Derby di Bologna: il Day After di Fortitudo e Virtus

Le prospettive delle due bolognesi del basket

Il Day After lascia segnali ambigui. La sponda Fortitudo esulta dopo aver fatto sua una stracittadina a nove anni dall’ultimo successo, e conferma la bontà della scelta di Legion come bomber americano, l’efficacia della coppia Ruzzier-Candi in cabina di regia e l’impatto di Mancinelli.

Dalla sua la Virtus può trovare dei lati positivi anche nella sconfitta. L’impatto della gara è stato traumatico, poi è andata a strappi, a volte recuperando, a volte boccheggiando.

Molti uomini non erano in partita, o non sono riusciti a dare continuità alle proprie prestazioni. E tuttavia, la V nera è stata in grado di chiudere sotto solo di sette punti, e a due giri di lancette d’orologio dalla fine era sotto solo di quattro.

Meriti propri per il carattere ritrovato uniti ai demeriti Fortitudo che fa come il contadino che munge la mucca e poi per sbaglio da un calcio al secchio, secondo l’immagine evocativa di quell’Aza Nikolic che allenato sulle due sponde felsinee.

Ora gli obiettivi di entrambe sono chiudere nel modo migliore possibile la stagione regolare e vedere cosa regalerà il tabellone playoff. Consapevoli che sia necessario consolidare le certezze e lavorare sui difetti.

In casa F bisognerà debellare le pause mentali, che spesso sembrano più paura di vincere, e contestualmente trovare rotazioni maggiormente definite, perché più di qualcuno è parso perplesso dalle girandole di Boniciolli.

Ramagli, dal canto suo, dovrà far superare ai suoi gli impatti interlocutori, non aggressivi, persino introversi a volte. Spissu è un play di personalità, Umeh è tanto timido fuori dal campo quanto focoso dentro, Lawson a centro area si fa sentire anche se nel derby si è visto solo nel secondo tempo, Rosselli è la pietra angolare.

La speranza è di ritrovarsi entrambe in finale, ma dipenderà dal tabellone e dai risultati dagli altri campi. Biella e Treviso osservano la guerra fratricida (o meglio “cuginicida”) sperando di inserirsi, le altre attendono.

Un segnale inequivocabile è però giunto: Bologna è ancora Basket City, è ancora l’Indiana tricolore, una terra dove il basket ha lunga vita e prosperità.

Non proprio poco, dopo le ultime traversie da ambo i lati.

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