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Janis Joplin, una vita dedicata alla musica, al successo, alla sregolatezza, all’amicizia, all’amore, all’alcool e alla droga. Una vita breve, purtroppo, durata solo 27 anni. Una vita finita ingiustamente, ma è valsa la pena viverla per i posteri. Janis, nata a Port Arthur nel gennaio del 1943, un piccolo borgo poco amato, ha vissuto un’infanzia in fin dei conti felice, con una famiglia che l’amava davvero. L’adolescenza è stato il periodo in cui è emersa la grande personalità di questa cantante, maltrattata dai suoi coetanei perché diversa. Ma non era una diversità anticonformista, messa a punto a tavolino, era una diversità naturale, indispensabile, nata da un modo completamente personale di intendere e di percepire sentimenti ed emozioni.

Come scritto sopra, si tratta di una vita dedicata alla musica. Sin da piccola, a partire dal coro della Chiesa, Janis non ha desiderato altro che cantare. Ma era una ragazzaccia, e trovare un gruppo con cui andare d’accordo non è stato semplice. La band The Big Brother and the Holding Company superò le diversità caratteriali, a favore di una donna con una voce mai sentita prima, una voce straordinaria capace di scaldare anche gli animi più freddi.

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Janis era ossessionata, in qualche modo, dal desiderio di essere famosa, di fare concerti, di essere amata per quello che è. Nella sua vita confluiscono diversi amori, donne e uomini, che parlano di lei e della sua instabilità emotiva, ma della sua fantastica capacità di darti tutto l’amore del mondo. Uno dei componenti della sua prima band dice che Janis era una donna capace di percepire a pieno tutte le emozioni perché il suo cuore era privo di qualsiasi filtro. E aggiunge, con le lacrime agli occhi, di aver pagato le conseguenze di questo fantastico dono.

Il documentario di Amy Berg, ripercorre la vita privata e la carriera musicale, in gruppo e da solista, della cantante, ci racconta come è entrata nel mondo della droga e dell’alcool. Ci racconta la stessa Janis quanto sia facile entrarne ed uscirne, perchè sei sul confine e devi scegliere da che parte stare. Nel documentario ci sono diverse canzoni inedite e vengono fortunatamente escluse quelle più famose, come ad esempio Mercedes Benz, e vengono proposte versioni differenti, magari dal vivo o in sala prove, da quelle conosciute di altri brani, come Cry Baby e Me and Bobby McGee.

La nota particolare di questo documentario davvero ben fatto è la voce di Gianna Nannini, una delle cantanti più amate e ispiratasi a lei nella sua carriera, che legge le lettere scritte da Janis nel corso della sua vita per la sua famiglia e per i suoi uomini. Lettere personali e scritte di pugno da una donna tanto fragile quanto straordinaria, come la sua stessa voce. Durante la sua carriera non ha mai riscosso un grande successo, fino alla fine degli anni 60. Gode, però, di un grandissimo successo postumo anche tra le giovani generazioni. Una voce così potente butterebbe giù qualsiasi muro.

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Il cadavere di Janis Joplin, nell’ottobre del 1970, viene trovato nella stanza di un motel di Los Angeles. Viene ipotizzata la morte accidentale per overdose di eroina. La malinconia e la dipendenza avevano preso il sopravvento agli albori di una carriera da solista senza precedenti. Entra, così, nel club 27, la “maledizione del J27”, con Jimi Hendrix, Jim Morrison e Brian Jones.

Si ringrazia il Cinema Teatro Galliera per la recensione.

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