Quanto tempo è passato dall’ultima volta che hai preso un treno per il solo gusto di viaggiare? Quanto tempo da quando ti sei persa e non hai sentito il bisogno di ritrovare la strada perché quella nuova, alla fine, era più familiare della solita?

Chi ti siede accanto, chi incroci lungo i sentieri o che scorgi solo dal finestrino possiede dentro di se qualcosa di magico, una storia da raccontare, la sua storia.

Viaggiare in e con i Terza Classe significa sapersi fermare mentre si corre, lasciandosi trascinare senza ignorare quello che ci circonda, abituati come siamo a fuggire via verso la destinazione lasciandoci scorrere, facendoci nebbia, di ciò che è il viaggio in se: contaminazione.

La banda ti da quindi il benvenuto nel viaggio, qui potrai ascoltare la storia del tuo vicino di posto, le vicende accadute nel paesino di 200 anime in cui ci fermeremo una decina di minuti aspettando l’altro treno in direzione opposta e, soprattutto, non vediamo l’ora di sentire la tua storia!

Perché in Terza Classe, in fondo, siamo tutti Cittadini del Mondo!”

Per oltre un’ora, il Bar de’Marchi era diventato una taverna di Dublino, odore di sidro e birra, suono di violino e bodhran. Oppure la stiva del Titanic, che proprio dall’Irlanda aveva iniziato il suo viaggio.


Sto intervistando i Terza Classe, gruppo folk-cantautorale nato nella non troppo nordica Bologna nel lontano 2010. In parte proprio qui dove ci troviamo adesso, nel Bar de’ Marchi di Piazza San Francesco. Mi siedo al tavolo con Gloria, Vincenzo e Fabio, rispettivamente voce, chitarra e fisarmonica del gruppo, che mi traghettano lentamente nel loro mondo musicale.

“Il nostro è un cantautorato che racconta storie di persone comuni, storie più vere. Le nostre canzoni si ispirano ad artisti come Guccini, De Gregori e Modena City Ramblers” mi spiega Fabio, “nelle quali però confluiscono anche sonorità reggae e ska, della musica irlandese e del cantautorato italiano, in un miscuglio di echi musicali legato al viaggio e alla contaminazione”.


“Sono tutte racconti di esperienze. Infatti, a dire il vero non c’è un vero e proprio compositore nel gruppo, perché di solito il pezzo nasce dall’idea e dalla musica. Diciamo che trascrivo l’idea e ne tiro fuori un testo, ecco”.

 

 

Anche il gruppo è nato da un’idea casuale?


“Beh, più o meno. Il primo gruppo in cui buona parte di noi si è conosciuta si chiamava Radadum, poi si è scisso ed è cambiato quasi tutto” mi dice Gloria.
“Alcuni componenti hanno formato i Cadeklof, nome che racchiude in sé il “ ca’ “ comune a molte zone emiliane e la parola ‘folk’ al contrario, mentre altri sono rimasti fino al 2009 e poi sono confluiti in altri progetti musicali”.

 


E poi finalmente sono nati i Terza Classe.

“Esattamente. Dal 2010 in poi c’è stato un ricambio di musicisti e sono arrivati i nuovi componenti, come per esempio Francesco Praino alla batteria, con i quali abbiamo iniziato a suonare, sia da busker per strada sia su palchi piccoli e grandi, arrivando ad un totale di nove elementi che portano in scena vari timbri e vari strumenti, dalla fisarmonica al flauto traverso passando per basso e chitarra” spiega Vincenzo.


“La cosa interessante del gruppo è che veniamo tutti dai contesti lavorativi più disparati e da esperienze musicali altrettanto diverse. Io per esempio sono un chitarrista jazz, mentre Gloria ha un curriculum musicale che spazia dallo Zecchino d’Oro fino all’epic metal, con in mezzo la passione per la moda e un’abilità mostruosa a suonare la sega musicale, che sfoggia sempre con una certa dose di fierezza!”

Quali sono i festival e gli eventi nei quali avete lasciato la vostra impronta?

 

“Negli anni sono stati un sacco. Non sembra ma abbiamo tutti una certa età, eh!” scherza Fabio.
Le città, i paesi e le occasioni su e giù per l’Italia in cui ci hanno visti esibire sono numerosissimi, in un periodo che va più o meno da aprile fino ad ottobre ogni anno. A cominciare da svariati Ferrara Busker Festival a cui abbiamo preso parte, tra il 2010 e il 2015, passando per il Montecchio Unplugged nel 2014, Musica nelle Aie a Castelraniero e la Festa della Saracca nel 2015, le edizioni 2016 e 2017 di Terra Equa qui a Bologna, il Torrione del Jazz per la rassegna “Gialloferrara” nel 2017.
Senza dimenticare eventi come la Festa della Zuppa a Bologna, il Salento Busker Festival, l’Irlanda in Festa al Parco Nord, varie Feste dell’Unità, il Primo Maggio dello scorso anno in Piazza Maggiore e quello indimenticabile del 2009, in cui abbiamo aperto il live della Bandabardò”.

 

 

 

Il concerto più stravagante mai fatto?


“Indubbiamente quello del 21 dicembre 2012 al Buco, sotto il ponte di via Stalingrado, in occasione di una festa organizzata dall’associazione Oltre chiamata ‘Soccia che Maya!’. Una festa organizzata per la fine del mondo, che avremmo dovuto salutare suonando.
Fatto sta che poi non è successo niente e ci siamo divertiti a suonare ugualmente”.

Beh, dài, un bel curriculum per un gruppo giovane come il vostro.

Fabio è emozionato.
“Siamo relativamente pischelli come gruppo, ma ci siamo fatti le ossa e abbiamo alle spalle già delle grandi esperienze. Una delle più belle è l’aver suonato con Daniele Contardo e Francesco Moneti all’Irlanda in Festa nel 2009. Emozione unica!


Gli artisti con cui abbiamo avuto il piacere di collaborare sono stati tanti nella nostra carriera. Uno di questi è Raffaele Kohler, che ci ha regalato i suoi squilli di tromba nel nostro album, insieme a Fausto De Bellis, il nostro insostituibile produttore artistico.
Ah, e non tralasciamo l’estro di Diego Vargiu, che ci ha creato la copertina e le immagini per l’album, con delle semplici pennellate come con dei collage”.

 


A proposito dell’album, cosa mi raccontate a riguardo?


“Che si è rivelata una bellissima soddisfazione, senza alcun dubbio. È il nostro primo album in studio nonché il frutto di ciò che siamo e che siamo diventati in questi anni insieme. Tutti lavoratori, tutti provenienti da posti diversi e tutti portatori di esperienze
artistiche e musicali, accomunati dalla stessa passione per la musica e dalla voglia di raccontare storie attraverso essa”.

Chiudiamo l’intervista e scambiamo chiacchiere, racconti e aneddoti, mentre di quel disco i ragazzi mi regalano gentilmente una copia.
Un d
isco che è un insieme di storie, un viaggio in nave in terza classe in mezzo a mille culture e al tempo stesso un volo nelle terre del Connemara e sulle isole Aran, quasi a essere “un gabbiano che coglie nel volo il lento soffiare del vento del Nord”, come scrivono nella canzone di apertura.

 

Ascolta ‘Cittadini del mondo’ su Spotify: 

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