Il CSL è un’associazione, senza vincoli formali, che si impegna a promuovere la laicità. Le attività che ci hanno sempre coinvolto sono il cineforum e la realizzazione di convegni. Ma il CSL è anche una “redazione aperta”, alla quale si può contribuire anche solo inviando un articolo. Non richiediamo la trattazione di un tema imposto, ma solo uno specifico modo di trattare un tema. Vale a dire: originalità, ovviamente, e spirito critico. Che del resto sono le basi del pensiero laico. Ringraziamo quindi Claudio Novelli per il prezioso contributo.

 

Un articolo così pretenzioso – che porta nel suo stesso titolo un grado di ambizione oltre ogni ritegno – necessita di alcuni chiarimenti. Le famose mani avanti, braccia in questo caso. Magris e Pasolini sono due intellettuali molto diversi e voler ricercare chissà quale reviviscenza del secondo nel primo è un artifizio retorico del tutto miope. Pare tra l’altro che Magris abbia anche incontrato (da giovane) Pasolini e che vi sia ritrovato a discutere; ne è testimonianza un passo del diario del poeta Marin:

Nella conversazione il giovane Magris lo subissava. Eppure è uno degli uomini più intelligenti d’Italia, Pier Paolo… ma Claudio lo ha sbalordito. E io, lì, ad ascoltarli, pieno di meraviglia.” 9 gennaio 1966 Roma

Cosa, dunque, mi ha spinto a ricercare questo difficile confronto? E’ molto semplice. Magris e Pasolini – a loro modo ed in anni diversi – hanno passato al vaglio del proprio spirito critico la società che si ritrovavano a vivere, prefigurandosi come esponenti di quella élite intellettuale la cui vocazione civile costituisce una ricchezza mai sufficientemente apprezzata. La lettura degli eventi e delle dinamiche sociali che ne deriva è espressa in due libri; per Magris Livelli di Guardia (2006-2011)e per Pasolini gli Scritti Corsari (1973-1975). La lettura di queste due raccolte – peraltro entrambe attingono ad articoli di giornale dei due autori – è estremamente utile, anche per cercare di coglierne i punti di affinità. Ho perfino supposto una qualche linea di continuità tra le parole sempre sagge e in alcuni casi profetiche di questi  maestri. Penso che molte delle supposizioni acclamate da Pasolini nelle sue opere trovino dei riscontri evidenti anche nel libro di Magris. Tutto ciò è solo frutto della mia feroce immaginazione probabilmente, ma come potrebbe essere obiettato il fatto che due letterati connazionali chiamati ad interpretare i tumulti quotidiani siano espressione di una medesima indole, e che ribadiscono nel loro compito un ruolo intramontabile? La conclusione è palese.

pasolini

 

Come una filastrocca ripetuta perpetuamente, abbiamo letto o comunque ci hanno informati del fatto che Pasolini ha predetto l’epoca dei consumi e descritto la rivoluzione sociale che ha contribuito a formare il mondo attuale. Tutto sacrosantamente vero. Ma di certo non era un santone; gli Scritti Corsari in questo senso sono particolarmente esplicativi, ci permettono di capire il percorso logico e culturale –  frastornato di dubbi e tribolazioni –  che preludeva ogni sua presa di posizione. Ripetutamente vengono anche segnalati importanti dibattiti di carattere politico-sociale intrapresi con altri intellettuali di grandissima levatura. Magris, dal canto suo, si barcamena tra i misfatti contemporanei, altrettanto complessi e per i quali Livelli di Guardia assolve un compito primario. Gettandosi anche in questioni notoriamente demagogiche, Magris non cede mai alla presupponenza che alle volte finisce per distrarre il messaggio di un’analisi elaborata (cosa che forse non lo accomuna troppo con Pasolini). Un manuale alla portata di tutti, tutela della vita civile.

 

Nel rendicontare le situazioni di riferimento una preponderante differenza tra le due penne è riscontrabile nello stile giornalistico-narrativo. Pasolini e la sua irrinunciabile controtendenza – mai inutile o fine a sé stessa – sono delle costanti di questi articoli di giornale. L’esemplare dimostrazione che non c’è necessità di arrendersi al comune pensare o al buon senso generale, ma è sempre possibile richiamare a valori diversi talvolta ingiustamente non riconosciuti. Nel percorrere questa direzione Pasolini dà vita a sillogismi brillanti e nel farlo non teme mai il ricorso al ragionamento filosofico e non fugge nemmeno la complessità espositiva. Qualcuno direbbe che sono cambiati i tempi e un Corriere della Sera poteva anche permettersi di mandare in prima pagina uno che nello stesso articolo cita Camon, Hegel e Tolstoj. All’epoca c’era chi sosteneva che parlasse solo alla classi colte, dimenticando che Pasolini avesse forzato le forme espressive più disparate, per giungere a tutti. L’approccio di Magris è più cauto, sicuramente meno dirompente nelle modalità di comunicazione ma, proprio per questo motivo, delicato ed elegante nell’adempiere l’intento comune.

 

magris

 

Senza dubbio, però, l’aspetto che ho trovato più interessante è quello delle tematiche trattate. In particolare entrambi gli scrittori manifestano un’attrattiva molto forte verso gli argomenti religiosi. Questo ci dice anzitutto che le dispute confessionali –  in quasi quarant’anni di distanza –  mantengono il loro fascino e si pongono come argomento di forte demarcazione tra gli intellettuali. Ci dice, certamente, che l’invadenza della Chiesa persiste, costringendo più volte al confronto su tematiche di ordine politico-civili. Seppure in maniera diversa, entrambi non disprezzano l’idea di una Chiesa calata nell’andamento politico, capace di farsi portatrice di interessi e non solamente dedita agli argomenti spirituali. Ancora una volta rimane differente la cifra delle dissertazioni: per Pasolini assume la portata della rivendicazione anticapitalistica, laddove la società dei consumi esprime valori e sentimenti irreligiosi nonché totalitari, mentre Magris suggerisce il superamento del disprezzo per l’ingerenza della Chiesa nelle questioni politiche, a suo avviso ipocrita. Anche problemi etici (assolutamente non scevri da valutazioni religiose) si affacciano nelle due trattazioni. Pasolini si scaglia contro la legalizzazione dell’aborto, nient’altro che l’istigazione alla libertà di coito della maggioranza. Magris affronta il tema dell’eutanasia, in maniera forse più sentimentalista che non polemica. Oltre a queste analogie in materia di questioni trattate, reputo che i due libri siano all’avanguardia assoluta per quanto riguarda la libertà di opinione, e dunque di critica feroce.

Queste memorie di “guerra” fortificano lo spirito di chi – avvinto dalla nebulosità della comunicazione –  inizia a percepire la superficialità dell’informazione moderna, che non sollecita la fisiologica esitazione del raziocino e disabitua alla sensibilità di una ponderazione anzitutto umana. Gli scritti corsari e i Livelli di guardia sono le bandiera di questa sensibilità, dalla quale non può prescindere nemmeno la più asettica riflessione. Le ambizioni civili sui diritti e sulle libertà, rischiano di essere confinati ad inaccettabili stemmi di maniera.

[Claudio Novelli]

 

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