Keep your feelings in memory…”

(F. Battiato, No Time, No Space)

Tra me e tutte le cose si sta concludendo mentre scrivo queste righe. Vogliono essere il racconto della mia esperienza attraverso la condivisione di un evento che si è svolto in un tempo e uno spazio circoscritto e condiviso. Nulla di scientifico potrà essere rinvenuto tra queste interlinea, se non il tentativo di comprendere e lasciare uno spunto. Di riflessione forse.

Dopo aver attraversato l’Italia per due mesi, Maria Antonietta mette fine al suo tour acustico, nel quale ha presentato i brani del suo ultimo album Sassi, uscito per la Tempesta dischi, accompagnata dalla sua chitarra e con il sostegno di un’elettronica definita “minimale”, organi e chitarra elettrica di Fabio Marconi e Giovanni Imparato. L’intento era quello di creare “una bolla magica in cui tutto sarà minimalissimo ma potente…” come da lei riportato. Tutto questo, però è già accaduto.

In questi mesi ho ascoltato Maria Antonietta dal vivo tre volte, la terza al Locomotiv di Bologna, il 3 dicembre, all’interno del BPM Italian Fighters (Ronin, vs Dadamatto, vs Maria Antonietta). La dialettica di “potenza e minimalismo” della quale è frequente leggere in rete si è dispiegata pienamente, almeno nelle scelte elettro-acustiche. Direi una sintesi piuttosto, un inaspettato rinnovarsi. Una sincerità che passa da una dimensione di dialogo aspro e complice con il suo pubblico ad un viaggio capace di rimettere tutto in discussione.

Me lo ricordo ancora com’era il Locomotiv quella sera. Questa volta non mi era dato accovacciarmi sotto al palco in cerca di una familiare protezione, tra le parole e i passaggi conosciuti, tra la sua energia. Non ero compressa tra una folla che mi comprimeva contro un palco mentre cercavo di piazzare qualche scatto. Ero libera di muovermi. Nello spazio mi raggiunge immediatamente qualcosa di nuovo. Forse il synth, l’arrangiamento diverso da tutte le altre volte, o forse ero diversa io. Provenivo da una serie di domande, dalla data del tour elettrico alla quale avevo partecipato. Riconoscimenti delle fasi che precedevano la fine di una performance mi attanagliavano la mente come uno schema di infiniti rimandi, una gabbia, seppure ipnotica e potente. Si fa una scelta per potersi reinventare. E nella ricerca di questa artista, questo avviene. Si crea, si rielabora, si metabolizza e si ricrea. Si ricerca. E’ più che un semplice scorrere. A condizione di lasciarsi scorrere.

Continuerò ad attenderla Maria Antonietta.

Maria Antonietta@Locomotiv, Bologna, 3 dicembre 2014, "Tra me e tutte le cose".
Maria Antonietta@Locomotiv, Bologna, 3 dicembre 2014, “Tra me e tutte le cose”. Foto di Manuela Fuller (All rights reserved)
Maria Antonietta@Locomotiv, Bologna, 3 dicembre 2014, "Tra me e tutte le cose".
Maria Antonietta@Locomotiv, Bologna, 3 dicembre 2014, “Tra me e tutte le cose”. Foto di Manuela Fuller (All rights reserved)
Maria Antonietta@Locomotiv, Bologna, 3 dicembre 2014, "Tra me e tutte le cose".
Maria Antonietta@Locomotiv, Bologna, 3 dicembre 2014, “Tra me e tutte le cose”. Foto di Manuela Fuller (All rights reserved)
Maria Antonietta@Locomotiv, Bologna, 3 dicembre 2014, "Tra me e tutte le cose".
Maria Antonietta@Locomotiv, Bologna, 3 dicembre 2014, “Tra me e tutte le cose”. Foto di Manuela Fuller (All rights reserved)
Maria Antonietta@Locomotiv, Bologna, 3 dicembre 2014, “Tra me e tutte le cose”. Foto di Manuela Fuller (All rights reserved)

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