Il Santuario di San Luca. Un simbolo di Bologna. Chi, vivendo nella nostra città, non è mai passato, almeno una volta nella propria vita, sotto i portici che dall’Arco del Meloncello arrivano fino in cima al colle?

Un conto, tuttavia, è semplicemente salire, un conto è salire nel modo giusto.

Primo consiglio: mai intraprendere il pellegrinaggio la domenica, giornata in cui i portici vengono presi d’assalto da folle di turisti e dalle loro macchine fotografiche. Molto meglio salire durante la settimana, a orari strategici, quindi presto la mattina o poco prima del tramonto. Questi sono i momenti migliori per godersi la meravigliosa passeggiata.

Evitare di prendere l’auto, o l’imbarazzante trenino “San Luca Express”. Salire piuttosto in bicicletta o, ancora meglio, a piedi, passo dopo passo, gradino dopo gradino, superando un arco dopo l’altro. San Luca, è bene essere chiari fin da subito, deve essere conquistata gradualmente. Non bisogna avere fretta, è necessario sudare, meritarsela fino in fondo.

Infine, evitare di salire in compagnia, per non dover affrontare argomenti poco interessanti, banali, tutto sommato inutili. Cercare di intraprendere il viaggio da soli, in silenzio, immersi nei propri pensieri.

Solo in questo modo sarà possibile godersi fino in fondo il pellegrinaggio, chiedendo e ottenendo ciò di cui si ha bisogno, a seconda delle circostanze. San Luca offre, infatti, le meravigliose cappelle dei Misteri del Rosario per il devoto desideroso di salire in preghiera; offre la possibilità di rilassarsi a chi è reduce da una giornata difficile e ha solo voglia di distendersi e godersi il panorama visibile dai portici; offre infine protezione, riparo a chi è rimasto senza casa, e ha quindi scelto un muretto del portico, sempre lo stesso, come propria dimora, ed ora passa intere giornate nella stessa posizione, osservando coloro che salgono e sfilano sotto i suoi occhi apparentemente assenti. I turisti, quelli «della domenica», non si accorgono quasi mai della sua presenza. Anzi, spesso lo guardano con fastidio. Nell’ottica dei turisti, il senzatetto, seduto sul muretto del portico, rischia infatti di entrare nel campo visivo abbracciato dalla macchina fotografica e di rovinare le foto con la sua presenza. Essi, tuttavia, si sbagliano. Anche il senzatetto, infatti, fa parte di San Luca, è inscindibile da quei portici. Il vero bolognese, per nascita o adottato, non fa differenza, capace di salire «nel modo giusto», come è stato definito, si comporta invece diversamente. Cerca lo sguardo del senzatetto, gli sorride complice. Contemporaneamente, i due si raccontano, in silenzio, in una frazione di attimi, tutto l’affetto che provano per il posto in cui si trovano, per ciò che San Luca regala loro ogni giorno.

Un luogo capace di realizzare simili magie è raro. Motivo in più per amarlo e fare ogni sforzo possibile per tutelarlo e valorizzarlo, in occasione di ogni salita, con tutte le proprie forze.

 

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