“Chi è? Chi è? Non sento ma apro…”

Sergio Rubini si conferma, ancora una volta, come una tra le personalità più interessanti e di spessore del nostro Paese. Con alle spalle una carriera lunga 30 anni, piena di grandi titoli ed interpretazioni, mette in scena “Dobbiamo Parlare”, una commedia brillante dal titolo profetico, pensata nei minimi dettagli, sprezzante e amaramente vera. Sono convinta che le sceneggiature di Rubini non sarebbero così ben riuscite se non fosse lui stesso a recitarci. Questa volta si serve di un ottimo cast, sceglie con cura gli attori che lo affiancheranno durante tutta la proiezione. Isabella Aragonese, Maria Pia Calzone e Fabio Bentivoglio.

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Sergio Rubini, Dobbiamo Parlare

In un bellissimo appartamento, decadente e costoso, nel centro di Roma vivono Nanni (Sergio Rubini) e Linda (Isabella Aragonese, giovane e straordinaria). Lui è uno scrittore e lei è una ghostwriter, partecipa insomma alla stesura dei libri del suo compagno, senza che il suo nome venga mai citato. Un profilo molto semplice: lui ha più di 50 anni e colleziona già un matrimonio finito, lei ha 30 anni e vive nell’ombra del suo compagno, scrittore apprezzato e abbastanza conosciuto. A condividere con loro l’appartamento c’è un pesciolino rosso, testimone silenzioso di questo apparente grande amore, e il gatto del portiere, da cui Linda è terrorizzata.

Dovranno rinunciare a tutti i loro piani serali perché, ad intermittenza, si presenteranno Costanza (Maria Pia Calzone) e il suo eccellente medico e adultero marito, il Prof (Fabio Bentivoglio). La coppia è nel bel mezzo di una profonda crisi: Costanza scopre che il marito ha un’altra, si infuria con il Prof a tal punto da voler divorziare ora e per sempre. Ma, nel corso della serata, diverse rivelazioni porteranno le due coppie a due esiti inaspettati e, in un certo senso, opposti. Non accadrà niente di scontato, semplicemente qualcosa di diverso.

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Sergio Rubini, Dobbiamo Parlare

Il film, in effetti, è un susseguirsi di cliché. Una coppia adultera e una coppia innocente. 4 persone che, scaricando la propria coscienza di sentimenti repressi, giocheranno una dura partita contro loro stessi e contro tutti. Il film si sofferma in modo particolare sull’attitudine delle persone a comportarsi come se fossero vampiri, succhiando l’amore, il denaro e la vita degli altri. Costanza e il Prof sono così, irromperanno nel bel mezzo del salotto dei loro amici per risolvere e ritrovare il loro amore latente. Allo stesso tempo, ritrovatisi, porteranno i loro amici e il loro rapporto solido sulle schiere di un conflitto. Come si suole dire, tutti i nodi vengono, prima o poi, al pettine. E scioglierli non è compito facile.

Arriva, quindi, anche il turno di Vanni e Linda che scoprono di amarsi e di non essere felici. Quelle che fino a quella notte sembravano essere solo leggere omissioni, diventano grosse menzogne. Allo stesso modo lo spazio che ogni partner prende per se stesso, non includendo l’altro, non è più un momento personale, ma un’opposizione, una cattiveria. In particolar modo esce fuori la capacità della coppia di screditarsi a vicenda, rivolgendosi a qualcuno che a quel punto si ha la convinzione di non aver mai conosciuto.

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Sergio Rubini, Dobbiamo Parlare

Sergio Rubini porta sul grande schermo un’opera teatrale, una commedia che ha tutti i colori, comprese le sfumature, di una rappresentazione a teatro, dove gli spettatori hanno più possibilità d’interagire. L’unica interazione che c’è tra schermo e sala è fatta dal singolo che, in un modo o nell’altro, si rivede in uno dei 4 personaggi. Quindi, oltre a metabolizzare la sorpresa, comincia un piccolo lavoro di accettazione di se stessi. Io, ad esempio, ci sto ancora lavorando. Nonostante la prima impressione riporti a Carnage di Polanski per via del numero e del sesso dei protagonisti e dell’ambiente chiuso unico sfondo della trama, i dialoghi di Rubini non sono violenti, altezzosi o sgarbati. Quasi fosse uno spaccato di vita vera ripreso da una telecamera nascosta, l’improvvisazione e l’istinto sono i fili che muovono gli attori e, inevitabilmente, si riconosce la mano (lo stile, l’accuratezza) di Sergio Rubini dietro tutto.

Si ringrazia il Cinema Teatro Galliera per la proiezione.

 

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