Devo qualcosa a questa città. Voi ci avete mai pensato, quando attraversate piazza Santo Stefano (di fretta, come sempre) o vedete una bambina giocare nel piazzale dell’Archiginnasio?

Bologna. Da cartolina e da capannone. Da localini e da birre calde sotto i portici. E alla fine abbiamo pensato che non bastava, non questa volta, scrollare le spalle e chinare la testa sui libri, come sempre.
Vi proponiamo delle poesie, delle nostre poesie: perché Bologna si apre, si schiude solo con parole leggere, non troppo esperte forse ma piene di buone intenzioni. Le nostre parole. Di ragazzi e ragazze che, come molti di voi, hanno pensato di volerci provare. Perché, come direbbe Romano della Grande Bellezza, “In questo paese, purtroppo, per farsi prendere sul serio bisogna prendersi sul serio“.

E per prenderci sul serio, noi abbiamo deciso di non farlo: questi piccoli spazi sono fatti per annoiare 15798_10205155670754364_8731241610827209872_nforse, perché lo siamo tutti, ma non per intristire, perché lo siamo già in troppi. Per stupire (magari) o per criticare (sicuramente) discutibili scelte linguistiche.
Chiediamo una sola cosa in abbondanza: non attenzione, voglia o curiosità, ma semplicemente una buona dose di ironia, almeno verso quello che ci proponiamo di fare.

Quattro uscite. Quattro temi. Molto poco tempo.

Non è un caso che il primo tema sia “Bologna città vecchia“: è il nostro punto di partenza, la linea tracciata sul terreno, ma non è e non sarà il nostro punto di arrivo.
Non è un caso neppure che il paradosso lo abbiamo scritto in faccia, in quanto giovani non residenti a Bologna (seppur a malincuore) che le vogliono scrivere poesie. Forse perché la vediamo molto più affascinante di quella che è in realtà; forse perché siamo giovani. O forse, da bravi paradossali, senza nessun motivo in particolare.

 

 

Da un porto conosciuto a mare aperto, non si sa come, ma ci arriveremo.

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A Bologna,
il suo profumo impregna l’aria.
Forse è lui che gira l’angolo.

Che profumo è?
Questa città, queste scatole
impilate l’una sull’altra
per contenere sconosciuti,
contengono solo lui.
Dove sei?
La luce va e viene, ormeggia
dietro un palazzo alto,
dietro un palazzo antico.
Sparisce. La rincorro per ore.
Mi dissolverei con lei,
ma ora so solo aspettare.
Aspetto e aspetto.
Aspetto che passi l’angolo,
ma non lo passa mai.
Come le nuvole divorano la luce,
Bologna lo mastica, lo inghiotte,
lo snatura, è senza forma ormai.
E’ bellezza, lo sento nell’aria;
è la mia speranza che si trasforma:
impeccabile illusione.

Poi finalmente
giri l’angolo,
ma non è il mio.
Non è mai il mio.

10426768_10204077199473256_5695793452137491203_nDa quando ti conosco
ormai
non sei più quell’oasi sicura
che, sorridendo, si dispiegava
sotto ai miei piedi
che le percorrevano la schiena
avanti e indietro.
Ora sei invecchiata, malmessa
ma si girano ancora a guardarti
quando cammini per la strada nelle giornate di sole.
Quanti frammenti di immagini
riscoperti guardandoti negli occhi
dei baristi che, senza fretta, puliscono bicchieri e le coscienze
di quei ragazzi pieni di amore
che rincorrono le melodie stonate
sotto i portici,
degli sguardi scambiati per caso che indugianosenza opprimere.
Bologna, innamorandomi di te
ho visto troppi
sorrisi nascosti
e rossori sulle guance,
ma sei l’unica
che mi fa sentire
sia a casa
che da nessuna parte.
 

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Bologna
Di notti incolte
Con la rivoltella nella mano
Pronta a sparare
La prossima sentenza
Su una città
Travolta di veemenza
Ove basta respirare
Per sentire i fumi
E le polveri
Che circolano nell’aria
Per sentirsi pieni di passioni
E vivi per una volta
Tu che ti approcci alla meraviglia
Si paziente e aspetta l’occasione
Per comprare una bici rubata in piazza Verdi
A pochi spicci e a malincuore
Girare per le vie della contrada
Ove non dimori
E per questo riesci a vivere
Le sue peculiarità
Con gli occhi di un bambino
A questo ti riporta
Bologna e ogni sua porta
Sentirsi ancora infanti
E non lasciare mai andare
Il ricordo di quando le cose
Andavano bene
Infondo lo sai
Che va ancora bene

10440096_10204063803898375_2388863453367120674_nTu città prendesti a te

Un rivolo del mio respiro;

Nuovo baricentro

E tue colonne

A fondamento.

 

Poesia sono

Le tue strade sporche,

Le strette vie, le idee

Mai morte, una corte

Di vividi studenti e

Muri dipinti di manifesti.

 

Aggrappata alla rivolta,

Un grido dai borghi

Insegue la ragione.

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Un nome qualunque
Incontrai, dunque
Quel pomeriggio in quella città,
Sole alto, camminava
Ed il mio riso accendeva.
L’ho lasciato volare
Senza volerlo frenare,
Lui della città ha preso possesso
E a me distratto, ormai di ritorno
Ora confesso, narrò ciò che ha visto quel giorno.

Bologna, i suoi giorni:
Vetuste pietre incise
In un’accademia e sui visi
Che un fato decise.
Accoglie marionette di tutti i teatri,
Frastuono d’intelletti,
Capitoli e versetti,
Tra rossi mattoni,
Gradini e talloni
Intrecciati l’un l’altro
Da sampietrini ed asfalto.
Città nervatura
La sua un’accordatura
in note stonate,
narrò il riso,
mille cantori
nelle vie animate.
Porte e portici
Si aprono ai viaggiatori,
Incorniciando la città,
ed il riso si perse
In malinconie ed ilarità.

Un riso qualunque
Di un passante chiunque
Ha fatto sua la città
Dove la porterà?
Nei nostri ricordi
E dentro racconti,
Bologna sempre canterà,
Sui suoi colli
Tutto l’anno ancora, si sa,
Salgon i viaggiatori a cercar
libertà.

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Foto di Maria Contegreco

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