Canada: uno studente uccide sei fedeli dentro una moschea del Quebec.

attentato in canada
Attentato in Canada, foto del web

E’notizia di ieri ciò che è successo in Canada. Una moschea è stata data alle fiamme e sono morte sei persone.

Questo fatto è stato ripreso anche dai nostri più importanti quotidiani nazionali. Alla morte in fondo non ci si abitua mai, seppur sia una delle cose più naturali ed inevitabili. Qualcosa a cui però non dobbiamo assolutamente abituarci è questo clima diffuso sempre più feroce. L’odio imperversa sui nostri nuovi media, sui social network. C’è infatti qualcosa di tragico che avviene su questo nuovo modo di diffondere informazioni. Ci sono commenti che si leggono su queste piattaforme, che difficilmente una persona normodotata avrebbe il coraggio di esternare ad alta voce.

Parole cariche di odio, risentimento e frustrazione. E’ il clima della crisi. I periodi di depressione sono il terreno più fertile per far germinare i sentimenti più bassi, quelli di intolleranza e violenza.

La violenza: la madre del totalitarismo.

Ed ecco dunque cos’è il nostro minuto d’odio. Come nella novella di Orwell, dove gli impiegati del ministero si siedono insieme di fronte ad un maxischermo e assistono, godendo, alla trivellazione di una clandestina con il figlio fra le braccia. E poi imprecano con tutta l’energia che hanno in corpo contro le orde di soldati nemici che intanto sfilano sullo schermo. Per poi, infine, rincuorarsi con le parole del proprio leader. Il Grande Fratello.

Quello che mi duole di più è forse il fatto che affinché le cose cambino, non basta la fatica che metto per tirare giù queste parole. Non basta analizzare con occhio attento quel che ho intorno. Perché odio e intolleranza sono amore e attaccamento a testa in giù. Appesi dal terrore che la gente ha di rinunciare a qualcosa; la fobia di perdere benessere. Avere di fronte qualcun altro che si prenda quello che pensiamo ci spetti di diritto. Il benessere, che ogni giorno di più sembra più difficile da conquistare.

Perché prima c’erano i “terroni”, mentre ora il pericolo sono “negri, clandestini e islamici”.

Allora non rimane che sognare un futuro migliore che in fondo è solo dietro ad un breve banco di nebbia. Ma sperare non basta. E nemmeno l’idea che ho di emigrare, che sembra a volte la più semplice. Quella però più dolorosa.

Ho capito, e dovremmo capirlo tutti, che dividerci è quello che vuole il potere. Tanto poi, il minuto d’odio, durerà poco.

                                                                                                                                                                                  Oussama Mansour

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