La Bologna che si prepara con trepidazione alla visita di Papa Francesco il primo ottobre ha offerto una sorta di preambolo, altrettanto gradito.  Il 14 settembre Bartolomeo I, patriarca della Chiesa Ortodossa di Costantinopoli, si è fermato per un breve ma intenso saluto nella parrocchia del Corpus Domini.

Una serata piacevole, che ha offerto la possibilità di confrontarsi con una realtà che sembra lontana nello spazio e nel tempo (lo scisma è del 1054), ma in realtà è vicina e attuale.

Una di quelle serate che lasciano la sensazione di avere composto, in piccolo, una parte di storia.

Canali aperti

Il perché si tratti di un preambolo è presto detto: Francesco ha un dialogo aperto e costante con Bartolomeo, e non mancano gli “scambi di delegazioni” in occasione delle rispettive ricorrenze.

Il Papa non manca mai di auspicare una ritrovata unità dei cristiani, frammentati oggi in diverse confessioni.

Da parte sua Bartolomeo, in carica dal 1991, ha sempre offerto una sponda in questo senso, così come su altri temi.

Dai rifugiati alla tutela ambientale, fino alle vicende del Medio Oriente, le due guide spirituali cristiane hanno sempre cercato, dall’inizio del papato di Bergoglio, un terreno comune su cui instaurare il dialogo.

Visione comune

Bartolomeo e Francesco convergono anche sull’idea della Chiesa che hanno: semplice attenta ai bisogni e in cui le diverse parti collaborino. A cominciare dalle singole parrocchie.

La parrocchia può essere definita la prima cellula della Chiesa, in cui si vive la familiarità tra coloro che stanno appresso. Nella etimologia, infatti il termine “parrocchia”, indica coloro che vivono vicino, dal greco παρά (parà) e οικέω (oikeo), e quindi al pari della famiglia, essa diviene una Chiesa domestica, in cui la fraternità è centrale e la collaborazione tra il parroco, quale delegato del vescovo locale ed i fedeli, soprattutto con coloro che sono chiamati a coadiuvarlo, deve essere esemplare.

Ma il parroco, come capo della parrocchia, deve essere anche modello per i propri parrocchiani” ha continuato Bartolomeo nel suo intervento.

I laici, ed in modo particolare il Consiglio Parrocchiale, devono aiutare il parroco ad affrontare anche le ovvie incombenze materiali, le opere caritatevoli, ma anche il catechismo, la manutenzione della Chiesa (…) e tutto ciò che concorre a rendere la parrocchia attiva e solidale.

Una chiesa domestica e dialogante

Perché, sempre riprendendo le parole del Patriarca “la chiesa domestica, la parrocchia, è una famiglia dove vige armonia, amore ed unità e dove tutti portano a compimento i propri doveri ed i propri compiti con spirito di unità e nel dialogo reciproco.

Sembra quasi di percepire dalle parole di Bartolomeo I, il dialogo alla base è una condizione necessaria (ma non sufficiente) per avere dialogo in cima.

Ed è necessario passare da un altro snodo: “Per questo il secondo cardine della parrocchia è il Dialogo d’amore, che porta all’unità. Nella parrocchia non ci deve essere posto per i personalismi, ma ci deve essere sempre uno spirito di unità e sacrificio.

E questi si ottengono solo col dialogo“, il quale “porta a risolvere ogni incomprensione“, “comprende le necessità dell’opera filantropica a favore dei bisognosi“, “agisce quando sorge la sofferenza” e “apre le porte all’ospitalità cosciente, alla crescita umana e sociale e non chiude le porte mai ad alcuno.

 Cosicché il messaggio evangelico dell’amarsi gli uni gli altri trovi concretezza continua all’interno della propria cellula.

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