Tom Hanks torna nelle sale cinematografiche nei panni del professor Robert Langdon, una creatura di Dan Brown diretta da Ron Howard.

Salvatore Bruno 

Mappa dell'Inferno, Botticelli
Mappa dell’Inferno, Botticelli

Visioni orribili dell’Inferno, trauma, amnesia. Quelli con cui si sveglia in un ospedale fiorentino l’ormai arcinoto professore di Simbologia Robert Langdon non sono i postumi di studi liceali forzati e mal digeriti, ma la scenografia iniziale di una circostanza tanto pericolosa quanto misteriosa in cui si trova coinvolto. Circondato da personaggi sinistri e spietati e aiutato come sempre dalla sua cultura sconfinata quanto la sua passione per il nostrano Dante, il professore viene calamitato da un enigma e varie incognite e scaraventato in situazioni sempre al confine tra vita e morte, da Firenze a Venezia fino a Istanbul in una corsa al cardiopalma contro il tempo, in cui la Mappa dell’Inferno del Botticelli e l’opera del Sommo Poeta, ispiratrice di un miliardario ingegnere genetico morto suicida e creatore di un virus letale, assumono un ruolo di primo piano.

Terzo immancabile appuntamento per i cultori del mainstream di qualità, con questo film il pluripremiato Ron Howard, già regista dei precedenti Il Codice Da Vinci (2006) e Angeli e Demoni (2009), rifà il look per la terza volta alla felice quanto fortunata collaborazione con Dan Brown, autore degli omonimi romanzi di successo, e a quella con il versatile e inossidabile Tom Hanks, amico di lunga data di Howard e veterano del cinema entrato nell’immaginario collettivo con Forrest Gump e Cast Away. Insieme ai tre sin dal primo film anche il famoso compositore Hans Zimmer, creatore delle inconfondibili note della colonna sonora di quella che ormai è una vera e propria “saga in divenire” incentrata sulle avventure del simbolista di Harvard.

Inferno, di Ron Howard, ispirato all'omonimo romanzo di Dan Brown
Inferno, di Ron Howard, ispirato all’omonimo romanzo di Dan Brown

Squadra che vince non si cambia. E mentre la critica in questi casi si divide tra chi si erge a detrattore e chi grida al capolavoro, sin dalla sua uscita in 666 sale italiane il 13 ottobre, il film è stato salutato dall’entusiasmo di un pubblico avvezzo al successo della triade Howard–Brown–Hanks, che tocca il capolavoro dantesco e fa strike nel gusto popolare mescolando gli ingredienti giusti (supportati da un non indifferente budget a sei zeri e da una campagna pubblicitaria coi fiocchi) e generando una forza centripeta di interesse verso un genere da molti battezzato thriller d’arte.

Oltre ad assicurarsi il successo facendosi portatore di un innegabile tributo a Dante e alla cultura del Bel Paese, un film di tale portata è il catalizzatore perfetto dell’attenzione verso una cultura spesso e volentieri rinchiusa nelle mura di una città o in tomi polverosi, nonché strumento di propulsione del cosiddetto “turismo letterario” molto in voga in questi anni. Senza dimenticare il palese contributo alla nascita di un importante docufilm sull’Inferno botticelliano, di prossima uscita.

Ai critici l’ardua sentenza, ma chiaro è che non siamo davanti ad un film dagli intenti didattici, né un contenitore di pretese accademiche sul messaggio dantesco. Semplicemente, capirete che bisogna mettervi comodi perché passerete seduti sulla poltrona del cinema due ore con gli occhi incollati sullo schermo. Vogliate o meno, sarete anche voi protagonisti di quest’avventura.
Un film che non muoverà il Sole e le altre stelle, ma di sicuro riuscirà a traghettare ancora moltissimi spettatori al cinema.

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