Jonathan è un giovane ragazzo francese che, nonostante la sindrome di Bardet, ogni giorno si esprime
scrivendo poesie e canzoni.
Lo abbiamo contattato per far conoscere le sue poesie ai nostri lettori. Di seguito riportiamo una breve
intervista.
Ciao Jonathan, cominciamo l’intervista…
Quali sono i tuoi interessi oltre la poesia?
Sono un appassionato di sport, mi piacciono tutti, anche se preferisco la corsa.
Coltivo anche la passione per la musica. Amo tutti I generi, ad eccezione della musica elettronica e
techno.
Hai un genere musicale che preferisci?
Prediligo il rap. Mi piace molto la musica di Assassin (gruppo musicale francese, ndr).
Sei nato in Francia, come mai hai scelto l’Italia per svolgere l’Erasmus?
Nel mio percorso formativo ho studiato tre lingue: inglese, tedesco, italiano. L’inglese mi piace, ma,
l’italiano ed il tedesco sono le due lingue che ho paticato maggiormente e con le quali riesco a pensare.
Con l’inglese ho più difficoltà e mi sento a disagio.
Poi, in Italia avevo avuto modo di visitare diverse città e di intrattenere corrispondenze con italiofoni.

Tra tutte le università italiane perchè hai scelto proprio il nostro ateneo?
Perchè c’era l’opportunità con l’Università di Parigi 7 di partecipare al progetto “Erasmus +”, il quale
permette di acquisire una doppia laurea: italiana e francese.
Quando è nata la tua passione per la poesia?
Durante la scuola materna recitavamo sempre poesie e alle scuole medie, durante il terzo anno, il
professore di francese ci aveva spiegato un capitolo del corso relativo a tale tema. In quel momento ho
appreso le regole della metrica, come dovevano esser lette ed analizzate.
Dopo le scuole medie, non ci ho più pensato, durante il liceo mi dedicavo alla scrittura di canzoni rap.
Il liceo in Francia si articola in 3 anni, io ne ho impiegati 4. Era un ambiente che non mi piaceva, cosa che
mi ha condotto ad un periodo di depressione.
Quando ho mancato la maturità per la prima volta, ho capito che non sarebbe dovuto riaccadere, così
ho cominciato a risollevarmi partecipando ai corsi di batteria, a quelli di teatro, ho iniziato a fare rap e
scrivere canzoni, mi sono dedicato alla corsa.

Quando hai cominciato precisamente a scrivere poesie?
Ho iniziato a scrivere poesie a distanza di 1 anno dalla scrittura delle prime canzoni.
Nella mia famiglia avevamo molti libri, questi mi facevano venire voglia di scrivere.
Perchè sei passato dalla scrittura delle canzoni (che scrivi ancora) al mondo della poesia?
Una amica delle scuole medie con cui ero ancora in contatto, scriveva poesie e le chiesi di farmele
leggere.
Leggendole ho ritrovato interesse per l’argomento e ho provato a scriverne qualcuna. Anzi, più che
provare, cominciai a scrivere istantaneamente, di getto.
Quali sono le tematiche affrontate nelle tue opere?
Le prime erano multitematiche, si basavano sulle conoscenze apprese nel corso degli anni, altre erano
precursori di ciò che scrivo adesso.
Solitamente uso questa espressione: “mettiamo tutto nella marmitta e poi possiamo assaporare“.
Adotti regole tecniche particolari?
Parto da un ritmo e cerco di svilupparlo. É il ritmo che dirige la poesia.
La scelta delle parole è fondamentale per le affiliazioni sonore.
Quando scrivo ho già 2-3 versi nella mia mente e, partendo da questi, tutti gli altri si intrecciano e
prendono forma. Per questo, la metrica utilizzata non è quella classica, quella rigida. Sotto questo
aspetto, sono stato molto influenzato dal rap. Non faccio distinzioni tra rap e poesia, per me è un
insieme, anche la canzone quando è ben scritta puo’ essere poesia.
Oltre al rap ci sono state altre influenze?
In questi ultimi mesi, da quando ho capito l’importanza della musica africana, penso sia stata una forte
influenza.
Ti sei ispirato a poeti conosciuti noti?
Paul Verlaine, leggevo le sue poesie al liceo. All’inizio mi faceva paura, pensavo avesse scritto tutto
riguardo i temi sui quali mi concentravo agli inizi (malessere, malinconia, lore), quelli che chiamo oscuri.
Mi ripetevo che su tali temi non sarei riuscito a creare innovazione, anche se con il tempo, in molti mi
han detto che non innovo per gli argomenti trattati, ma per lo stile, a metà tra l’esoterico e ditirambico.
Una delle persone che ha letto le mie poesie mi ha detto che probabilmente il fatto che io non veda
bene (soffre della sindrome di Bardet) mi permette di rappresentare il mondo in un modo tutto mio.

Grazie Jonathan, per averci concesso questa intervista. Speriamo di riuscire a leggere, a breve, le tue
poesie su questo blog.

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