I TORNELLI AL 36, COME CI SI È ARRIVATI? – LE OPINIONI DI UN BLOG

Questo è un articolo diverso da quelli che siete abituati a leggere, nella forma e nel contenuto: dopo i fatti sui tornelli del 36, la redazione di BBU ha iniziato a discutere su quale fosse il modo migliore di accostarsi a quanto accaduto: un’intervista? Un articolo di opinione? Un’inchiesta sul mondo delle associazioni studentesche? Una presa di posizione netta e decisa? Ne è scaturita una lunga e animata conversazione su Whatsapp; conversazione che abbiamo deciso di riprodurre, opportunamente ragionata, in questo articolo, perché tutte le proposte ci sembravano ugualmente valide, ma inattuabili per mancanza di tempo. A ogni membro della redazione è stato associato un colore. Precisiamo che nessun membro della redazione si trovava fisicamente nella biblioteca del 36 la giornata del 9 febbraio.

LEGENDA

FABIO

CONDOR

EUGENIA

FRECCIA

FEDE

DOMENICO

FRANCESCO

FILIPPO

ANNA

IO (STEFANO)

LA CONVERSAZIONE

tornelli_36_Bologna_blog_BBU

                                                                                                                 ∼ Stefano
   Potremmo intervistarne uno  08:13 PM
∼ Condor
uhm…Non so se convenga intervistare i tornelli  08:15 PM
∼ Condor
Tendono ad essere un po’ girati  08:15 PM
                                                                                                                                                                    ∼ Stefano
che tristezza…   08:18 PM
∼ Fabio
Per cortesia….  08:23 PM

 

∼ Condor
Poi… A parte le mie squallide battute… Serve? Voglio dire, non
rischierebbe di diventare uno schieramento troppo palese?   09:01 PM
                               ∼ Stefano
Potremmo intervistare loro e l’ideatore dei tornelli  09:02 PM
                                                                                                                                  ∼ Stefano
Per essere super partes  09:02 PM
∼ Fede
Io un articolo schierato lo farei  09:06 PM
∼ Fede
Dopo tre anni direi che possiamo permettecerlo  09:06 PM

 

∼ Condor
Ma con chi? perché io tirerei le orecchie a entrambi. Per me
ha lo stesso peso se devasti la biblioteca o se la chiudi a chi
non è studente (ricordo che la biblioteca del 36 fornisce/
forniva anche prestiti agli utenti esterni).  09:07 PM

 

∼ Domenico
Ricordate che una presa di posizione (in questo caso credo
si possa scrivere solo un editoriale) in un ambito del genere
richiederebbe il parere di tutti i redattori  10:36 PM

 

∼ Eugenia
Per motivi di studio si possono richiedere badge temporanei.
Ma esistono anche i prestiti interbibliotecari, quindi nel momento
in cui ti serve un libro vai in Sala Borsa e dici “mi serve questo, me
lo prendete voi?”  01: 32 PM

 

∼ Condor
So come funziona il prestito interbibliotecario, ma da mia precedente
esperienza ci mette una settimana ad arrivare. E poi è una questione
di principio. Le bibilioteche pubbliche (e quelle dell’Unibo sono
pubbliche) devono fornire un principio accettabile a tutti. Tra una
settimana potrebbe essere troppo tardi.  01:42 PM

 

∼ Eugenia
Ripeto: si possono richiedere badge temporanei per motivi di studio.
Inoltre il 36 non è solo una biblioteca, ma un’aula studio aperta fino a
tardi in Piazza Verdi.  01:45 PM                
                                           ∼ Stefano
                                                                                                              Ragazzi ho un’idea luminosa (seria): postiamo
                                                                                                            QUESTA conversazione su whatsapp. É         
                                                                                                         pluralista ma prendiamo anche posizione e
                                                                                           e alleggeriamo l’argomento  01:47 PM

APPROFONDIMENTI

Come si può vedere, dopo l’incipit demenziale Eugenia e Condor monopolizzano la conversazione, e cominciano a parlare del sistema universitario dei prestiti. Il primo argomento che affronteremo, necessario a inquadrare il caso del 36 in un contesto più ampio, sarà quindi il funzionamento del sistema dei prestititi nelle biblioteche universitarie e comunali. Se ritenete di saperne già abbastanza, saltate pure questa prima parte.

Il SISTEMA DEI PRESTITI NELLE BIBLIOTECHE UNIVERSITARIE E COMUNALI

MODALITÀ DI ACCESSO E PRESTITO NELLE BIBLIOTECHE COMUNALI

Per utilizzare il servizio di prestito sono necessarie due cose: essere iscritti in una delle biblioteche dell’Istituzione Biblioteche di Bologna e presentare la tessera al momento della richiesta. Il numero di documenti in prestito può variare a seconda della biblioteca. La durata del prestito è solitamente di 30 giorni, ma può variare a seconda della tipologia dei documenti. La tessera unica (entrata in vigore il 1 gennaio 2014) è gratuita e viene rilasciata al momento dell’iscrizione in una qualsiasi biblioteca dell’Istituzione. Possono richiedere la tessera tutti i residenti e domiciliati sul territorio nazionale, previa presentazione di un qualsiasi documento di identificazione emesso da un’autorità italiana. I non residenti sul territorio nazionale devono compilare un’autocertificazione in cui venga dichiarato un domicilio sul territorio nazionale di durata almeno trimestrale. L’iscrizione dei minori di 18 anni comporta la sottoscrizione di una autorizzazione da parte dei genitori.

Quindi, ricapitolando, per accedere al servizio bisogna presentare la tessera unica, che viene rilasciata dopo l’iscrizione a una delle biblioteche dell’Istituzione. L’iscrizione è possibile, per i residenti e domiciliati sul territorio nazionale, presentando un documento identificativo. Per i non residenti è invece necessario compilare un’autocertificazione in cui si dichiara un domicilio almeno trimestrale sul territorio nazionale. I minori possono iscriversi solo presentando un’autorizzazione da parte dei genitori.

CONSULTAZIONE E PRESTITO NELLE BIBLIOTECHE UNIVERSITARIE

Ogni biblioteca universitaria ha un proprio regolamento per il sistema dei prestiti e delle consultazioni. Il sistema della Biblioteca di Discipline Umanistiche al 36 di via Zamboni prevede che possano usufruire del prestito tutti gli utenti istituzionali: cioé studenti, docenti, ricercatori, dottorandi, assegnisti, personale Unibo e tutti coloro che hanno un rapporto, anche temporaneo, di studio o di lavoro con l’Università di Bologna, più gli utenti del Polo bolognese delle biblioteche. I libri di testo (sezione ESAMI) e i DVD sono riservati esclusivamente agli utenti istituzionali. Tutto il materiale della biblioteca può essere consultato in sede.

Sono escluse dal prestito le seguenti tipologie di materiale:

  • Le riviste, sia correnti che cessate e qualsiasi altro materiale periodico.
  • Opere di Reference (enciclopedie, dizionari, etc.).
  • Materiale speciale e su supporto non cartaceo.
  • Libri di pregio, tutti i volumi non ancora inventariati, non catalogati nè collocati.
  • Tutte le opere pubblicate con data anteriore a 50 anni dall’anno in corso.

N.d.A. la biblioteca è momentaneamente chiusa, Il servizio di prestito e restituzioni è attivo presso la Biblioteca “Ezio Raimondi” del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica, via Zamboni, 32.

PRESTITO INTERBIBLIOTECARIO E CIRCOLANTE

Come giustamente notava Eugenia, Il prestito interbibliotecario (ILL InterLibrary Loan) permette la circolazione di libri fra biblioteche ed enti culturali e di ricerca in Italia e all’estero. Gli utenti iscritti possono chiedere alla propria biblioteca di riferimento di procurare loro i libri non presenti in biblioteca né posseduti dalle altre biblioteche cittadine.

Il prestito circolante è sostanzialmente un prestito interbibliotecario limitato alla provincia di Bologna, a cui aderiscono le biblioteche del Comune di Bologna, quelle dell’Università di Bologna, di Casalecchio di Reno e San Lazzaro di Savena. Il lettore può richiedere a una biblioteca il prestito di un volume che si trova in una qualsiasi altra delle biblioteche aderenti. Per quanto riguarda le tempistiche, Condor afferma sia necessaria una settimana. In verità non è esattamente così, vi sono determinate scadenze da osservare, e queste variano a seconda che si tratti di una biblioteca Universitaria o Comunale:

I libri richiesti alle biblioteche dell’Università entro le 18 del lunedì saranno disponibili a partire dal venerdì successivo; se la richiesta avviene dopo le 18 del lunedì il libro verrà recapitato il venerdì della settimana dopo. I libri richiesti alle biblioteche comunali entro le ore 13 del mercoledì saranno disponibili a partire dal venerdì successivo; se la richiesta viene inoltrata dopo le 13 del mercoledì il libro verrà recapitato il venerdì della settimana dopo. Quindi, due giorni per le biblioteche Comunali, una settimana per quelle Universitarie, a patto che si rispettino gli orari limite.

Per quanto riguarda la biblioteca di Discipline Umanistiche, il prestito interbibliotecario è gratuito solo per le biblioteche del Polo Bolognese. Per le altre si richiede la spesa di 8 euro per ogni volume spedito in Italia e 16 euro per ogni volume spedito all’estero.

N.d.A. il prestito interbibliotecario al 36 è temporaneamente sospeso.

 

Ora che abbiamo esaurito l’argomento prestiti, passiamo alla prossima sezione, in cui analizziamo la concatenazione di fatti che ha portato agli eventi del 9 febbraio.

I FATTI PRIMA DEL 9 FEBBRAIO, IL PUNTO DI VISTA DEL CUA

La prima domanda da porsi non è cosa sia successo il 9 febbraio 2017 al numero 36 di via Zamboni, bensì come ci si è arrivati? Lo smontaggio dei tornelli è solo l’ultima tappa di un lungo rapporto conflittuale tra Rettorato e CUA. Il primo riferimento esplicito alla biblioteca del 36 che siamo riusciti a rintracciare sulla pagina Facebook del CUA è in uno stato del 18 gennaio 2017. Questo è quanto si legge (abbiamo evidenziato in rosso i passaggi chiave)

Domani, 19 gennaio, riapre la biblioteca del 36 di via Zamboni. Finalmente, in questa sessione d’esami stressante e concitata, la biblioteca, che sotto molti punti di vista possiamo definire come centrale all’interno della zona universitaria, riapre agli studenti e le studentesse che la frequentano e la vivono: perchè, diciamocelo chiaramente, il 36 di via Zamboni non è semplicemente una biblioteca, è luogo di aggregazione e socialità altra, e quindi di conflittualità, cuore pulsante di una zona universitaria che difficilmente lascia attraversarsi e viversi passivamente.

E i motivi che hanno spinto la governance universitaria a chiudere una delle biblioteche più attraversate proprio in piena sessione d’esami ci fa ben più che storcere il naso: infatti i lavori in corso, come ben sappiamo, celano l’innalzamento dei tornelli, un sistema e meccanismo di identificazione a cui devi rispondere con il badge universitario. Noi crediamo che l’università, e nel caso specifico del 36, debba appartenere a tutti e tutte, e i processi di controllo degli accessi, e quindi anche degli allontanamenti, non appartengono all’università ne alla biblioteca che vogliamo, desideriamo, viviamo.

Tutto questo ci suona ancor più inaccettabile alla luce delle istanze che da mesi muovono gli studenti sulla questione dei bisogni e dell’accessibilità all’università. E infatti, mentre fa orecchie da mercante sulla vertenza contro il caro-mensa, che da mesi aspetta risposte concrete, l’Ateneo decide di spendere migliaia di euro per lavori inutili, o meglio che servono soltanto a limitare l’attraversamento degli spazi universitari e le possibilità di aggregazione.

Un luogo come quello del 36, di incontro e socializzazione politica, di libero accesso e scambio deve rimanere, per l’appunto, libero. Un passaggio che non ci vedrà restare fermi a guardare, non resteremo indifferenti di fronte gli attacchi che l’università neo-liberale mette in campo sempre più spudoratamente; continueremo a vivere questa biblioteca, rispondendo, dove opportuno, con la determinazione e la tenacia che ci contraddistingue.

IL 36 E’ DI TUTT*, NO AI TORNELLI!

Collettivo Universitario Autonomo Bologna

 

Dai passaggi evidenziati è possibile ricavare alcune fondamentali informazioni sugli eventi precedenti il 9 febbraio e sulla posizione del CUA a proposito dell’ università, della biblioteca del 36 e del suo rapporto con essa:

  1. Il 19 gennaio riapre la biblioteca del 36 di Via Zamboni, dopo un periodo di lavori in corso che sono stati effettuati non per installare i tornelli, ma per celare l’innalzamento dei tornelli. Una differenza apparentemente trascurabile, eppure sostanziale, perché il CUA dichiara apertamente che non solo l’università è manchevole nei suoi doveri verso gli studenti, come non agire contro il caro-mensa, ma li inganna deliberatamente.
  2. Il 36 di via Zamboni non è semplicemente una biblioteca, è luogo di aggregazione e socialità altra, e quindi di conflittualità“. Viene detto chiaramente che il 36 non è solo una biblioteca, il suo uso non si esaurisce cioé nel solo scopo istituzionale, ma anche un luogo di aggregazione e socialità altra, quindi conflittualità. Secondo il CUA, quindi, non si può realizzare una socialità altra senza conflittualità, a priori. Conflittualità di tipo attivo (opposizione), come si evince dalla chiusa finale: “continueremo a vivere questa biblioteca, rispondendo, dove opportuno, con la determinazione e la tenacia che ci contraddistingue“.
  3. Ai tornelli si deve “rispondere col badge universitario“, che serve solo a “limitare l’attraversamento degli spazi universitari e le possibilità di aggregazione“. Su un piano prettamente fattuale, è vero che dopo l’istallazione dei tornelli sarà (era) necessario usare i badge per oltrepassare i tornelli, ma non viene detto che l’accesso al 36 sarà (era) possibile anche in mancanza di badge, se si è utenti del Polo Bolognese delle Biblioteche o si presenta un documento identificativo valido.
  4. Il tornello non è solo un tornello, è soprattutto un attacco che “l’università neo-liberale mette in campo sempre più spudoratamente“. Per il CUA, il tornello è un attacco neo-liberale alle libere esperienze autogestite, alla libertà dei saperi per “tutt*”.

Come abbiamo visto, con lo stato su facebook del 18 gennaio il CUA fa il punto della situazione, definendo in maniera netta le proprie opinioni e intenzioni in merito a quanto accaduto e dichiarando la sua futura condotta conflittuale. Alcuni giorni dopo, il 23 gennaio, in uno stato il CUA denuncia la presenza della digos nell’aula studio (posto che troviamo fuori luogo la presenza di agenti in borghese all’interno dell’università, sarebbe interessante sapere perché la digos vi si trovava, ammesso che ci fosse davvero), afferma di aver allontanato gli agenti, sabotato i tornelli e aperto le porte. Infine annuncia la convocazione di una assemblea alle 18 all’interno del 36.

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23 gennaio, primo “sabotaggio” delle porte sul profilo facebook del CUA

Sono sempre del 23 gennaio queste poche, ma significative righe, estratto di uno stato pubblicato su Facebook al termine dell’assemblea:

Oggi abbiamo sabotato i tornelli del 36, abbiamo riaperto la nostra biblioteca, un luogo in cui tutti i giorni passiamo liberamente il nostro tempo…e vogliamo continuare a farlo! […] Il 36 è da sempre un luogo aperto, antirazzista e collettivo. Fin tanto che l’università continuerà a chiuderlo lo riapriremo! DOMANI DALLE 10 TUTT* AL 36, alle 18 nuova assemblea in Sala Affreschi!

La biblioteca è sì di tutti, ma sembra essere un tutti che tende al noi, o comunque a un gruppo dai contorni abbastanza precisi, che si vorrebbe prendere carico delle modalità di gestione (informale) del luogo. Non un tutti, ma un tutt* diatopicamente e diastraticamente contingentato, che accede alla biblioteca per passare liberamente il proprio tempo. Appare lampante che per il CUA la biblioteca del 36 è solo in minima parte un luogo di studio (non che la biblioteca sia esclusivamente deputata ad altre attività: più volte, come nello stato del 23 gennaio, il Cua ha sottolineato il disagio arrecato agli studenti dalla chiusura del 36 durante la sessione d’esami), e sarà fondamentale tenerlo a mente in ogni futuro ragionamento sulla questione.

Il 24 il CUA forza nuovamente “gli inutili tornelli a doppia porta – proprio come nelle banche!” e indice una nuova assemblea per le 18. Seguono alcuni giorni di relativa calma (esclusa l’apparentemente immotivata sospensione dal prestito da parte della direttrice del 36 di un laureando in lettere associato alla lotta contro i tornelli, poi revocata dietro richiesta del CUA) fino al 31, in cui il CUA indice nuove assemblee e ribadisce la propria linea di pensiero, riproponendo (con la pubblicazione di un editoriale su Univ-aut) i concetti cardine enunciati nello stato del 19 gennaio, collocandone le specificità locali in una narrazione nazionale, e continuando al contempo le operazioni di sabotaggio dei tornelli.

Il 2 febbraio il CUA consegna alla prorettrice Trombini 600 firme per la rimozione dei tornelli, filmando il breve dialogo che segue l’incontro. É un video che vale la pena di vedere.

Studenti del 36 dalla prorettrice. No ai tornelli.

Consegnate 600 firme alla prorettrice. Lunedì nuova assemblea ore 18.00 @ 36.In questi ultimi dieci giorni gli studenti e le studentesse del 36 si sono attivati per far tornare quel posto un luogo accessibile e ricco di socialità. Tante le iniziative e le assemblee partecipate dai giovani che tengono a quella biblioteca. Dopo aver risposto colpo su colpo ad ogni provocazione imposta dalla dirigenza uniBo, oggi siamo tornati, in oltre 150 studenti, con un flash mob in rettorato per pretendere dai vertici dell’università una retromarcia.Con noi ci siamo portati le quasi 600 firme raccolte in soli due giorni all’interno della biblioteca. Inizialmente ci siamo trovati di fronte alla solita chiusura di porte, ma grazie alla pressione ed alla determinazione messa in campo dagli studenti siamo riusciti a far scendere la prorettrice Trombini. La richiesta è chiara e sempre la stessa: i tornelli devono sparire!Queste 600 firme rappresentano per noi il peso e la legittimità che in questi giorni gli studenti hanno affermato aprendo ogni mattina i tornelli, rendendoli inattivi. Nella brevità del tempo in cui sono state raccolte dimostrano quanto quel dispositivo di controllo e d’imposizione non vada bene ai tanti che vivono quotidianamente il 36.Consegnate le firme, la prorettrice si è assunta la responsabilità di agire di conseguenza e di far rimuovere i tornelli entro lunedì. Un punto importante per gli studenti e le studentesse che vogliono che il 36 resti un luogo di studio sano, circolazione di saperi, aggregazione e socialità altra. Per questo ci siamo lasciati con l’intento di ritrovarci in assemblea Lunedì sera alle 18.00, in sala affreschi, per verificare se quanto abbiamo chiesto verrà messo in pratica.Questi tornelli se ne devono andare, se non sarà così l’assemblea ragionerà su come raggiungere quest’obbiettivo.

Publié par Collettivo Universitario Autonomo Bologna sur jeudi 2 février 2017

Alcuni punti salienti del video possono aiutarci a capire meglio le dinamiche del rapporto conflittuale tra CUA e Rettorato:

  • Non ha (quasi) nessuna importanza, ma è difficile prendere seriamente qualcuno che portandoti delle  firme dice questa è la prova tattile (i documenti tattili sono in braille o in rilievo). Infatti la prorettrice abbozza un sorriso e corregge, “tangibile“.
  • Queste firme sono la prova che il 36 nella sua totalità non vuole i tornelli“. Possiamo dedurne che il 36 è una comunità chiusa, o almeno ben definita. L’università non ha potere sulla biblioteca, perché il 36 nella sua totalità ha inglobato la biblioteca nella propria identità, e la considera luogo dove narrarla.
  • Pensiamo sia una violenza fatta contro gli studenti, che non sono mai stati avvisati di questa cosa“. Non possiamo sapere se il Rettorato e le varie associazioni studentesche abbiano avuto contatti riguardo alla questione tornelli, ma effettivamente gli studenti non sembrano mai essere stati interpellati in merito all’installazione.
  • Laddove il 36 è frequentato […] le situazioni di poca sicurezza […] non si verificano, e nel caso si verificassero sono gli studenti stessi […] a rendere quel posto sicuro“. Gli studenti del 36, e non il personale della biblioteca, provvedono alla sicurezza del luogo su una base autogestita apparentemente discrezionale. L’istituzione, universitaria e statale, sembra non essere mai considerata come legittima produttrice di sicurezza. Inoltre la dichiarazione stride con le testimonianze di numerosi studenti e addetti della biblioteca (che tratteremo nel prossimo articolo).
  • “Siete stati molto chiari, noi riferiamo, prendiamo atto, e poi dopo…“. Una risposta di circostanza della prorettrice, che però oltre a ricevere le firme, in quel momento, non può fare. Si legge nello stato del video: “Consegnate le firme, la prorettrice si è assunta la responsabilità di agire di conseguenza e di far rimuovere i tornelli entro lunedì“. Questo è palesemente falso, a meno che sia assente nel video. La prorettrice si limita a dire che consegnerà le firme al Rettore, senza assicurare nulla, tanto che dice “io non ho fatto promesse
  • Per tutto il video, il CUA non cerca il dialogo, ma il conflitto. Non chiede, ma pretende la sparizione dei tornelli; “noi vogliamo che lunedì lei ci dica una cosa chiara, quei tornelli lì non devono più funzionare“, lancia ultimatum; “mi raccomando lunedì alle nove il 36 deve essere libero dai tornelli…” e velate minacce; “ci vediamo lunedì allora, con buone notizie si spera eh…“. Senza contare la superiorità numerica.
  • Le ultime battute sono rivelatrici; “Questo gruppo di studenti…” dice la prorettrice riferendosi al CUA. “No, no, no, gli studenti, gli studenti del 36“. Ciò che si deduce è che gli studenti del 36 si autoconsiderano un gruppo a parte, ma raprresentativo di tutti gli studenti.

 

Siamo alle battute finali. Dopo un incontro infruttuoso tra la Prorettrice, il prof. Pescatore e il CUA, visto che l’università non rimuove i tornelli, il collettivo decide di smontarli una volta per tutte e di “rispedirli al mittente, trasportandoli davanti al Rettorato. Il 9 succede quello che tutti sappiamo. Ne parleremo in dettaglio nel prossimo articolo, in cui analizzeremo, con lo stesso metodo di questo articolo, anche le motivazioni che hanno spinto il Rettorato ad installare i tornelli.

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