FRANCESCO DE GREGORI PRESENTA IL SUO ULTIMO ALBUM ALLA FELTRINELLI DI BOLOGNA.

Il cantautore durante l'intervista

Da quasi un mese, la sua espressione concentrata campeggia su un totem pubblicitario da dietro la vetrina della Feltrinelli, proprio di fronte alle Due Torri. A fianco di quelli di altri, cantanti e non, che quasi volutamente appaiono più piccoli.
E a imporsi all’attenzione dei passanti, dal più accorto al più distratto, non è la faccia del cantante novello appena sfornato da uno degli svariati talent show tanto amati dal pubblico del Bel Paese, né uno di quelli di cui pensi “Oddio, ma canta ancora? Pensavo fosse morto. Chissà dove lo hanno ritrovato!”.
L’artista in questione, invece, è uno di quelli di una certa caratura. Uno di quelli che basta digitare il nome su Google per capirne rapidamente l’importanza e vederne la quantità di musica creata e relativi riconoscimenti musicali.
Forse uno dei pochi che ha saputo rimanere a galla nei gusti e nel mercato musicale, sempre cangianti negli ultimi quattro decenni, rinnovandosi di album in album.
Uno come Francesco De Gregori, insomma.

Reduce dal mega concerto finale del lungo ‘VivaVoce Tour’, tenuto a settembre nella meravigliosa cornice dell’Arena di Verona insieme ad altri artisti (tra i quali Ligabue, Elisa e Caparezza), nel suo outfit classico, con cappello nero e occhiali scuri, appare impeccabile come sempre quando si materializza insieme alla sua band nella galleria nel retro di una Feltrinelli strabordante di gente, occupata fino all’ultima mattonella da moltissimi accorsi apposta per lui e che nel frattempo danno vita a una pioggia di applausi lunga una manciata di minuti.
A dare il benvenuto a Francesco De Gregori, quel giovedì 5 novembre, anche un tappeto di smartphone e molte copie dell’album sollevati, tutti a mo’ di soldati sull’attenti. Inizia così la presentazione bolognese della sua neonata creatura musicale, “De Gregori canta Bob Dylan – Amore e Furto”. Ventiduesimo della sua carriera artistica e anticipato dal singolo ‘Un Angioletto Come Te (Sweetheart Like You)’, esce il 30 ottobre scorso a distanza di poco meno di un anno dal precedente “VivaVoce” e schizza subito in vetta alle classifiche di vendita. Nell’album si scopre un De Gregori in una veste nuova, una figura a metà tra traduttore, cantautore e filologo. Traduce liberamente e rispettosamente alcuni pezzi del “suo” Bob Dylan e li riadatta, in uno stile e con un timbro inconfondibili, in una metrica nuova. In virtù di ciò, l’originalità dell’album non sta affatto nell’aver tradotto l’artista americano finanche nel titolo, ma nel far credere a un orecchio poco avvezzo ai testi di Dylan di trovarsi davanti legittimamente e tranquillamente canzoni nuove di zecca. Con tutti i rischi che questo comporta.

Con la sua aura che è al tempo stesso un misto di grandezza e compostezza, dopo la presentazione il Principe si siede davanti al pianoforte e regala al suo pubblico un mini set acustico, suonando due brani estratti dall’album. La galleria ascolta estasiata, stregata dalle sue note. Nelle primissime file si risolleva il tappeto di smartphone, di giovanissimi e non, che lo ascoltano in religioso silenzio mentre stringono l’album nell’altra mano. L’album, qualcuno lo ha già comprato e imparato a memoria, c’è chi ne canta i due pezzi ad occhi chiusi, quasi a voler fare propria ogni singola nota. Altri ancora chiedono ‘Rimmel’ o ‘Buonanotte Fiorellino’, ma per motivi di tempo decide di alzarsi e godersi fino all’ultimo complimento e battito di mani, sorridendo.
Dopodiché, al via il firmacopie anche nella tappa felsinea dell’instore tour.
Dopo quasi un’ora e mezza, tutti riescono a far firmare la propria copia dell’album. Autografi, foto col Principe e finalmente pian piano tutti felici fuori dalla libreria.
Uscendo, chi scrive si imbatte casualmente nell’abbastanza famoso, nonché giovanissimo tastierista del Maestro, Alessandro. Si riescono a scambiare due chiacchiere al volo sull’album, su progetti futuri e su come sia lavorare al fianco di un grande artista. La risposta più interessante è stata senza dubbio il pacato “Lavoro da vent’anni con lui e ancora non ho smesso di imparare”.

Francesco De Gregori durante il firmacopie

Che la vera grandezza degli artisti sia quella di avere dentro tanto, forse anche troppo, da dare e condividere con gli altri?
Probabilmente questo è il segreto della lunga carriera e del successo, nonché il fine del fare dell’arte un lavoro, e una ragione di vita.

 

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