Bologna, TPO. 30 aprile 2016

Al sound check di un concerto di Immanuel Casto non tutti si aspetterebbero tanta serietà da chi canta di sessualità nella maniera più universalmente comprensibile: esplicita e sboccata. Il ragazzo che ci ha sorriso e invitato ad accomodarci nel backstage del centro sociale affronta il suo nuovo progetto artistico con la  professionalità di un analista senza filtri, e la missione di far cadere i tabù sessuali radicati nella nostra quotidianità.

Nella data bolognese del tour di promozione del PINK ALBUM abbiamo incontrato Casto per una chiacchierata in compagnia di Bebo de Lo Stato Sociale, con cui ha collaborato per il singolo Pubbliche dimostrazioni d’odio.

Approfittiamo della presenza di entrambi per sapere come sia nata la collaborazione tra progetti musicali così diversi. Raccontano, quindi, di essersi incontrati in un contesto “da birretta e chiacchiera” e di essere entrati subito in sintonia sia a livello umano che artistico. Poi l’idea di un singolo e il testo contro i pregiudizi omofobi, scaturiti dal dibattito per i diritti civili.

Alla domanda su cosa pensino di chi li etichetta come provocatori, rispondono: “Quando scriviamo un testo, non pensiamo mai ‘Voglio far incazzare qualcuno’, ma semplicemente mettiamo su carta  quello che pensiamo”. E ancora: “Spero sempre, piuttosto, che chi ascolta ciò che scrivo pensi ‘Finalmente qualcuno l’ha detto!’ ”, aggiunge Casto.

Sorge quindi spontaneo chiedere il loro parere sul mondo musicale mainstream in Italia.
Per Casto “è innanzitutto un lavoro e come tale va rispettato. Prendi la Pausini: fa canzoni d’amore da vent’anni e piace sempre, qualunque sia l’età del pubblico. Semplicemente funziona.”

E loro sono mai scesi a compromessi per immagine o mercato?
“Dirò una cosa da comunisti stronzi” dice Bebo, “il mercato ce lo facciamo noi. Per farti capire, l’anno scorso eravamo ospiti al Concerto del Primo Maggio di Roma e dovevamo salire sul palco con delle coppie omo che avrebbero dovuto baciarsi durante un nostro pezzo. La produzione bocciò l’idea, allora ci siamo infilati delle tutine nere e abbiamo portato con noi i cartelli ‘same love’”.

Manu ci pensa su e decide di raccontarci un aneddoto decisamente più colorito: “Inizialmente l’album doveva chiamarsi DiscoDildo ma il mio produttore mi suggerì di cambiarlo in PINK ALBUM perché avremmo rischiato di vedercelo rifiutare dalle grandi catene di distribuzione. Poi però, mi è capitato di promuoverlo in un sexy shop, quindi girano comunque mie foto mentre firmo autografi in un mare di dildi”.

Continuano ad influire le esperienze passate sul loro percorso attuale? Casto risponde: “Dalle esperienze passate replico l’attenzione all’estetica e l’amore per il grottesco. D’altronde, in ogni mio live il pubblico si aspetta che io presenti pezzi più vecchi, anche se nel PINK ALBUM parlo di sessualità in due sole canzoni. Sono cresciuto!”. A cui Bebo si ricollega: “Per me è lo stesso. Devo molto a Lo Stato Sociale; è il progetto più ambizioso della mia vita”.
Bebo infatti è anche nel duo di musica elettronica Teppa Bros. (con cui ha chiuso la serata di sabato), benché sappia che il marchio di ‘membro de Lo Stato’ lo segue anche in quest’altro lavoro.

Ci raccontano anche del loro rapporto col pubblico.
Bebo esordisce: “Non è cambiato nel tempo. È un rapporto sempre alla pari”. Come se il palco non esistesse, una grande festa tra amici.
“A me piace molto conoscere i miei fan e tengo a partecipare ad eventi come le fiere del fumetto, in cui è inevitabile interagire. Questo perché, soprattutto i giovani omosessuali, mi riconoscono come una fonte d’ispirazione nell’affermazione della propria identità sessuale”, prosegue Casto.
E anche quando abbiamo chiesto loro a quale domanda vorrebbero rispondere, il Casto Divo rimarca: “Vorrei mi venisse chiesto più spesso se penso sia utile ciò che faccio. E risponderei, appunto, che si parla troppo di sesso e troppo poco di sessualità mentre le persone hanno bisogno di riconoscersi in quest’ultima”.
E Bebo? “Io parlerei per ore di drum machine!”

 

 

 

Articolo a cura di: Salvo Bruno, Egidia Morabito

Fotografia: Carlotta Gambarini

 

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