Mustang” (o “mustango”, la versione italianizzata), ai grandi appassionati del Far West, risulterà un termine conosciuto. Si tratta di una razza equina inselvatichita, lo stesso termine significa “non domato”. Indipendente e dotata di grazia, resistenza e velocità, la protagonista non è questa popolazione equina. Vantano le stesse caratteristiche 5 ragazze, sorelle, che vivono in un paesino nel nord della Turchia, a 1000 km da Istanbul.

Mustang
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Deniz Gamze Ergüven, regista turca esordiente, racconta la storia di queste 5 ragazze di età diverse, indomabili, assetate di libertà, ma oppresse dalla cultura, dalla gerarchia, dal maschilismo, dalla nonna e dallo zio. Un film che rappresenterà la Francia ai premi Oscar 2016: una storia emozionante e tanto ingiusta quanto, purtroppo, vera.

L’ultimo giorno di scuola le giovani donne, prima di rincasare, si fermano in spiaggia con i loro compagni. Un innocente bagno, la lotta sulle spalle, tante risate. L’aver permesso a degli uomini di mettere la testa fra le loro cosce farà capitolare le loro esistenze. Incapaci di rispettare le ferree regole imposte loro dallo zio depravato e meschino, vedranno trasformare la loro casa in una robusta fortezza: grate di ferro alle finestre, cancelli più alti, muri di cemento più alti, coprifuoco. Persino l’abbigliamento, considerato oltraggioso e indecente, verrà loro imposto: delle sacche lunghe “color merda” per ognuna di loro, con le maniche e la gonna lunghe al punto giusto, quello consono.

Seppure in qualche modo il film possa risultare banale, poiché la trama racconta una storia, anzi, una cultura che noi già conosciamo, che rifiutiamo e che difficilmente tolleriamo (noi donne in prima fila), in realtà è particolarmente interessante il punto di vista con il quale viene proposto. Si tratta di 5 ragazze adolescenti, nel pieno dell’età della ribellione, nel pieno della transizione tra l’infanzia e l’attesissima maturità. Una ad una, dalla più grande alla più piccola, saranno letteralmente donate nelle mani di mariti più o meno conosciuti, forse amati. 5 adolescenti che, in balia di una nonna retrograda e di un zio ignorante e violento, diventano donne senza averne le prerogative, senza conoscerne alcun aspetto. Il punto di vista, quindi, è quello di 5 piccole donne che cercano ad ogni costo di ribellarsi e di emanciparsi. Inconsciamente agiscono nella visione di un mondo migliore, giusto, equo. Non si accorgono, data l’innocenza della giovane età, di combattere un mostro grande e comune.

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Tutti siamo portatori sani di libertà, teniamo ad essa così tanto da rinunciarvi, a volte. Delle comuni ragazzine turche sentono il bisogno di proteggere la loro individualità, la loro persona. Purtroppo la libertà a volte si avvale di prezzi davvero infami e il sacrificio che costa le marchierà per tutta la vita. Davanti avrete una libertà fatta di lunghi capelli e grandi sorrisi, di corpi in fermento, di prime armi e prime esperienze.

Accostato, erroneamente, a “Il Giardino Delle Vergini Suicide” di Sofia Coppola per le similitudini nella trama, questo si presenta come un altro film in cui le donne combattono per essere tali in quanto tali, cercando di prescindere dallo scopo per cui la famiglia, la cultura e la religione le indottrinano poco dopo aver mosso i primi passi, purchè anche questi siano nella direzione giusta.

Vi consiglio di vedere questo film anche per l’ottima regia della Ergüven, che ha egregiamente superato i giudizi della critica. Non perdete la programmazione del Cinema Teatro Galliera, che lo proietterà nuovamente questo weekend.

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Eugenia Liberato
Fuorisede di origini abruzzesi, vivo e studio a Bologna presso la facoltà di Lettere e Beni culturali. I miei interessi, per (s)fortuna, sono molti e molto diversi tra loro: la convivenza, infatti, è sempre sull’orlo della crisi. BBU è la mia passione, è il contenitore dei miei capricci e dei miei doveri. Recensisco film per passione, perchè oltre quella non ho altro. La cronaca sociale è il mio secondo ambito di interesse, ma ci sto lavorando.

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