non devono mai mancare comunque la capacità di sapere trovare i contatti giusti e non per ultimo la conoscenza tecnica del gioco. Sembra scontato ma non lo è.

Nel dettaglio di quali fasi si compone il lavoro dell’agente?

Principalmente il mestiere si può dividere in due fasi. La prima consiste nello scouting, cioè osservare nuovi giocatori da mettere sotto contratto e monitorare le prestazioni tecniche di quelli già assistiti.

La seconda ovviamente, è il collocamento nei vari mercati di questi giocatori, cercando per ognuno di ottenere le migliori condizioni economiche ma anche ambientali (un allenatore conosciuto, città gradita alla famiglia ecc.., ndr).

Molti agenti, soprattutto quelli legati a società multinazionali, delegano lo scouting a degli osservatori professionisti. Per quanto mi riguarda osservare i giocatori non fa mai male, ti permette di conoscere a fondo chi si propone alle società. E’ inoltre una garanzia per la tua reputazione; In un mondo così competitivo una valutazione sbagliata di un atleta rischia di metterti in cattiva luce nell’ intero ambiente.

Qual è invece il mercato a cui cerca principalmente di rivolgersi?

Parliamo del calcio. Io cerco di avere nel mio parco giocatori un alto numero di giovani, che sono quelli più richiesti. Le società però, oltre alla carta d’ identità guardano anche alla cosiddetta “fame agonistica” ed accontentarle è un lavoro complicato.

Per quanto riguarda il calciomercato italiano, nonostante il nostro campionato sia sempre affascinante si è negli ultimi anni trasformato in un mercato di seconda fascia.

Questo per mancanza di programmazione delle società. Si compiono nella maggior parte dei casi investimenti alla giornata. La mancanza di disponibilità finanziaria di molte squadre fa sì che i migliori giocatori non possano essere acquistati. Allo stesso modo le società in salute cercano di ottimizzare i costi e magari ottengono anche dei soddisfacenti risultati sportivi. Ma ciò non può che portare all’abbassamento del livello generale.

Al momento i mercati più floridi si trovano in Spagna, Francia, Inghilterra ed a sorpresa in Belgio.

Nel campionato belga vi sono parecchie squadre in grado di valorizzare al meglio i giovani talenti e permettere loro di approdare a società più blasonate in futuro.

Immagino che la gestione dei giovani calciatori al giorno d’ oggi non sia così semplice

Il lavoro di agente ti impone al giorno d’ oggi di essere procuratore, psicologo ed amico del giocatore.

Negli anni Ottanta e Novanta la funzione di intermediazione la faceva da padrona, ci si limitava ad ottenere le migliori condizioni contrattuali dell’assistito.

Col passare del tempo i ragazzi hanno sempre più distrazioni e si ha bisogno di parecchia forza mentale per tenere costantemente motivato il giovane e far sì che sia sempre professionale nei comportamenti dentro e fuori il campo da gioco.

Il supporto umano non deve mai mancare, ma tuttavia bisogna ricordare che tra calciatore ed agente vi è sempre un rapporto professionale. Non condivido per questo la scelta di alcuni colleghi di sostituirsi a babysitter dei giocatori ed impongono eccessivi limiti alle proprie vite private solo per difendere la reputazione di un qualche atleta quotato, ma altrettanto indisciplinato.

Dall’interno come si spiega questa difficoltà dei calciatori italiani ad emergere nei grandi palcoscenici?

Innanzitutto io sono dell’idea che indipendentemente dalla nazionalità devono giocare i più bravi. La bravura di un giocatore però non si misura solo con il tasso tecnico, ma sono indispensabili forza mentale e propensione al sacrificio.

In Italia arrivano giocatori da ogni parte del mondo, spesso da Paesi in cui sono in corsa attività di guerra e poveri.

Questi ragazzi stranieri, provenienti da contesti familiari non semplici, sanno di non poter sprecare l’occasione di una vita e non si fermano davanti ad un infortunio o ad un’ annata storta. Trovano dentro di loro una motivazione che li rende affamati e determinati. Non si preoccupano di sporcarsi gli scarpini in campi di provincia per fare esperienza, al contrario di tanti ragazzi nostrani che preferiscono da subito le grandi squadre con la conseguenza di rimanere inutilizzati per tutta la stagione.

Il benessere del nostro Paese fa sì che ci siano famiglie presenti per le esigenze dei figli, ma qualora si verifichi una difficoltà a livello sportivo,i ragazzi italiani spesso non riescono a superare da soli quel muro psicologico.

A livello tecnico ci sono ragazzi italiani validissimi, ma senza la giusta determinazione accade che a prevalere siano gli argentini, nigeriani ecc… e così facendo si alimenta il mito della crisi delle scuole calcio nazionali.

Fortunatamente ci sono delle eccezioni, basti pensare a talenti come Verratti ed Insigne

Per concludere, vorrei chiederti cosa cercheresti nel curriculum di un tuo eventuale collaboratore.

Innanzitutto sono fondamentali le lingue straniere. L’ inglese e lo spagnolo ti permettono di rivolgerti a qualsiasi mercato e questo aumenta il tuo potenziale commerciale.

Non devono mancare passione, determinazione ed umiltà. Quest’ ultima è fondamentale: devi sapere che devi partire dal nulla per ambire a lavorare ad alti livelli. Partire dai campi di periferia è essenziale per aspirare all’ apice.

La conoscenza tecnica dello sport è basilare ovviamente, ma bisogna sempre tenersi aggiornati.

Fondamentali sono inoltre disponibilità a viaggiare e possedere doti commerciali: l’incontro tra domanda ed offerta è possibile solo se si riesce a collocare il giusto giocatore nella giusta squadra.

A cura di

Matteo Giuliodori

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