Noi e la Giulia

Un nuovo film ha fatto breccia nel mio cuore. Una commedia tutta italiana, per grandi e per piccini, sana e genuina. “Noi e la Giulia” è sicuramente l’ultima sceneggiatura ben riuscita di Edoardo Leo, giovane attore e regista. Dopo i precedenti successi “Diciotto anni dopo” e “Buongiorno papà” ai quali ha lavorato come regista, sceneggiatore e attore, seguendo alla lettera il proverbio che recita “non c’è due senza tre”, vince con il terzo film “Noi e la Giulia” il Premio Luciano Vincenzoni per la miglior sceneggiatura.

Noi e la Giulia

Ispirato al romanzo del 2011 di Fabio Bartolomeo, “Giulia 1300 e altri miracoli”, Leo conferma la sua perspicacia non solo nella scelta della trama, ma anche del cast. Luca Argentero (Diego), Stefano Fresi (Claudio), Claudio Amendola (Sergio), Carlo Buccirosso (Vito, che ha vinto il Premio Alberto Sordi come miglior attore non protagonista), Anna Foglietta (Elena, Premio Alida Valli come miglior attrice non protagonista) e, dulcis in fundo, lo stesso Edoardo Leo (Fausto). Diego, Claudio e Fausto sono 3 quarantenni problematici e infelici, che nella vita si sono accontentati di ciò che hanno sempre avuto, fino a che non gli è stato portato via, scendendo a compromessi altrui. Da perfetti estranei, il fato decide di farli incontrare e di farli diventare prima soci, dopo amici. Ognuno per conto proprio decide di gettarsi alle spalle la precedente “non-vita” e di inseguire un sogno.

Noi e la Giulia

Diego è un “costernato” venditore di auto, diviso tra clienti inferociti per non aver avuto le maniglie cromate e altri perplessi sul perché la verniciatura dell’auto sia esclusa dal prezzo degli incentivi. È un uomo single, con pochi amici; silenzioso e riservato, preciso e incredulo, è quel personaggio con tante qualità e che vedrai crescere, mettersi alla prova e aggrapparsi all’amore. Prima di morire, il padre chiede a Diego di fargli una promessa: di fare nella vita almeno una cosa bella. Da semplice impiegato che legge riviste di cucina, il nostro Diego, sempre costernato, si licenzia e decide di realizzare il suo più grande sogno: aprire un agriturismo. Claudio è un uomo pieno di ansie e di fobie, con storie bizzarre sulla morte di cugini di amici e di amici di cugini; è divorziato. Ha fatto fallire l’alimentare secolare di famiglia così come il proprio matrimonio; credo sia la figura dell’inetto moderno, pieno di ansie e di fobie, precario nella vita come nei sentimenti; impaurito, impacciato e gentile. Fausto è l’emblema del coatto romano, un “cafone arricchito”, metafora che si usa per designare quelle persone con molta poca cultura, che hanno guadagnato la ricchezza in modo non sempre lecito. È un venditore televisivo di orologi, appassionato di donne, “esperto” nel rimorchiarle. Indossa la vestaglia di un pugile e si presenta come “Fausto Maria” perché le donne amano il suo lato virile, devono pensare che sia un uomo forte, ma apprezzano anche quello femminile che sembra debba essere presente in ogni uomo. Fausto vuole fare di quel rudere il rifugio di uomini ricchi e importanti, un incrocio tra un bordello e una sala giochi.

Noi e la Giulia

Si tratta di un casolare nella campagna lucana, a Pomarico, tutto da ristrutturare, perennemente in vendita poiché tutti gli acquirenti precedenti dopo poco tempo lo hanno abbandonato di nuovo. Una volta visionato insieme il complesso e dopo aver scoperto che il prezzo di vendita non era quello economico scritto sull’annuncio, un po’ titubanti, realizzano la società del futuro “Casal De’ Pazzi”, un agriturismo nel quale sarà possibile mangiare e fermarsi per dormire. Un posto magnifico, un casolare di campagna riordinato con pezzi riciclati, colorato e pieno di verde.

Noi e la Giulia

Se fosse stato così semplice realizzare il progetto, allora non ci sarebbe stato motivo di farne un film. Durante la storia, chi con veemenza e chi con dolcezza, subentrano altri personaggi, per completare un ambiente familiare già di per se poco convenzionale e strambo. Sergio, un vecchio comunista con un passato da attivista molto proficuo, entra in società con i tre malcapitati perché Fausto deve lui un’ingente somma di denaro. Un comunista nostalgico che ha occupato e sgomberato case, manifestato in ogni dove, convinto ancora dei valori degli anni 70, difensore del proletariato e del lavoro come diritto intoccabile di ogni uomo. Una figura che all’inizio può sembrare negativa, in realtà si rivelerà sia la mente che il braccio più capace di tutto il gruppo. Elena è una giovane donna svampita, con uno stile colorato e particolare e incinta; è un’amica di Claudio. Con enormi problemi d’amore, in ritorno da diversi viaggi “spirituali” ricordati (ognuno) attraverso dei tatuaggi, vede nel progetto la fine del suo percorso, poiché dopo i tumulti sentimentali sente di aver bisogno di pace, per se stessa e il figlio che porta in grembo. Nonostante il lavoro per cui era stata chiamata non fosse più disponibile, prega i suoi “datori” di rimanere lo stesso e, come è facile prevedere, Diego ed Elena si accorgeranno l’uno dell’importanza della presenza dell’altro.

Noi e la Giulia

Un plauso speciale merita a parte Vito, un camorrista ai bassi piani che, venuto a conoscenza del progetto, va a trovare i giovani imprenditori, dando loro il benvenuto, ma chiedendo dei soldi in cambio per essere protetti. Nella campagna lucana la camorra è una piaga profonda, i vigili non contano niente poiché corrotti anche loro e, qualsiasi cosa tu voglia fare, anche se la stai già facendo, è perché le “famiglie” antiche ti permettono di farlo. E così arriva Vito, a bordo della sua Alfa Romeo Giulia 1300, accompagnato da musica classica, a spiegare come funzionano le cose. Un camorrista e un comunista non possono stare sullo stesso terreno, così Sergio lo aggredisce e lo chiude in cantina, in gloria dei diritti dei lavoratori. Vito parla il napoletano in modo raffinato, la sua famiglia ha diverse attitudini: agricoltori, musicisti, monaci. È un esperto di tutto, è un uomo leale, pieno di vecchi valori, un uomo che conosce l’amicizia e la difende. Ed è proprio quando i 4 imprenditori hanno bisogno di aiuto, non potendo più svolgere la sua mansione di “ritira-pizzo”, decide di aiutarli, insegnando loro come comportarsi con i prossimi camorristi che verranno a cercarlo, entrando nella squadra come un giocatore a tutti gli effetti in prima linea.

Noi e la Giulia

Durante il film ci sono diverse sorprese che non ho intenzione di svelare, rovinerei il tocco onirico che hanno dato alla storia, poiché sono loro a ricordarci che stiamo guardando un film e non un pezzo di vita reale. La musica da sottoterra, Abu, gli “scagnozzi”, il brindisi: tutte cornici che non fanno altro che arricchire un quadro già bello. È sicuramente sconsigliata la visione del film a coloro che non conoscono la comicità priva di volgarità, che non riuscirebbero a rivedersi sullo schermo e che, a conclusione, non vogliono sapere come è andata a finire. Invito calorosamente tutti gli altri ad affrettarsi perché la risata è già nelle vostre tasche.

Si ringrazia il Cinema Teatro Galliera senza il quale questa recensione non sarebbe stata possibile.

 

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