Recensione 10000 Days Tool

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Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò
Non è solo il titolo del celebre romanzo seguito di Lewis Carroll “Alice nel Paese delle Meraviglie” ma anche, a mio parere, il miglior modo per iniziare a sondare la profondità di un grande classico della musica alternative metal
I rumors che hanno sempre accompagnato i gruppi come i Tool hanno finalmente trovato luce quando, senza ancora una data ufficiale è stata dichiarata l’assoluta certezza di uscita del quinto lavoro del gruppo.

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A dieci anni di distanza da 10000 Days si ha finalmente una concreta speranza di ascoltare materiale inedito dei Tool e sulla cresta di quest’onda, mi impogno di toccare uno dei mostri sacri della musica moderna e contemporanea.
Le atmosfere dei Tool sfidano l’avanguardia, si inerpicano sui sentieri stellati e oscuri delle sequenze di Fibonacci nella sua progressione aurea, ma 10000 Days ci guida attraverso la psiche umana come fosse il filo che teneva insieme i due album precedenti AEnima e Lateralus.
Questo disco rispetto ai precedenti è più viscerale ma di precisione chirurgica, i tempi pari incrociano i dispari e ci si accorge effettivamente poco di quello che succede tra i musicisti ad un primo ascolto.
L’album si propone con Vicarius, un turbine crescente di chitarra basso e batteria che si intrecciano con la voce di Keenan, portando quasi allo spasmo lo scempio mediatico del dolore di un testo quasi ironico ma mai banale
La costruzione e decostruzione musicale ricordano il miglior Djent dei Meshuggah, lasciando spazio anche al post-rock, che segna una delle parti più emotive di questo album.
Il Phatos è costruito in maniera magistrale e che non fa perdere niente di quello che i Tool sono come gruppo e come si erano presentati nei due album precedenti. Nei momenti di vuoto mai vuoti, si ha come la sensazione che dall’inizio dell’ascolto, ci si trovi dentro ad un denso mondo etereo di sfumature nere e grigie, affascinante come il mondo di Alice, tanto quanto profonda e spaventosa possa sembrare la tana del Bianconiglio.
Cupo, profondo e magistralmente composto, 10000 Days è una bestia rara, come ogni altro album dei Tool trascina, incuriosisce e trova sempre qualcosa da dire in uno dei numerosi linguaggi con cui parla senza essere banale o scontato

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