Qualche mese fa la mia bacheca Facebook è stata bombardata da post che facevano promozione pubblicitaria ad un browser chiamato Ecosia, un motore di ricerca sensibile alle problematiche ambientali e impegnato in attività di riforestazione. Vi chiederete: cosa ha a che vedere un motore di ricerca con tutto ciò?

Mi sono fatto la stessa domanda, e guidato da un misto di scetticismo e curiosità ho fatto qualche ricerca più approfondita. Ecosia è un browser nato in Germania nel 2014 e, stando alle parole dei suoi fondatori, si può definire nel seguente modo:

Ecosia è un social business gestito da un piccolo gruppo di persone unite dalla passione, che lavorano assieme per permettere a chiunque e senza fatica di fare del bene, piantando alberi.”

La questione, detta così, non mi suonava ancora del tutto chiara, così ho proseguito le mie ricerche cercando di capire quale fosse il ponte che collega la mia tastiera alla piantagione di albero in una qualche parte del mondo. La risposta è che questo recente sito devolve circa l’80% dei profitti derivanti dagli introiti delle pubblicità a progetti di riforestazione in diversi paesi del pianeta, collaborando con partners quali la Gunung Saran Lester foundation (Indonesia), il PUR Projet (Perù), The Eden Projects (Madagascar) e Entrepreneurs Without Borders (Burkina Faso), tutte organizzazioni o progetti impegnati in azioni di riforestazione.

Il ruolo attribuito all’individuo che usufruisce del servizio di ricerca offerta dal browser è centrale: il layout del sito, per esempio, mette in primo piano il contatore degli alberi piantati, contatore che aumenta in relazione ai click e all’uso del browser -“ogni cinque secondi Ecosia pianta un albero”- dando l’impressione diretta di compiere una buona azione e di produrre, appunto, un servizio utile alla società. Ecosia pone l’accento sull’importanza del ruolo della riforestazione nella soluzione di numerosi problemi ambientali, facendo dell’ecologia la propria caratteristica distintiva.

Quest’idea apparentemente così innovativa, non lo è del tutto: nel 2008, infatti, un altro sito con nome e ideali simili, Ecocho, è stato aperto da alcuni progettisti in collaborazione con Google. Dopo poco meno di un anno tuttavia chiuse i battenti, causa incongruenze con il colosso della silicon valley. Anche Ecosia è stato creato dalla collaborazione con giganti del web, Bing (Microsoft) e Yahoo, ma in questo caso sembra che la convivenza funzioni, ponendosi così in diretta concorrenza a Google.

Quello che sta determinando la rapida crescita di questo browser (5,5 milioni di utenti al momento) e determinerà, a mio modo di vedere, il suo crescente successo a discapito dei tradizionali motori di ricerca, è l’intuizione di aver coniugato le nuove forme di business online alla più radicale ecologia facendo giocare all’individuo un ruolo responsabilizzante e appagante senza richiedere a quest’ultimo il minimo sforzo.

Non sono solo suggestioni, grazie all’uso di questo motore di ricerca si contribuisce concretamente, come sottolineato a più riprese scorrendo le pagina del sito, a creare un clima più fresco, una maggiore biodiversità e una protezione dei suoli tramite la riforestazione. Sembra davvero strano che un’idea così bella funzioni senza essere contaminata da interessi di altro genere, ma un altro punto a favore degli ideatori del sito è l’assoluta trasparenza con la quale si interfacciano agli utenti: è possibile direttamente dalla homepage verificare il bilancio della start-up, le associazioni con cui lavora e i risultati degli interventi nelle zone interessate.

Oggi Ecosia conta più di sette milioni di alberi piantati grazie all’investimento di tre milioni di euro generati dagli introiti pubblicitari. In una realtà in cui le informazioni che produciamo, usando internet per le nostre ricerche, sono utilizzate esclusivamente a fini commerciali e pubblicitari, questo motore di ricerca rappresenta un’alternativa valida per far si che almeno una parte degli incassi delle vendite delle suddette “informazioni” che produciamo sia destinata a cause più importanti e di pubblico interesse.

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