MUSEORFEO: UNA CASA SUI GENERIS

La prima volta che senti parlare di home gallery non puoi fare a meno di provare un certo scetticismo: l’espressione inglese lascia pensare a una sorta di figura retorica ideata per descrivere, in maniera più allettante, un ambiente espositivo informale.

E invece proprio di una casa si tratta, quella (nel nostro caso) di Eugenio Santoro.

MuseOrfeo è infatti un accogliente appartamento privato, nascosto al secondo piano di un edificio collocato nell’omonima via, in cui vivono Eugenio – curatore indipendente di mostre d’arte – insieme alla sua famiglia.

Quando Eugenio racconta la sua attività, lo fa con la convinzione e la disinvoltura di chi ha dato vita ad un progetto (e prima ancora a un’idea) in cui crede fermamente, ma che necessita di continuo nutrimento ed impegno per maturare a pieno.

MuseOrfeo, oltre ad ospitare Eugenio e la sua famiglia, accoglie quadri, fotografie, opere d’arte ed è un luogo in cui possono passare, fermarsi ed incontrarsi fotografi, artisti, baristi, commercianti, infermieri, avvocati, psicologi, ingegneri, carpentieri, macellai, studenti (stranieri e non), in poche parole: chiunque ami – o semplicemente voglia innamorarsi di – arte.

Non è un caso se, come ci rivela Eugenio, lo scopo di MuseOrfeo è quello di avvicinare le persone all’arte. La home gallery consente allo spettatore di trasporre i quadri affissi alle pareti sulle mura di un’altra casa: la propria. La galleria perde un po’ di quella seriosità da “spazio espositivo privilegiato” che spesso la contraddistingue intimorendo gli spettatori (talvolta giovani amanti alla scoperta del loro primo amore), per divenire invece un ambiente familiare e caldo, alla portata di chiunque abbia un tetto sopra la testa. Veniamo invitatati a guardare (e ad intendere) l’arte come qualcosa di quotidiano, nel quale immergerci ogni giorno, gesto dopo gesto, da soli o con gli amici, nell’intimità delle mura domestiche.

Inaugurato nell’ottobre 2012, da allora MuseOrfeo presenta due mostre al mese, preferibilmente la domenica pomeriggio. Eugenio ha dedicato due stanze della propria casa privata a mostre d’arte, per un totale di circa 24 metri lineari espositivi.

Ma non è tutto.

Oltre alle opere d’arte, la casa offre anche la possibilità di seguire corsi di incisione e workshop per diventare gallerista e curatore.

Del resto, Santoro ha maturato una lunga esperienza nel campo artistico. Nato a Bologna nel 1970, ha frequentato il Dams sotto le due Torri, fino a quando, dalla seconda metà degli anni novanta, ha cominciato a organizzare mostre d’arte, in sale comunali e private. Successivamente, ha preso parte parte a due commissioni cultura per il Comune di Bologna ed è stato incaricato di curare le Celebrazioni morandiane indette dal Comune per la celebrazione del 50° anniversario della morte di Giorgio Morandi.

Come nasce dunque l’idea di aprire una home gallery? <<L’idea nasce dal bisogno di colmare delle necessità e non di riempire degli spazi o, in questo caso, delle pareti. Bologna è piena di spazi abbandonati e persone che vogliono lavorare. Se si uniscono questi elementi, dal loro incontro, non può che nascere una home gallery>>.

Nell’introdursi a casa altrui, per quanto allo scopo di godersi una mostra, è evidente che il concetto di home gallery muta profondamente la vita domestica del gallerista, costringendo lui (e la sua famiglia) a rinunciare a una certa dose di privacy. D’altra parte, ascoltando Santoro, pare ne valga davvero la pena: <<MuseOrfeo ha dato un valore aggiunto alla mia vita. Ha portato il piacere di condividere e di conoscere gente>>.

Qualora, magari leggendo questa breve intervista, vi sia venuta voglia di allestire una home gallery tra le vostre mura domestiche, non resta che ascoltare i consigli di Santoro. <<Selezionate. Non perdete tempo e fate molta pratica. Andate alle mostre, partecipate alle inaugurazioni>>. L’unico modo per entrare nel mondo dell’arte è mettersi un paio di scarpe ai piedi, uscire di casa e andare fisicamente là dove l’arte si trova. E <<copiate chi vince>>. Del resto, come sosteneva anche Picasso, se qualcosa funziona bene, l’unico modo per farla funzionare altrettanto bene è copiarla.

Sotto un profilo più tecnico, poi, diventare home gallerist non sembra essere eccessivamente complesso, sempre ammesso che abbiate una cultura e un’esperienza adeguate al compito. Altrimenti rischiate di trovarvi la casa stipata di opere d’arte che finirete per contemplare da soli o, nella migliore delle ipotesi, in compagnia di qualche caro amico e una birretta. Giuridicamente, la home gallery è qualificata e registrata presso l’Agenzia delle Entrate come associazione culturale in quanto, spiega Eugenio, la figura del curatore in Italia non è completamente riconosciuta. Dal punto di vista economico, con questa formula, l’attività del gallerista in casa permette un abbattimento delle spese vive di gestione, mentre, con riferimento all’aspetto remunerativo, è previsto un 20 per cento di commissione sulle vendite.                                                                                                                Se anche altri seguissero le orme di MuseOrfeo, potrebbe finalmente prendere vita l’obiettivo di Santoro: la creazione di una vera e propria rete di home galleries in città.    

Quali sono invece i prossimi eventi di MuseOrfeo? <<A metà febbraio, saranno inaugurate le mostre di due fotografi, uno di Pistoia, e l’altro bolognese ma trapiantato a New York. Ad aprile verrà esposto un pittore cubano>>.

Prima di lasciare questa insolita casa, sorge un’ultima domanda: ma la gente è più interessata alla casa o alla galleria? <<La home gallery è un’esperienza totale. Quando si sente parlare di home gallery, si potrebbe pensare che debba trattarsi di una casa (quantomeno) speciale. Invece è una casa normalissima, come quella di chiunque altro. Ed è proprio questo che piace. Alla gente piace l’informalità, del resto non è casuale che tutte le decisioni importanti vengano prese a latere, intorno ad una tavola imbandita, nei contesti più informali. E poi, se la gente è più interessata alla casa, tanto meglio! Mi fa piacere che piaccia>>.

Quando arriva la domenica, se, come cantava Dalla, anche voi pensate “in fondo è una giornata stupida, di alternative non ce n’è”, allora provate a ricredervi. Fate due passi sotto i portici e dirigetevi in via Orfeo 24 per innamorarvi dell’arte, osservarla o anche, più semplicemente, per curiosare nella casa di un vero bolognese.

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