Con più di 40 anni di carriera sulle spalle, Nada Malanima porta nello scenario musicale contemporaneo un nuovo album: l’amore devi seguirlo. Dai tratti retrò e rock, Nada si conferma una stupefacente (e senza eguali) storyteller.

Marina Calivi

Nada, L'amore devi seguirlo
Nada, L’amore devi seguirlo

L’avevamo conosciuta sprezzante, sicura di sé nonostante i suoi 16 anni, nel 1969, quando Nada Malanima si presentò al festival di Sanremo incantando tutti con Ma che freddo fa; il successo del brano la travolse, schizzandola in cima alle classifiche per diverse settimane. Da allora, colei che era stata ribattezzata il pulcino di Gabbro (suo paesino d’origine) per la giovanissima età, ne ha fatta eccome di strada: cantante eclettica, scrittrice impegnata, attrice di teatro accanto ai più grandi (Dario Fo su tutti), Nada ha saputo costruirsi un percorso autonomo e rivoluzionario, facendo della sincerità il suo marchio di fabbrica.

Non è un caso che anche il regista Paolo Sorrentino, famoso per i suoi gusti musicali così eleganti e ricercati, abbia scelto proprio la voce dell’artista livornese per il quarto episodio della sua nuova serie tv, The Young Pope: la struggente Senza un perché, tratta dall’album in studio Tutto l’amore che mi manca (2004), ha raggiunto in pochissime ore migliaia di visualizzazioni su Youtube e centinaia di condivisioni sui social network, abbracciando finalmente un pubblico molto più ampio e non la solita cerchia di estimatori.

A due anni di distanza dal suo precedente Occupo poco spazio, che ho avuto il piacere di ascoltare dal vivo nella splendida cornice di Vicolo Bolognetti, a Bologna, la Malanima torna sulla scena con un album meno corale, meno strumentale, ma di certo più intenso e a tratti rabbioso, che ha nella scrittura del cantautore Piero Ciampi, suo indimenticato conterraneo, un punto di riferimento imprescindibile. Nada, nelle sue dieci tracce, racconta storie di vita vera, storie poco convenzionali, storie che fanno male: non passa inosservata Ballata triste, inno di un amore tossico finito in tragedia, che descrive in musica l’ennesimo episodio devastante di violenza sulle donne, mentre con Aprite le città, incipit dell’album, Nada si fa portatrice del furore incandescente di Gennaro, il quale, come lei stessa ha dichiarato in un’intervista: “[…] rappresenta il povero Cristo che da sempre viene sfruttato. E’ una vittima dei nostri giorni.”

La sua devozione nel raccontare una natura ostile all’umanità (esemplare in tal senso il suo romanzo La grande casa, edito per Bompiani), emerge prorompente nell’enigmatica Una pioggia di sale, dove l’irresistibile piglio pop-rock si fonde con il timbro caldo e graffiante dell’artista toscana; “L’amore devi seguirlo” è invece la frase che dà il via a La canzone dell’amore, perla dal gusto retrò che Nada ha scritto “in presa diretta”, trascorrendo due giorni a Firenze in compagnia di un gruppo di ragazzi diversamente abili. A chiudere, come sintesi perfetta della personalità indipendente e multiforme della Malanima, All’aria aperta, un manifesto perfetto di follia e libertà compositiva.

Spontaneità, eleganza mai snob, spirito rivoluzionario: per queste, e tante altre ragioni, Nada rappresenta un unicum nel panorama della musica italiana, la quale ha ancora bisogno della sua stravaganza e del suo coraggio.

Ecco il video ufficiale di La canzone dell’amore.

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