LA SESTA NOTTE: il primo film di Paolo Pigozzi

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Paolo Pigozzi, giovane regista modenese, ci presenta LA SESTA NOTTE, la sua prima creatura cinematografica autoprodotta, di prossima uscita.

Salvatore Bruno

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Paolo Pigozzi, modenese, studente al Dams di Bologna, regista.

Potrebbe perfettamente essere una concisa bio nel profilo Facebook di un ragazzo con il cinema al posto del sangue, magari con il sogno di diventare regista pluriblasonato di un film in concorso al Festival di Cannes.

Quello con cui parliamo è di fatto uno che il cinema lo conosce bene e vuole farne parte, che ha fatto di tutto e regista lo è diventato per davvero. E non in un patinato quartiere di Los Angeles, bensì nella tranquilla Modena. Al posto di un red carpet, abbiamo deciso di incontrarlo per parlare del suo primo film, LA SESTA NOTTE, in una Piazza Verdi in cui, notoriamente, si aggirano personaggi che la rendono ricca miniera per grandi storie.

“La passione per i video e per la regia è mia da sempre – così esordisce e si presenta Paolo Pigozzi. “Cominciai a smanettare con il montaggio video sin da quando avevo 16 anni, prima per passione e ora per lavoro. Con questo film mi sono cimentato in qualcosa di veramente impegnativo, ma ne sono felice perché è la conseguenza perfetta di tante esperienze”.

Quando e come è nata l’idea di cimentarsi in un film?

“Onestamente non ricordo né il motivo, né il momento e né il luogo in cui mi è venuta l’idea, ricordo solo che ho iniziato ad abbozzare la sceneggiatura più o meno nel luglio 2014. Sin dal primo ciak del 10 ottobre 2014, fino al 25 agosto 2016 che è la data dell’ultimo, mi resi conto andando avanti che avrei dovuto pensare un po’ più in grande, anche se era un progetto autonomo e avrebbe richiesto più sforzo; la storia non era consumabile in un corto e aveva bisogno di un tempo più lungo per essere narrata”.

Riguardo agli attori e a chi ha collaborato al film, è stato difficile trovarli?

“Nient’affatto, anche perché siamo tutti amici o colleghi di studio e di lavoro. Con qualcuno di loro ci siamo conosciuti allo S.T.E.D. di Modena, un luogo dove si studia teatro, che ho frequentato per un certo periodo. Alcuni di loro studiano e sono attori professionisti, come Marco Frezza e Giacomo Stallone, con altri ci siamo conosciuti nelle aule bolognesi del DAMS, altri ancora camminano su percorsi diversi. Il valore aggiunto che ci accomuna tutti è la passione per il cinema, quindi la collaborazione in ogni fase del progetto è stata altissima da parte di ciascuno di loro.
Nessuno si è sentito costretto. E di ciò sono grato a tutti”.

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Parlaci un po’ delle particolarità della storia.

“Intanto è una storia che è molto legata ai limiti tecnici dell’essere un film indie e autoprodotto, in virtù di ciò sin dall’inizio sapevo cosa avrei potuto fare o meno. Sicuramente sulla storia sono molte le influenze di registi famosi, uno fra tutti David Lynch. Alcune scene sono chiaramente di stampo lynchano; di giorno c’è tranquillità, mentre di notte accadono stranezze. Il Lynch di Twin Peaks e Strade Perdute. Nell’aspetto formale richiama invece il cult movie La casa di Sam Raimi. Riguardo ai nomi dei personaggi, ho optato per mantenere quelli originali degli attori, a parte in un solo caso”.

Come è stato produrre un’opera che tendenzialmente richiede budget elevati?

“La problematica dei film indipendenti è l’audiovisivo, che richiede un budget elevato ovviamente non disponibile da parte nostra, ma le tecnologie oggi vengono molto incontro. Diciamo pure che, per fortuna, lavorando nel settore ho potuto utilizzare la mia attrezzatura da operatore di camera. Ci è venuto comodo anche il fatto che nel film ci sia un’unica location, tutto è stato fatto davvero con poco. I costi maggiori sono stati il trucco di scena,il cibo, la benzina e il tempo, mio e degli attori. Uno dei fattori che ha contribuito molto alla riuscita del film è stata anche l’azione di quello che in gergo tecnico si chiama one-man crew. Per dirla in modo spicciolo, il fatto che mi sia occupato di molti aspetti, dalla sceneggiatura alla regia, al soggetto, al mixaggio, fino alla fotografia e all’audio”.

Continua: “Di vitale importanza è stata anche la preziosa amicizia, mista alla passione per il progetto, alla cultura cinematografica e alla bravura tecnica, di Francesco Iengo e di Carlo Munaretto, con cui ho collaborato anche al progetto CasaParadiso. Entrambi mi hanno seguito in tutte le sessioni di ripresa. Un’amicizia nata tra i banchi del DAMS come quella di Aniello Ferrone, che ha curato gli effetti speciali”.

Quindi, se il più è stato fatto, l’uscita sarà a breve?

“Sì, ora è tutto nelle mie mani, è solo questione di mesi. Purtroppo devo coniugare il montaggio con altri vari impegni, uno fra tutti la stesura della tesi di laurea. In più stiamo pensando a distribuirlo, anche se un film indie non è molto adatto alla grande distribuzione. Di sicuro faremo una proiezione in un qualche cinema del nostro territorio, tra Reggio, Bologna e Modena, dato che quest’ultima è il luogo di provenienza di molti che hanno preso parte al film”.

Paolo, l’ultima domanda per concludere. Da cosa nasce il titolo?

“Preferisco non dire niente a riguardo, rischierei di svelare molto del film. Invito solo a seguire la pagina Facebook dedicata, su cui pubblicheremo novità e curiosità nei prossimi giorni.

Un consiglio? Seguiteci perché è roba davvero interessante. Per ora, lascio tutto nelle mani della curiosità e del mistero!”.