Estetici, formali, concentrati sul suono e devoti alle litanie: questi i DUVALIER, una band psycho-desert che arriva da Thiene (VI).

Ilaria Ballerini

Duvalier
Duvalier

DUVALIER (si pronuncia /du-va-‘lié/ ed è rigorosamente maiuscolo) è un cane a tre teste, “un pazzo sanguinario haitiano fissato col voodoo”, un cognome francese, una parola orecchiabile. Insomma, è una figura esotica indefinita dal nome ammaliante, e DUVALIERos sono i membri della band, indefiniti anch’essi, i cui nomi sono impossibili da trovare sulle pagine ufficiali: c’è solo una vecchia foto di tre ragazzi mentalmente persi, seduti su un divano consumato, situato in una stanza scarna.

È questa l’idea rauca che danno: la loro musica è sabbiosa, faticosa da respirare e da capire. Le parole, in particolar modo, sono scelte sì in base al significato, ma soprattutto in base al suono che hanno. Ecco dunque che la voce del cantante, ispirata al mondo garage-rock anni ’90, non è più protagonista, ma strumento che contribuisce alla creazione di un canto sciamanico. L’identità linguistica non è definita: vocaboli inglesi, francesi, italiani, spagnoli e chi più ne ha più ne metta, indistinguibili tra di loro e amalgamati in questo spazio interculturale che è la voce uniforme del cantante. E se chiedete ai DUVALIER il perché di questa scelta, loro rispondono così: “I pezzi (sia la musica che i testi) sono scritti a tre mani in più lingue per avere più sfaccettature possibili, innanzitutto sotto il punto di vista sonoro: ci sono parole che per ovvi motivi suonano meglio in spagnolo rispetto all’inglese e via così. Scrivere musica concede sempre un certo tipo di libertà, questo è solo un altro modo di allargare i confini.

E a proposito di confini, il loro ultimo album HAY LOBOS (2016) sembra fare un giro del mondo con sonorità, lingue e luoghi che balzano da una parte all’altra del globo. La realtà è che “Nel disco ci sono due città, ma parlare di una città in una canzone può essere come parlare di un paesaggio o del nome di una persona: sono più due luoghi figurati che reali, sono due simboli. Auburn rappresenta la mancanza, la nostalgia, mentre Tijuana rappresenta la frontiera, il confine oltre il quale ci si può liberare del passato (detto in filosofia spiccia). Tutti gli altri riferimenti linguistici/geografici che possono emergere sono frutto delle nostre contaminazioni, che possono provenire da persone o da band con cui abbiamo avuto a che fare nella nostra vita.

Il disco è una presa di coscienza dei lavori precedenti: il primo EP a impatto zero III (si pronuncia /iii/) (2013), il full-lenght NO SLEEP (2015) e un altro EP, WARPAINT/MORBID (2015). Ad essi si aggiunge “la curiosità per le ritmiche tribali, i poeti simbolisti francesi, un nuovo tipo di scrittura condivisa all’interno della band, “Non è un paese per vecchi”, il vino rosso e i dischi di Jack White. Si aggiungono, sempre in linea con il filone sciamanico, la ricorrenza di simboli come il cerchio, il numero 3, e la tendenza blueseggiante a sembrare deliranti o ubriachi, come il primo Tom Waits. Con HAY LOBOS si è chiuso un capitolo: i DUVALIER ora sono un po’ diversi, la formazione non è più la stessa di quella vecchia foto, ma il cane a tre teste continua ad abbaiare ferocemente.

Dunque, un lavoro pieno di contaminazioni, supportato da un’etichetta fucina di talenti, la Red Eyes Dischi/RED con base a Thiene/36016, di cui la band è fondatrice assieme ad altri due gruppi tutti da ascoltare: i ClayToRide e i Folks, Stay Home.

La scena alternative altovicentina è piaciuta molto a noi di #InMusic, il programma di musica emergente di #BBUwebradio. Abbiamo infatti dedicato due puntate a questo garage-teatro: una sui DUVALIER, con i brani tratti da HAY LOBOS e una alla RED, passando artisti come TonyLaMuerte, Blackcloud, Plasmaphobika, Lil Alice, H H L e ovviamente ClayToRide e i giovanissimi Folks, Stay Home.

Non vi resta che combattere il freddo autunnale sdraiandovi anche voi sul vostro divano un po’ vissuto, accendervi un’altra sigaretta e ascoltare i brani di HAY LOBOS per essere trasportati nel deserto. “Cierra la puerta, hay lobos.”


Ascolta i podcast del programma #InMusic di #BBUwebradio.

DUVALIER: https://www.spreaker.com/user/bbuwebradio/in-music-duvalier

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REDEYES: https://www.spreaker.com/user/bbuwebradio/inmusic-red-eyes-dischi

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