“MANI SULLA SANITA’: LA RIVOLTA”, di Giuliano Bugani

Un documentario prodotto da IndyGround Film: un’avventura “introspettiva” nel mondo della sanità in tre grandi regioni italiane: Emilia Romagna, Toscana e Friuli.

Un’inchiesta durata due anni e l’impegno di 21 operatori video: Mani sulla sanità: la rivolta è il secondo documentario a tema “sanità” di Giuliano Bugani, prodotto dal collettivo IndyGround Film (di cui è il fondatore).

Nel 2013 un comitato del quartiere Reno informa la troup di Giuliano della chiusura della ASL. All’assemblea indetta per denunciare il pioniere dei futuri tagli, si presentano anche i sindacati: Vasco Errani, ex presidente della regione Emilia Romagna, vuole “chiudere” la sanità.

Nasce il primo documentario che denuncia fatti gravissimi riguardanti proprio il taglio di fondi ad uno dei sacrosanti diritti di ogni cittadino: Mani sulla sanità.

Ma cosa significa “taglio di fondi”?

Molto semplice: reparti ospedalieri che chiudono, intere cliniche smantellate, rase al suolo. Cedono spesso il posto a mal funzionanti o non funzionanti Case della Salute, di cui tutt’ora singoli e comitati si chiedono l’utilità.

A pagarne le conseguenze sono i piccoli paesi a ridosso delle grandi città, geocollocati molto spesso in zone aspre, di montagna, a volte isolate, a km di distanza dagli ospedali principali. Ogni cittadino è così obbligato a prendere coscienza della violazione di un proprio diritto.

La sanità pubblica cede il posto al privato. Ma l’assistenza sanitaria non dovrebbe essere un diritto immediato, anche economicamente parlando, di ogni cittadino? A quanto pare alcune politiche regionali non ritengono prioritaria la salute di una fascia ristretta di persone.

La rivolta, infatti, non è solo il sequel, ma una conseguenza naturale. Nel secondo documentario il presidente in carica della regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, pare abbia portato a termine ciò che il suo predecessore aveva teorizzato.

Un serpente che si morde la coda, personalità politiche che deludono e svelano false promesse.

Ma si possono “tagliare” i nostri diritti?

È proprio Giuliano, grazie al suo grande lavoro d’inchiesta, a ricordarci che non è possibile rimanere in silenzio o voltarsi dall’altro lato di fronte a simili ingiustizie. L’informazione corretta, scevra dall’idea settaria e d’elite del benessere riservato a pochi fortunati, è il primo passo.

Porta sul grande schermo grandi e piccoli comitati che non hanno mai smesso di combattere per ciò che spetta loro di diritto. Un loro che ha tutte le prerogative e i colori per essere universale. Come ci ricordano diverse testimonianze, una donna dovrebbe poter partorire in sicurezza dentro un ospedale, ma il numero dei nati in ambulanza cresce ogni anno. In Emilia Romagna, in Toscana, in Friuli, e chissà dove ancora.

Senza fronzoli, statistiche incomprensibili, e senza i giri di parole che piacciono alla politica, Giuliano fa un tuffo nella cerchia insidiosa della sanità italiana, passando attraverso la giurisdizione di tre grandi regioni.

giuliano bugani

Giuliano Bugani, foto di Elisa Pioppi

Proprio Giuliano mi racconta che ha passato una vita a dedicarsi al sociale.

Ex operaio, entra nel mondo del lavoro a 16 anni e vi rimane per 40. E’ cresciuto in un ambiente umile dove l’unica via di fuga dal lavoro casalingo era la scrittura. Scrive a 10 anni il suo primo “Romanziota”: un racconto satirico che parla di se stesso, di una fuga d’amore che lo porta fino a Philadelphia.

“La protesta è una fuga dal sistema”, mi dice, e a 26 anni fonda il giornale del PC. Siamo alla fine degli anni ’80 e per 10 anni si dedica ai Quaderni Ozzanesi, in memoria dei quaderni di Gramsci.

La letteratura operaia è il mantra.

Pubblica diverse raccolte di poesie, tra cui “I Cortili del Purgatorio” nel ’97.

Non manca il teatro tra le sue passioni ed è fautore di 15 opere teatrali. L’ultima è “Il Sistema Binario” dedicata agli operai OGR (officine grandi riparazioni), in scena al Quartiere Reno il 10 febbraio.

Nonostante alcuni anni di pausa, Giuliano non perde il suo spessore e continua i documentari e il suo lavoro di scrittore dal 2015, con la stessa passione dei primi anni.

Ho chiesto a Giuliano se ci sarà un terzo sequel di “Mani sulla Sanità”, ma questa è un’altra storia.

Eugenia Liberato

Eugenia Liberato

Fuorisede di origini abruzzesi, vivo e studio a Bologna presso la facoltà di Lettere e Beni culturali. I miei interessi, per (s)fortuna, sono molti e molto diversi tra loro: la convivenza, infatti, è sempre sull’orlo della crisi. BBU è la mia passione, è il contenitore dei miei capricci e dei miei doveri. Recensisco film per passione, perchè oltre quella non ho altro. La cronaca sociale è il mio secondo ambito di interesse, ma ci sto lavorando.

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