La bizzarra storia dell’Isola delle Rose

isola delle rose, fonte jambo.altervista.org

l’Insulo de la Rozoj al largo delle coste di Rimini

  • NOME: it. Isola delle Rose, esp. Insulo de la Rozoj
  • GEOGRAFIA: isola
  • POSIZIONE: mare Adriatico, al largo di Rimini
  • SUPERFICIE: 400 m2
  • ABITANTI: 1 abitante stabile
  • FUSO ORARIO: UTC + 1
  • FONDAZIONE: 1 maggio 1968
  • ESTINZIONE: 25 giugno 1968
  • FORMA DI GOVERNO: repubblica esperantista
  • FONDATORE E CAPO DI STATO: Giorgio Rosa
  • LINGUA UFFICIALE: esperanto
  • VALUTA: mill

L’Isola delle Rose (o Insulo de Rozoj in esperanto) è un’isola artificiale costruita al largo delle coste di Rimini che dichiarò l’indipendenza dall’Italia nel 1968. Ammesso che ci capiate qualcosa, la sua storia è raccontata dal bel documentario in esperanto “Insulo de la Rozoj – la libereco timigas” scritto da Stefano Bisulli, Vulmaro Doronzo, Giuseppe Musilli e Roberto Naccari.

 

L’idea di costruire l’isola fu dell’ingegnere bolognese Giorgio Rosa (Bologna, 7 maggio 1925 – Bologna, 2 marzo 2017). Nel 1956 Rosa lavora nel settore edile e quotidianamente deve misurarsi con la gargantuesca burocrazia italiana. Inoltre considera l’Italia un paese influenzato di volta in volta dalle potenze straniere, siano russi o americani, e prono alla religione. Pian piano matura l’idea di affrancarsi da questo stato di cose e fare da sé. Scrive l’ingegnere nel suo memoriale “Il fulmine e il temporale dell’Isola delle Rose“:

I preti, con le loro assurde teorie e le loro sette ti inchiodavano e volevano che tu non facessi nulla che a loro non garbasse; i comunisti cercavano di combattere i signori e di portar via loro, con la terra, anche la loro ragione di esistere; solo i politici, asserviti ai russi o agli americani, avevano un futuro

Nel 1958 Rosa comincia a studiare il progetto, brevetto n. 1799/A/1968, di un “sistema di costruzione di isole in acciaio e cemento armato per scopi industriali e civili”, cioè una struttura sospesa formata da un’ossatura di tubi d’acciaio. Il 15-16 luglio dello stesso anno, fino a e per tutto il 1960, con un piccolo natante modificato da Rosa col motore di una fiat 500, cominciano i sopralluoghi per trovare una zona idonea all’installazione. La scelta cade su una porzione di mare a undici chilometri e mezzo al largo delle coste di Rimini, poche centinaia di metri al di fuori del limite delle acque territoriali, dove la giurisdizione italiana non ha valore. Nel 1961 Rosa, che sino ad allora aveva agito sempre da solo, al più coadiuvato dalla moglie Gabriella, coinvolge il signor Rinaldini, proprietario di un cantiere navale, e gli commissiona la costruzione di un mototopo veneziano, che chiama il Luciano, con cui sostituire il natante. La struttura dell’isola viene invece commissionata a una ditta di Bergamo. Si tratta di nove tubi di trentasei metri, che verranno poi assemblati a Pesaro il 14 luglio 1964. Secondo le dichiarazioni di Rosa i lavori, ammontanti a un costo complessivo di 400mila euro, sono completamente auto-finanziati.

il 31 luglio i tubi vengono posizionati sul fondale marino e si comincia a montare la struttura che nei progetti dovrà sostenere una piattaforma dell’altezza di cinque piani, anche se poi ci si fermerà a uno solo: quella sarà la futura repubblica esperantista dell’Insulo de la Rozoj. I lavori di ancoraggio si rivelano più complicati del previsto e nel 1965 l’impalcatura viene ribaltata in seguito a una mareggiata. Questo però non ferma l’ingegnere che il 21 maggio 1966 vede finalmente compiersi il suo sogno, la costruzione della piattaforma è finalmente completata.

Isola delle Rose

L’impalcatura ribaltata dopo la mareggiata

Nel frattempo la notizia dell’esistenza dell’Isola si diffonde e cominciano ad apparire i primi titoli sui giornali come “Sorrisi e canzoni”, “Epoca” e “Novella Duemila”. Notorietà che porta alcuni problemi: Il colonnello Sanguinetti della capitaneria di porto di Rimini intima di cessare i lavori, perché la zona è stata affidata in concessione all’ENI, e anche DIGOS e la dogana cominciano ad interessarsi all’esistenza dell’Isola. Intanto questa apre al pubblico, e i pescatori di Rimini cominciano ad organizzare gite in barca per i turisti più curiosi e gli stessi riminesi, che accolgono con favore la novità. Nell’idea di Rosa il turismo, insieme a un’indipendenza fiscale a mo’ di novella San Marino (il che getta qualche ombra sulla nobiltà delle motivazioni dell’ingegnere) dovrà essere una delle fonti di sostentamento dell’isola. Per dichiararsi indipendente in 1° maggio 1968 questa adotta una bandiera, un vessillo triangolare arancione su cui campeggia lo stemma della nuova repubblica, tre rose rosse in campo bianco. La dichiarazione d’indipendenza viene redatta in esperanto grazie all’aiuto di Albino Ceccanti, frate francescano ed esperantista. La repubblica viene battezzata col nome di Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj.

Bandiera dell’Insulo de la Rozoj

Si cominciarono a stampare francobolli e si pensò di aprire esercizi commerciali sull’Isola, un bar e un ufficio postale, di creare una banca e coniare monete. Idee che, a parte i francobolli, restarono fantasie. Fantasie che fiorirono copiose intorno alla vera natura dell’Isola: chi pensava fosse un night club, un casinò, una stazione radio pirata o addirittura una base segreta russa (non dimentichiamo che siamo in piena guerra fredda ed è al governo la DC). Il clima di sospetto intorno all’Isola cresce e pone fine, dopo cinquantacinque giorni, alla sua indipendenza. Il 25 giungo 1968 le pilotine dei carabinieri e della Guardia di Finanza circondano e occupano militarmente l’isola. L’11 febbraio 1969 i sommozzatori della marina militare segano le giunzioni tra i pali e minano i piloni con 75 chili di esplosivo, ma la struttura resiste a ben due tentavi di demolizione, il secondo condotto con 120 chili per palo. Sarà solo una burrasca che la farà inabissare definitivamente. É la fine dell’Isola. A noi resta la sua storia.

 

Al suo posto venne costruita una piattaforma metanifera chiamata Azalea B.

 

 

FONTI

Graziano Graziani, Atlante delle micronazioni, Quodlibet, Macerata, 2015

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