LM 14 in Italianistica ancora sotto i riflettori: il collettivo Lettere Aperte lancia la campagna social #ItalianisticaAperta contro l’introduzione del test di verifica.

Ad aprile, come un fulmine a ciel sereno, l’Università di Bologna condivide con i suoi studenti alcuni provvedimenti per quello che riguarda i requisiti di accesso alla LM 14 in Italianistica. E dopo aver alzato il voto minimo di accesso da 95 a 100, è subentrata la proposta di una verifica delle competenze, anche per coloro che soddisfano il requisito del voto minimo.

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Siamo ormai agli sgoccioli e il prossimo 18 giugno, durante il Consiglio di Corso, i Docenti voteranno per l’introduzione o meno della prova.

Nonostante il voto minimo sia sceso nuovamente a 95, la prova ostativa non è stata accettata di buon grado dagli studenti poiché il non superamento implica l’impossibilità di iscriversi alla LM 14.

Grazie alle assemblee organizzate da studentesse e studenti del collettivo Lettere Aperte, per chiamare i giovani laureati a marzo e coloro che contano di terminare gli studi triennali entro novembre, in sessione,  conosciamo il numero degli appelli per sostenere la prova, la durata e la struttura.

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Lettere Aperte è un gruppo di studenti della scuola di Lettere e Beni Culturali, nato per mettere in contatto coloro che sono interessati a discutere e condividere proposte ed esperienze all’interno dell’università.

Gli studenti del collettivo, portavoce del disagio di diversi colleghi, hanno chiesto udienza ai Docenti responsabili del Corso di Studi, prima del consiglio del 18 giugno, perché l’ultima parola tocca a coloro i quali saranno investiti dalla possibile introduzione della prova.

Venerdì (15 giugno) diversi giovani potranno raccontare la loro esperienza ai Docenti in questione e i rappresentanti degli studenti, eletti in Consiglio di Dipartimento con la lista Link-Studenti Indipendenti, parteciperanno alle discussioni all’interno degli organi lunedì prossimo per dare voce a tutti gli studenti in disaccordo.

Grazie al loro supporto, nasce un movimento sincero per il diritto allo studio, dove gli studenti di Bologna lavorano insieme al proprio futuro. A tal proposito è importante la campagna social che partirà domani, che lancia l’hashtag #italianisticaAperta sulla pagina facebook di Lettere Aperte.

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Sono una studentessa di Lettere Moderne anch’io, vicina alla laurea, e rischio di vedere il mio futuro spegnersi. Fino ad ora ho riportato solo informazioni, ma oggi voglio dirvi quello che penso, al di là delle mie motivazioni personali, importanti quanto quelle di tutti i miei colleghi.

Come sapete, in questi mesi (giugno-luglio), alcuni Docenti dell’Università di Bologna e di tutta Italia hanno aderito allo sciopero indetto nuovamente per il riconoscimento degli scatti stipendiali, ma non solo, si parla anche di diritto allo studio e concorsi.

Le richieste sono chiare: 6mila concorsi per professore associato, per sanare la situazione di 14mila ricercatori a tempo indeterminato lasciati dalla Gelmini “nel limbo di un ruolo ad esaurimento”. Altri 4mila concorsi per ordinario e altrettanti concorsi per ricercatori a tempo determinato: “l’università ha bisogno di nuove leve e occorre dare una soluzione forte al precariato”.

Senza entrare nel merito del disagio causato agli studenti, nonostante la collaborazione e la comprensione dei Docenti stessi aderenti allo sciopero, in virtù di queste dichiarazioni, quali e quante saranno le nuove leve dell’Università di Bologna se ogni anno l’iscrizione a lauree triennali e magistrali viene ostacolata dall’inserimento di nuovi requisiti e test d’ingresso? Come è possibile che nessuno pensi anche al precariato di domani?

Diminuire il numero di studenti che possono accedere alle LM, compresa Italianistica, significa cedere alle difficoltà per cui i Docenti oggi scioperano. Non serviranno più, un giorno, 4.000 concorsi per ordinario, o 6000 per professore associato. Un test ostativo è avvilente anche per le nuove generazioni, cioè coloro che un giorno si troveranno a fare una delle scelte più importanti del loro futuro, perchè inevitabilmente l’inasprimento continuo dei requisiti di accesso li influenzerà.

Leggo anche, tra le richieste, diritto allo studio e 80 milioni per borse di merito. Ad Italianistica, invece, cercano di ridurre il numero dei futuri studenti perchè non ci sono abbastanza insegnanti.

Siamo di fronte a due categorie che lottano per il proprio futuro, studenti ed insegnanti. Non è forse arrivato il momento di trovare una soluzione comune, che legittimi i diritti di entrambi?

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Un test non è diritto allo studio, perchè preclude l’iscrizione agli studenti che non lo supereranno entro i termini stabili; non è diritto al lavoro nemmeno per quei Docenti che oggi scioperano per aumentare il numero dei concorsi: quali posti di lavoro può creare un numero ridotto (e in continua riduzione) di studenti?

Io non ci sto: #ItalianisticaAperta.

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