“Forse sarebbe piaciuto a Walt Disney o a Coco Chanel. O mi piace pensare che sarebbe potuto essere così”. Riccardo Falcinelli, autore di ‘Cromorama’

Arrivato già alla quinta ristampa a pochi mesi dall’ uscita nelle librerie, Cromorama di Riccardo Falcinelli riesce sapientemente a stuzzicare la curiosità di esperti del colore e comuni lettori, in un perfetto equilibrio tra semplice e complesso e riscuotendo un ampio successo di pubblico.
L’autore: “Forse sarebbe piaciuto a Walt Disney o a Coco Chanel. O mi piace pensare che sarebbe potuto essere così”

 

 


Partiamo dalle origini.
Com’è nata l’idea di scrivere Cromorama? È un’opera che ha uno scopo preciso e “didattico” o è nata per puro piacere di divulgazione?

È nata dopo una decina di anni di studio sulla percezione visiva e sul colore, non credo però sia un’opera “divulgativa”, il fatto che sia scritta in maniera narrativa può trarre in inganno. Si divulga un pensiero consolidato, qui invece c’è una tesi forte, niente affatto condivisa da tutti e cioè che l’industrializzazione ha modificato la percezione visiva come processo psicologico”.

 

 

Nel tuo libro si evince che i colori cambiano di pari passo con la società e che l’industria cambi la loro percezione attraverso archetipi, come nel caso della matita e del suo giallo.
Nella società di massa c’è un’influenza reciproca tra le due parti, nel senso che gli uni modificano o possono modificare la percezione dell’ altra e viceversa?

Sì. È così: la frequentazione di artefatti industriali comporta un modo diverso di pensare la materia rispetto al passato, e per materia intendo proprio la consistenza fisica della realtà. Noi oggi frequentiamo colori che emettono luce, quelli dei monitor, uno standard lontanissimo da un affresco. Un modo diverso con cui la realtà si offre ai nostri occhi”.

 

 

Il colore ha quindi una funzione importante nel filtrare le idee e nell’ immaginario della società.
Si può scendere più nel personale dicendo che il colore può influenzare anche la vita, le decisioni e i giudizi di una persona? 

Non generalizzerei, è sempre rischioso e si finisce per dire banalità. Diciamo che dipende dalle persone. Il colore interessa molto ad alcuni e per niente a altri. E poi ci sono i daltonici che sono l’8 % della popolazione maschile”.

 

 

Nel mondo contemporaneo, se vogliamo definirlo, “futurista”, cioè votato alla velocità e all’immediatezza, tanto nella vita reale di tutti i giorni quanto in quella sul web, il colore e le immagini possono ancora avere una forza comunicativa o vengono un po’ “svuotati” dalla contemporaneità? C’è ancora spazio per il colore?

Ce ne è fin troppo, ma certo l’ipertrofia di immagini ci ha anche anestetizzato. Stupirsi o semplicemente essere attenti è merce rara”.

 

 

Riccardo Falcinelli, autore di Cromorama

 

 

 

Non dimentichiamo che sei un art director e hai messo mano a numerose copertine di libri.
Credi che anche in quel contesto l’immagine in copertina faccia bene la sua parte o sia solo un’appendice visiva?

Le copertine determinano gran parte del successo di un libro, orientano il lettore, gli fanno capire di che editore e di che libro si tratta. Certo però non è la copertina decreta il successo di un libro mediocre, la grafica può aiutare qualcosa che già c’è”.

 

 

A tal proposito, qual è stato il libro su cui hai maggiormente avuto difficoltà a creare la copertina? È un lavoro semplice, come forse qualcuno potrebbe banalmente pensare, o è letteralmente un’impresa?

Alle volte è facile, altre durissima. Alle volte ci metti due ore, altre giorni. La più difficile, neanche a dirlo, la copertina per il mio libro”.

 

 

Sei a tutti gli effetti un artista. A quale corrente ti senti ideologicamente e “cromaticamente” più vicino?
Nostalgico del passato o ottimista sul futuro?

Artista? Non saprei. Designer è più neutro. Forse “autore” perché sia quando scrivo sia quando progetto ho un punto di vista, delle cose da dire.
Cromorama vorrebbe essere nel solco di Berger, Gombrich, Barthes. La complessità resa cristallina. Certo è soprattutto un obiettivo a cui tendere. E comunque sono ottimista proprio perché nostalgico: guardare al passato ci dà strumenti per capire il futuro”.

 

 

Pensi ci possa essere un artista del passato che leggerebbe Cromorama?

Forse sarebbe piaciuto a Walt Disney o a Coco Chanel. O mi piace pensare che sarebbe potuto essere così”

 

 

Quale vorresti fosse maggiormente l’uditorio ideale di Cromorama?

I professori delle scuole primarie: maestre d’asilo, elementari, medie. Vorrei lo leggesse chi forma i bambini. Tutto parte da lì. Una società migliore parte da lì. Dall’amore e dall’onestà intellettuale con cui insegniamo ai bambini a guardare le figure, a capire le figure”.

Salvo Bruno

Salvo Bruno

Emigrato della East Coast calabrese, spesso una combo di immaginazione, passione e un pizzico di autostima mi invoglia a buttare su carta qualche racconto. In veste di universitario, studio le lingue. Amo Internet, il sushi, la buona musica e gli eventi live tanto quanto odio il fumo e l’ignoranza.

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