LA BATTAGLI A DEI SESSI, di Jonathan Dayton e Valerie Faris

Emma Stone e Steve Carell sul campo da tennis per la celebre “battaglia dei sessi” tra Billie Jean King e Bobby Riggs

Uno dei temi caldi della società moderna è sicuramente la parità dei sessi. La visione di noi donne come sesso debole ci è costata molti diritti. La società maschilista in cui viviamo ci pone ogni giorno diversi ostacoli da superare, uno fra questi le disparità nel mondo del lavoro (a parità di titoli) tra uomo e donna. Tradotto significa che i nostri salari potrebbero essere anche del 20-30% inferiori rispetto a quelli degli uomini. L’università, ad esempio, in tal senso risulta particolarmente stigmatizzata:  gli stereotipi più comuni vedono le facoltà scientifiche, con più sbocchi lavorativi, destinate agli uomini; quelle umanistiche, più reiette, destinate alle donne. Insomma, sembra che la propensione ad una carriera brillante non ci appartenga più di tanto.

Il film del 2017 “La battaglia dei sessi” racconta questa piaga sociale, ricordando l’epica partita di tennis tra due grandi protagonisti della scena sportiva degli anni ’70 in America: la battagliera Billie Jean King e il folle Bobby Riggs (rispettivamente interpretati da Emma Stone e Steve Carell).

Il 1973 fu un anno importante in America per le rivendicazioni femministe. Billie Jean King si fece portavoce di una di queste, denunciando i più alti esponenti dei circuiti tennistici di destinare premi vergognosamente inferiori alle donne durante i tornei del Grande Slam. L’opposizione a questo trattamento valse l’esclusione dalla Federazione Nazionale di Tennis Americana, quindi la partecipazione ai tornei più importanti. I dirigenti giustificavano lo scarso interesse (e divertimento) del gioco femminile con l’inferiorità biologica rispetto agli uomini. L’equazione, dunque, era semplice: inferiorità biologica = basso stipendio.

Billie Jean reagì all’affronto insieme alle sue colleghe organizzando una federazione tutta rosa e creando un circuito di tornei parallelo. L’importanza della causa spinse le giocatrici, tutte rivali, a condividere il viaggio e le stanze da una città all’altra. Era un chiaro esempio di come la caparbietà femminile superasse addirittura la competizione e gli sponsor.

Bobby Riggs, cinquantenne annoiato e scommettitore accanito, cavalcò l’onda della polemica per tornare alla ribalta: sfidò pubblicamente Margaret Court, la numero uno del momento, battendola. Billie Jean, preoccupata del messaggio negativo della sconfitta della sua rivale, giocò successivamente contro Bobby, deliziando più di 30.000 spettatori con le sue grandi doti da campionessa. La battaglia dei sessi fu un grande successo per tutta la comunità femminile e le associazioni LGBT che sostenevano la causa. Fu un match point magnifico!

la battaglia dei sessi, Stone e Carell

La battaglia dei sessi, Stone e Carell

I complimenti vanno ai costumisti e agli scenografi per aver fedelmente ricreato l’atmosfera dell’epoca. La Stone e Carell si improvvisano esperti giocatori, imitando perfettamente la fisicità dei personaggi interpretati.  La nobiltà del messaggio è sicuramente veicolata dall’umanità che esprimono.

L’eccentrica Billie Jean King che abbiamo conosciuto sul grande schermo si tinge delle insicurezze e delle paure dell’amore. La campagna femminista si intreccia con la sua vita privata, che vede il crepuscolo del suo matrimonio con Larry King e gli albori di una nuova passione con una donna inciampata per caso sul suo cammino. Spaventata da un’attrazione che non aveva mai provato prima, la tennista converte le paure in energia sul campo di battaglia.

Bobby è un uomo eccentrico ed egoista che non ha scrupoli ad utilizzare chiunque per ottenere ciò che vuole. La sconfitta lo riporterà alle sembianze umane, tanto da puntare finalmente il riflettore sulla crisi del suo matrimonio.

Oltre ad aver puntato l’attenzione su uno sport poco seguito raccontandone un momento glorioso, il film insegna che dietro le grandi battaglie della storia ci sono persone coraggiose che hanno investito persino la loro vita privata per la buona riuscita. Il vero antagonista non è Bobby Riggs, egli si pone involontariamente come il maggior veicolo di informazione.

Il nemico è il pregiudizio di chi detiene il potere, di chi ha la presunzione di porsi sul tetto massimo dell’umanità e giudicare il resto del mondo, dimenticando i principi di uguaglianza e rispetto. Nel 2017, dopo più di 40 anni, noi donne viviamo la stessa situazione, edulcorata dalla poca informazione che si impone nella nostra società. Avremmo bisogno di un altro match point, e forse è arrivato il momento di giocare un’altra partita.

Eugenia Liberato

Eugenia Liberato

Fuorisede di origini abruzzesi, vivo e studio a Bologna presso la facoltà di Lettere e Beni culturali. I miei interessi, per (s)fortuna, sono molti e molto diversi tra loro: la convivenza, infatti, è sempre sull’orlo della crisi. BBU è la mia passione, è il contenitore dei miei capricci e dei miei doveri. Recensisco film per passione, perchè oltre quella non ho altro. La cronaca sociale è il mio secondo ambito di interesse, ma ci sto lavorando.

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