Come l’opera dello scrittore ozzanese ha influito sul fumetto italiano

La sede è di quelle importanti, l’auditorium della biblioteca “Sala Borsa” di Bologna. I relatori conoscono la materia: Daniele Barbieri e Sergio Rossi. Il soggetto, più che l’oggetto, dell’incontro è un maestro del fumetto nostrano: Luigi Bernardi.

Ve lo ricordate? Lo abbiamo già incontrato, seppur brevemente, nella prima puntata della rubrica, quella su ad Alessandro Distribuzioni, accennando al fatto che era stato tra i primi a credere in Italia il fumetto giapponese potesse trovare terreno fertile, iniziando a pubblicarne varie storie.

L’incontro di giovedì 23 febbraio, nell’ambito della rassegna “Disognando” promossa dalla principale biblioteca comunale bolognese, aveva come obiettivo proprio quello di riscoprire la cruciale figura dell’autore nato ad Ozzano dell’Emilia.

L’evento ha permesso agli interessati di rivivere la vita professionale di questa figura, spesso sottovalutata, ma che rivive ogni volta che un appassionato di qualsiasi età apre un fumetto viene dal profondo Oriente. O anche uno di Vittorio Giardino, scoperto e lanciato proprio da Bernardi sulle pagine di “La città futura”.

Da qui, poi la fondazione della casa editrice “L’isola trovata”, appositamente dedicata al fumetto, in un’epoca in cui questa forma di espressione non era vista di buon occhio, considerata troppo frivola, ma che allo stesso tempo, proprio per questa ragione, no doveva subire logiche di potere. Quello che leggeva il fumetto, all’epoca, era un pubblico giovanile che si sentiva parte della medesima comunità.

Bologna, all’epoca, era un luogo in cui si sognava un’utopia, quella dei fumetti che prediligevano la narrazione, in netta cesura con la rivista “Cannibale”, che mascherava una visione del mondo caustica dietro i suoi toni grotteschi ed esacerbati. Bernardi, profondamente convinto della bontà della prima, inizia a pubblicare autori che vengono da esperienze di “romanzo nel fumetto”, dunque, proponendo opere in cui la fantasia scardina la realtà, come i thriller politici o la fantascienza sociologica o critica.

Chiusa l’esperienza de l’ “Isola Trovata”, acquisita dalla Bonelli, Bernardi nel novembre del 1990 convince Glénat, cui nel frattempo era passato, a pubblicare il manga “Akira”. La diga a quel punto è sostanzialmente rotta, perché da lì in poi sarà un susseguirsi esponenziale di titoli nipponici che troveranno posto nelle fumetterie e nelle librerie italiane.

Molti arrivano grazie a lui, che fonda Granata Press, intercettando il pubblico cresciuto con i cartoni animati animati giapponesi, e si avvale degli allora nascenti Kappa Boys. Lo fa, peraltro, in un periodo in cui le riviste di fumetto (ovvero la base del genere, in Italia) iniziano a chiudere. Bernardi va ancora controcorrente, e ne fonda una, di rivista: “Nova Express”, che propone materiale sopratutto esterno, mentre quella precedente “Orient Express” era soprattutto di foggia italiana.

Oltre ai baloon, poi. l’editore propone le storie di Carlo Lucarelli e Marcello Fois e le videocassette di dei suddetti cartoni in versione non censurata. Poi Granata chiude, ma lascia davanti a sé un’eredità che le varie Star Comics, Panini Comics e Planeta-De Agostini raccolgono e fanno fruttare.

Un’influenza di questo genere non poteva andare perduta, e l’associazione che da Luigi Bernardi (scomparso a fine 2013) prende il nome ha proprio l’obiettivo di tenerne vivo il ricordo del lavoro, e di valorizzarne il patrimonio di scritti. Un giusto tributo per un tranquillo rivoluzionario.

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