I Pezzi dei Piccoli Paradossali

Succede a tutti. Il ticchettio dell’orologio che scandisce i minuti, il soffitto come unico sfondo. La notte che non passa. Come tema per questa uscita abbiamo scelto “Sonno negato”. Quei minuti, quelle infinite serie di tentativi (inutili) di domare corpIMG-20160626-WA0011o e mente sono centrali. E i versi, i versi che scriviamo, si accompagnano, si attorcigliano piano alle punte dei piedi lasciati nudi per il caldo così bene, in un modo così naturale e intimo che scrivere di qualsiasi altra cosa sembra essere privo di senso.

Nei momenti appena prima o appena dopo il sonno, noi siamo tutti uguali. Siamo uomini primitivi, istintivi, senza condizionamenti o ragionamenti. Siamo liberi. Tuttavia, a volte, capita che le macchinazioni  e le immagini continuino ad essere proiettate, sparate senza alcuna possibilità di controllo. Fa parte del gioco di cui ci siamo dimenticati da tempo le regole, ed è quello che ci rende umani e non solo uomini.

Immergetevi nei nostri pensieri e pensate a quanto si è fortunati quando la mente è più forte.

 

 

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Quella lastra di tempo inesorabile
Che si accinge a porsi sulla nostra testa
Greve e infinita, come un macigno astrale
Suddivisa dagli uomini in secondi, ore e minuti
Nei giorni di giorno
ma quando viene tardi
È un unica, uno, greve sulla tua testa
Sulle tue meningi, sui tuoi calcagni
Come grossi pesi di metallo
Come quelli che portano ai piedi i carcerati
Costretti a lavorare d’un lavoro forzato
Così, tu, forzato a tener gli occhi ben aperti
Incapace di darti alle grazie del sonno
Così sensuale e lascivo
Perché il tempo pesa sulla tua testa
Sui tuoi calcagni, sulle tue meningi
Ma che importa al tempo di tenerti ancora sveglio
Forse sa meglio di te che pur lui essendo infinito
Non potrà concedersi a te ancora a lungo
Allora svegliati e produci
Sogna sogni lucidi e rendili realtà
Perché è solo questo che resta
Del tuo passaggio sulla lunga linea del tempo
Non c’è tempo per sognare
Non c’è modo per sfuggire
Al grande macigno astrale
Che dalla testa, dai calcagni e dalle meningi
Si è staccato, e ora corre dietro
E tu corri più forte
Se hai il fiato

P.H.T.

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Se davvero non riuscissi ad annegare

con cinque minuti di sonno

nella notte di china, attenderei
nel candore del giorno
frastagliato tra gli scogli
di gettare un primo ombreggiare
un fil di ferro ritorto
intinto nell’inchiostro
che rimonti da questa poesia
a quella foce dove con la tua la mia
voce si mescolava ancora
senza segni, senza quelle righe sul foglio
che ora sono rughe.
Starei attento a non sporcare per terra
con la mia punteggiatura
cose che senza metro vorrei misurare.
Dimentico del rivolo scuro
che mi sgorga tra le dita
starei muto.
Sarei sul bordo del vero mare
madre

Hvar, 2015

M.M.

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Nelle dolci
calde notti
sature
di strisce bianche su strade vuote
il rumore
del tuo dito
e lo scatto
di un ricordo
tremano come tuoni.

Quando
sveglia
mi ritrovi
a ripensare
a quella figura
che, minacciosa,
incombeva
e poi fuggiva,
spaventata dai miei pensieri affannati
una foto
parla
nel buio
da sola.

Se il pensiero
di ciò che non è stato
inquisitore
ti lascia attonita
alla bellezza
della mera ipotesi
ti chiedi
ma che senso ha
viverla davvero
questa vita?

S.D.

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MARTELLO SU INCUDINE

Martello su incudine
Martello su incudine
La tua solitudine nei miei pensieri
Martello su incudine
Martello su incudine
La mia abitudine ai pensieri.
Schermisci, ferisci, inchiodi
Le mie notti,
In grevi pensieri.
Martello su incudine
Martello su incudine
La mia invenzione dell’abitudine
Martello su incudine
Martello su incudine
La mia invenzione è la tua solitudine
Che mi inchioda qui.

F.F.

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Silenzio. Immergo piccole radici:
umidicce, sfrigolano ancora nella sabbia.
Oltrepasso gli scarti accartocciati
qua e là abbandonati dal mattino.
Nuoto immobile tra meduse elettriche,
pizzichi soffici riaprono squarci mai chiusi.
Naufrago, l’istinto affonda
e sprofonda tra fulmini intermittenti.
Ossa vestite di carne e grumi di lacrime:
galleggio tra la Terra e la Luna.

                                       ********

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Aspettami,
tra poco andrò a dormire.
Nel sonno ci vedremo ed io
sospirerò forte sul tuo cuore.
Finché non saprò cosa cerca
e se sono io
che lo faccio battere.

P.B.

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Dovremmo.
La luna istigare.
Affinché risucchi.
Devoti amori.
Nostri.
In gola.
Stringe la malizia.
Se così fosse.
Desolarmi potrei.
Fresca è la mente.
Di nere sere.
Di richiami d’amore.
Dovremmo.
La luna schiarire.
Tornando a ricordi.
Di passi tormentati.
Un po’ tremolanti.
Un calzare di piedi.
In punta di chiodi.
Respirando.
Tendono.
A lune piene.
Doveroso.
Affanno.
Nell’amare l’amore.
Nudità superficiale.
Caos.
Dell’ordine isolato.
Permane nel buio sotterrato.
Poiché amante.
Della bella luna.
Mia culla.
Mia compagna.
È sempre lei.
Bellissima.
Tacita è.
La notte.
Mi risucchia.
Ed io non sono contenta.

Z.F.

Fotografie: Marika Caliumi

Quadri: Tsehay Casarini

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