L’eredità di Piero della Francesca. FORLI’ – MOSTRA AI MUSEI SAN DOMENICO

Il matematico Luca Pacioli lo definiva il “monarca della pittura”, per Vasari era “il miglior geometra che fosse nei tempi suoi”: Piero della Francesca è sicuramente tra le personalità più note ed indiscusse del nostro Rinascimento e la stima presso i suoi contemporanei, come ben si evince dalle frasi sopra citate, era già grande.

La mostra che sarà ospitata ai Musei San Domenico di Forlì fino al prossimo 26 giugno, sotto la direzione generale di Gianfranco Brunelli, più che soffermarsi su Piero, mira però a illustrare l’influsso che il pittore ha avuto nel corso dei secoli successivi, in particolare sulla pittura del secondo Quattrocento e su quella dell’ Otto e Novecento.

La modalità con cui il tutto prende avvio ce lo suggerisce in modo forte e chiaro. La visita guidata all’interno delle sale si apre infatti non all’insegna di Piero, ma con il busto di Battista Sforza (moglie di Federico da Montefeltro) ad opera di Francesco Laurana e con L’amante dell’ingegnere di Carrà.

Le opere di Piero della Francesca presenti in mostra si contano sul palmo di una mano: il visitatore che si aspetti solo opere del pittore di Sansepolcro ne rimarrà deluso.

Bisogna prepararsi a tutt’altro percorso artistico, un viaggio che attraversa secoli di pittura, a volte anche con balzi temporali e spaziali non di poco conto e che fornisce pezzi difficili da metter insieme, se totalmente digiuni di storia dell’arte.

 

Piero della Francesca fu un artista caratterizzato da grande mobilità.

Ebbe modo di viaggiare e soggiornare in molte corti e città italiane, tra le quali si annoverano Urbino, Ferrara, Ancona, Rimini e Roma. Notevole fu l’influsso che esercitò anche sui pittori veneziani, in particolare su Giovanni Bellini e su Marco Zoppo che da lui apprese una nuova sensibilità luministica, consentendogli di sviluppare una nuova idea di spazio, colore e forma.

Proprio per questo, come lo stesso Longhi suggerisce, egli è “uno dei principali artefici di una italianizzazione dello stile”.

 

Ciò che più ispira i pittori dei secoli successivi è però sicuramente il ciclo di affreschi di Arezzo, in cui Piero affronta il tema della Vera Croce (la leggenda che racconta la storia del legno sul quale venne crocifisso Cristo). Hebert, a metà ‘800, ne apprezza la resa dello spazio, Layard e Loyeux ne riprenderanno lo stile, realizzando scene di grande complessità narrativa. Anche il macchiaiolo Silvestro Lega vanterà questo ciclo di affreschi tra le proprie fonti, così come lo stesso Degas per la realizzazione della sua Semiramide costruisce Babilonia.

 

semiramidedegas

                                                                Semiramide costruisce Babilonia, E. Degas (1860-1862)

 

Grande attenzione è poi attribuita allo studio della prospettiva. Il ferrarese Achille Funi fa uno studio diretto sulle opere del ‘400, realizzando in Visione di una città ideale un compendio di edifici celebri.

La stessa importanza data all’articolazione dello spazio, della scena e dell’architettura verrà poi ripresa in tutt’altro contesto anche da Altamura.

 

 

Rigore formale e norma geometrica vengono apprezzati anche dalla pittura metafisica. Morandi, Carrà, De Chirico sono tutti nomi che traggono ispirazione dal pittore di Sansepolcro.

Emblematica è poi Silvana Cenni di Felice Casorati che rivela una visione geometrica dello spazio e quell’atmosfera di immobilità tipica dell’opera di Piero della Francesca e che non può non ricordare la solennità della postura della Vergine presente nel Polittico della Misericordia.

 

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Dettaglio del polittico della Misericordia di Piero della Francesca (1444-1464) comparato con Silvana Cenni di Felice Casorati (1922)

 

 

Nel Novecento Piero della Francesca viene riscoperto anche come maestro del colore e omaggiato da Semeghini, Ferrazzi e Duncan Grant.

Morandi ne riprende invece la luce zenitale, ferma e l’assenza di ombre.

 

Questi sono solo alcuni dei tanti nomi ospitati nel complesso forlivese.

La questione è ben più ampia e complessa, più di quanto si possa trasmettere a parole.

Solo uno sguardo dal vivo potrà rivelare pienamente tutta la grandezza di colui che ha segnato il suo secolo, quelli successivi e l’intera storia dell’arte.

Cristel Costanzi

Classe 1989, nonostante il mio nome faccia a molti supporre origini nordeuropee, sono una romagnola doc! Dopo aver compiuto studi classici, mi sono laureata in lettere presso l’Alma Mater Studiorum e attualmente mi sto specializzando in italianistica e scienze linguistiche. La mia vera passione? I viaggi! Ma non sono da meno la cucina, l’arte e, ovviamente, la letteratura.

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