Il discorso di Pepe Mujica, ex capo di stato uruguaiano, agli studenti dell”Università di Ferrara.

Angela Curina

epe Mujica nel film "Human", regia del fotografo Yann Arthus-Bertrand
Pepe Mujica nel film “Human”, regia del fotografo Yann Arthus-Bertrand

I corridoi della facoltà di Economia di Ferrara gremiti, centinaia di studenti e cittadini stipati ad attendere l’accesso in sala. Per l’evento è stata preposta l’Aula Magna: 100 posti a sedere, di cui più della metà già riservati alle “autorità”, ai più di sconosciuta identità. L’incontro con Mujica ha già inizio lì, a due ore dal suo arrivo: lì dove qualcuno ha percorso Kilometri per ascoltarlo di persona, non da una video diretta in aule attigue, ma lì dove non possono farci entrare tutti per “ragioni di sicurezza”, dicono. Queste fantasmiche motivazioni possono facilmente crollare dopo qualche minuto, alle grida di una signora sulla sessantina che ci intima ad occupare l’aula, “perché Mujica non si è fatto 15 anni di galera per parlare alle autorità: lui vuole che ci siate voi, voi giovani, davanti alle sue parole”.

L’emozione sale già: sembra di stare a uno di quei cortei di rivendicazione dei propri diritti, quelli che qualche decennio fa erano all’ordine del giorno per cambiare la Storia, quelli che oggi sono sopiti sotto la rassegnazione, col sonno della forza combattiva. Anche la Direttrice del dipartimento di Economia e Management, Simonetta Renga, che apre l’incontro, parla di emozione: “noi tutti, oggi, non siamo solo onorati della Sua presenza: ne siamo emozionati”. Questo perché Mujica è un uomo che ha messo in atto il suo pensiero, è dunque portatore di un valore che è la coerenza tra idee ed azioni: e la coerenza è onestà intellettuale.

L’incontro si apre con la convinzione che oggi ci sentiremo uomini migliori. Amici, ringrazio tutti voi, chi seduto, chi in piedi, chi sulle scale, chi per strada. Mi sento come i Rolling Stones, un vecchio che attrae i giovani. Un alternarsi di microfono tra lui e l’interprete. Lavorerete in un futuro caratterizzato dal progresso tecnico, dove ci saranno più capacità e dunque più libertà, ma la libertà data dalla tecnologia è debole, dunque nasceranno molte lotte. In pochi anni i robot sostituiranno l’uomo nel lavoro, è inevitabile, come avere le rughe o i capelli bianchi. Questo provocherà che nel mondo ci siano lotte per avere un reddito minimo, per moltiplicare i beni pubblici e per avere una redistribuzione della ricchezza. Questa sarà una vera e propria esigenza dell’economia, perché il robot non consuma: solo produce. Ci sarà la possibilità di più tempo libero, ma solo la possibilità: un robot lavora per i proprietari, non per il genere umano. Sarebbe bello se lavorasse per il genere umano. Siamo vivi perché siamo nati e siamo uguali a tutte le “cose vive”, l’unica cosa che ci differenzia da esse è che la natura ci ha dato la coscienza. L’uomo non può vivere solo, è un animale gregario che necessita della società, dunque è un animale politico. Abbiamo bisogno di una società, altrimenti saremo una foglia al vento. La società ha però molti conflitti, perché la natura ci ha fatto simili ma non uguali: tutti noi abbiamo una visione diversa delle cose, a prescindere dalla provenienza, classe sociale. La storia dell’uomo è la storia del gruppo umano: l’uomo ha creato la civiltà perché ha creato la società, si è aiutato, e grazie a ciò si è sviluppato.

Vuole trasmetterci questo bisogno di aggregazione insito in ognuno, ci dice che la Civiltà è un patrimonio umano: perché ha creato la coscienza: ci rende grandi e al contempo pieni di contraddizioni. Questo senso di civiltà si esprime in una solidarietà intergenerazionale, poiché la storia dell’uomo è la stessa dall’invenzione della ruota, alle scoperte sul codice genetico. Il progresso è stato tremendo, ha costato momenti tragici e dolorosi. Cito l’episodio dei lavoratori di Chicago, che hanno lottato per le 8 ore ed hanno pagato con la vita. Ora non si discutono più le 8 ore, le diamo per scontato ma in molti sono morti. Non è stato un regalo degli dei, ma uno sforzo della gente che ha lottato per avere più civiltà. Nella storia delle nostre Repubbliche possiamo osservare una delle idee più belle, che l’uomo è uguale per la legge. Ma bisogna continuare a lottare, nonostante lo si sia fatto a partire dalla rivoluzione francese. La grande sfida è andare oltre: rendere gli uomini uguali in casa. Nella storia ci sono due facce: la parte solidale e sognatrice, quella di Solone, che ha dato la libertà agli schiavi, o di Gesù, e la parte più conservatrice, che si preoccupa di accumulare ricchezze. Ognuna di queste due parti ha aspetti negativi: le prima può sfociare nell’infantilismo, la seconda si trasforma in fascistoide. Dunque la storia dell’uomo è come un pendolo, in cui si alternano queste fasi: non si raggiungerà mai una società perfetta perché il destino della storia è il riflesso dei nostri limiti, siamo imperfetti e proprio per questo abbiamo bisogno della politica. Tutti i sistemi creano una cultura funzionale ai propri interessi. Nell’epoca della schiavitù, ad esempio, si creavano teorie in cui si affermava l’esistenza di uomini intermedi tra l’essere umano e l’animale, in relazione a questa cultura viene sviluppato anche un sistema giuridico, con gli stessi interessi. Non ci sorprende dunque che la società capitalista abbia generato una cultura che si diffonde in modo massivo sotto forma di propaganda occulta, che serve a generare risposte che non abbiamo. È un qualcosa che ci domina, anche se non fisicamente: è il consumismo. La nostra religione è il mercato, che ci porta a un crescente stimolo di nuove necessità. Ci obbligano a guadagnare per soddisfare queste necessità, dunque siamo alienati davanti alla logica interna di questo consumismo. Dalla battaglia culturale si misura la forza di un sistema. È molto importante per tutti noi dirci conosci te stesso, dobbiamo capire chi siamo, che cosa riceviamo dall’ambiente, dalla cultura, dalla storia. Vorrei parlarvi delle classi sociali create dall’uomo, che dipendono dall’epoca stessa. Perché dico questo? Perché il fondamento della civiltà è lo stesso della borghesia originaria, quella puritana: l’importanza del lavoro e del risparmio. Ora è diventata speculazione lobbista, che concentra il potere politico e sfrutta la terra. Le vittime sono quelle della classe media: non ci sorprendono gli esiti delle elezioni, che sono il risultato di questa concentrazione della ricchezza. La classe media è congelata e ha paura ella povertà. È un gruppo molto sensibile a dare colpa a fenomeni congiunturali come l’immigrazione. Non vedono il fenomeno vero della concentrazione della ricchezza come calamità. Ciò rovina anche la democrazia rappresentativa, perché assistiamo a questa pressione continua delle lobby sui governi per i loro interessi. E le vittime, sono gli elettori di Trump. Bisogna lottare per cambiare il mondo, cambiare i freni che ci sono nella nostra mente, evitare che il mondo ci distrugga: tu, hai il miracolo di essere vivo. La vita deve essere l’avventura più bella, non lasciamoci dominare dalla dittatura del mercato, blanda e dunque subdola. Non dobbiamo farci derubare. Perché compriamo con il tempo che spendiamo per guadagnare quei soldi. Allora abbi tempo libero, lotta per averlo. Non è un’apologia della povertà, è evitare di vivere con stupidaggini. Il tempo libero è necessario per coltivare gli affetti. Le cose che rendono felici non sono le cose inerti, sono gli affetti. Puoi comprare ad un bambino milioni di cose, ma compragli un cane o un gatto, vedrai il suo sorriso. Necessitiamo di cose vive, necessitiamo di rapporti umani. Bisogna trovare tempo per l’amore, che è la cosa per cui viviamo. Da giovani è fuoco che arde, da vecchi è una dolce abitudine: ogni età ha il suo amore. Abbiamo diritto alla nostra felicità, siamo fatti per guardare avanti, al futuro, per avere speranza. Quello che conta è la speranza, il coraggio di vivere: alla fine non c’è un premio, c’è la tomba. Il premio è la vita stessa, il cammino della vita. Relazionando ciò all’economia, dico che il grande errore fu quello di separare l’economia dalla filosofia e dall’etica, poiché ora non contribuisce più alla felicità, e ciò lo dimostra la quantità di suicidi. Ci sono più morti per suicidio al mondo, che per guerre od omicidi: e questo è contro natura, perché la natura è sempre dalla parte della vita. Curate la Felicità: si ottiene con poco o non si ottiene mai. Siate come gli uccelli, cantate al mattino, al risveglio, poi andate a combattere per il vostro cibo.

Un uomo di bassa statura, il viso disegnato dalle rughe: sembra un personaggio di un fumetto, o anche una delle figure di Lautrec: contorni definiti, una bellezza tutta sua data da non so cosa, un anelito di poesia. Durante i saluti iniziali sorseggiava con una cannuccia una bibita in tazza: aveva la stessa semplicità dei bambini per i quali, bere con una cannuccia, fa già essere grandi. La pelle abbronzatissima, scura del sole caldo delle campagne uruguaiane, scottata dai fuochi del suo essere incendiario e presidente; lo stesso colore della terra che tanto ama, dove affonda radici che nutre con la speranza. L’umiltà, seduta in aula Magna a Ferrara. Il silenzio tramortiva, suonava solo la sua voce fonda. Ci siamo sentiti tutti, lo spero, delle persone migliori. Ma ci siamo anche sentiti col tempo che stringe: bisogna fare ora, bisogna coltivare ora.

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