IL CALCIO DIETRO AI FORNELLI! Intervista all’ ex chef del Manchester City

IL CALCIO DIETRO AI FORNELLI,

Intervista con Mauro Santori, ex chef del Manchester City


.   “ Tra l’ amico Mancini e

    calciatori (troppo) golosi”.

 

 

mancini e santori

mancini e santori

Pubblico in estasi, abbracci, lacrime, coppe, cronisti indaffarati in cerca dell’ intervista della vita; queste e tante altre sono le immagini che vengono alla mente quando si pensa ad un successo sportivo, ma oltre alle doti atletiche e ai gesti tecnici dei grandi campioni c’è uno staff che svolge un faticoso lavoro quotidiano.

Queste persone, pensiamo a magazzinieri, fisioterapisti, psicologi, cuochi e chi più ne ha più ne  metta, non trovano spazio né nelle prime pagine delle grandi testate né tantomeno negli avveneristici studi televisivi dei principali tg sportivi, con il risultato che noi appassionati di sport conosciamo poco o nulla di loro e del loro lavoro.

A tale fine è venuto in nostro aiuto lo chef maceratese Mauro Santori, executive chef presso la squadra di calcio del Manchester City dal dicembre 2009 fino al maggio 2013 (al fianco di Roberto Mancini), che con piacere ci ha concesso un’ intervista dagli spunti interessanti.

Mauro, iniziamo con una domanda apparentemente semplice, come si diventa chef di una squadra come il Manchester City?

Innanzitutto grazie alla passione verso il nostro lavoro, per quanto mi riguarda sono stato aiutato dalla fortuna di conoscere Roberto (Mancini ndr) .Viene a mangiare nel mio ristorante dai tempi della Sampdoria, e da allora siamo diventati amici. Quando si trasferì al Manchester City dopo un po’ di battute mi chiese di accompagnarlo in questa nuova avventura, nonostante non conoscessi l’ inglese.

In questo mestiere la cosa più importante è essere apprezzati dai giocatori e fortunatamente con loro sono riuscito ad instaurare sin sa subito un bel rapporto.

Il ruolo del cuoco, nelle cronache sportive viene spesso trascurato, ma effettivamente quali erano le tue mansioni e quante persone componevano il tuo staff?

Io ero il responsabile della cucina della prima squadra, e rappresentavo l’ unica figura fissa che lavorava quotidianamente a fianco della squadra.

Nei giorni che accompagnavano le partite soggiornavamo  in vari hotel e mi veniva messo a disposizione uno staff di 5 o 6 cuochi che seguiva passo passo le mie direttive.

Il menù tipicamente italiano che hai proposto in un club inglese come è stato pensato e quali differenze hai riscontrato con quello del collega che ti aveva preceduto?

Il menù è stato fatto su precisi consigli di Roberto, sulla base delle sue esperienze come calciatore e allenatore a grandissimi livelli, eravamo talmente d’ accordo che non ho dovuto nemmeno consultare dietologi o nutrizionisti. Il menù del mio predecessore non lo conoscevo, ma la prima cosa che ho fatto è stata eliminare salse come Ketchup e Maionese dalla dieta dei calciatori, ne vanno fin troppo matti!

L’ unica concessione è stata un pizzico di mostarda ai giocatori francesi perchè ne facevano un uso quasi quotidiano.

La figura del calciatore, ci viene proposta come quella di un ragazzo ricco, viziato ed incontentabile; Tale esigenza si vede anche a tavola?

Sono ragazzi, hanno bisogno di essere seguiti come dei bambini, se si trovano di fronte a qualcosa che gradiscono particolarmente ne mangiano in quantità industriale anche se controproducente ai fini dell’ attività sportiva; succede ad esempio con la Nutella.

In generale non si comportano come dei viziati né ti fanno pesare il fatto di essere stra pagati, hanno comportamenti molto più normali di quanto si possa pensare.

Il giocatore con le abitudini più strane a tavola?

Tevez, voleva sempre essere servito per primo e pretendeva che il suo piatto fosse cucinato da me, degli altri cuochi non si fidava.

Parliamo ora del personaggio del momento, Roberto Mancini, quali differenze ci sono tra lui come amico e collega di lavoro?

Al di fuori del lavoro è disponibile alle battute e agli scherzi, ma quando è con la squadra diventa meticoloso, professionale. Tra i componenti dello staff c’era un assoluto rispetto dei ruoli, ovviamente non ero tenuto a chiamarlo “boss” ma pretendeva da tutti la massima serietà sul lavoro.

Hai avuto modo di sentirlo nei giorni precedenti il suo ritorno all’ Inter?

Abbiamo parlato al telefono il giorno prima che firmasse il contratto, posso dire che era felicissimo; c’ era la sensazione che a breve avrebbe potuto allenare il Paris Saint Germain, ma devo dire bravi ai dirigenti dell’ Inter. E’ stato un bel colpo.

Puoi parlarci del tuo rapporto  con un giocatore molto chiacchierato come Mario Balotelli?  Hai ricordi particolari di lui?

Posso tranquillamente dire che tra di noi è nata una grande e vera amicizia.

Concludiamo con una suggestione, Mancini al Corriere dello Sport ha recentemente dichiarato di vedersi fra 10 anni sulla panchina della Nazionale, ti vedremo dietro i fornelli di Coverciano?

Per ora spero di avere la possibilità di lavorare all’ Inter, la mia squadra del cuore, poi se in futuro Roberto dovesse chiamarmi per un’ altra avventura, lo seguirei senza dubbio.

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