Come tutti sappiamo recentemente il servizio di streaming Netflix è giunto nella penisola italiana ed è decisamente riuscito a far parlare di sé. Non è una cosa difficile da credere, l’offerta di servizi televisivi e di streaming a pagamento in Italia stava stagnando e l’arrivo del nuovo concorrente americano ha sicuramente movimentato la scena. Così tra pareri spesso discordanti a riguardo, molti hanno deciso di iscriversi a netflix per tastare con mano la bontà (o meno) della sua offerta.

Una serie è certamente saltata all’occhio di molti , forse perché prodotta dalla stessa Netflix , forse per via della grafica sgargiante e vistosa: Stiamo parlando di BoJack Horseman, una serie animata che vede in una odierna Hollywood popolata da umani e creature antropomorfe, il nostro protagonista BoJack , che appunto è un cavallo, ma anche un attore di mezza età ormai dimenticato dal pubblico, che vive della sua gloria passata abusando di alcol per riempire il suo vuoto esistenziale.

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La serie si presenta alla stregua di una commedia come tante altre, e il fatto che sia un cartone animato potrebbe indurre al facile paragone con altri titoli ben noti come i Simpsons o i Griffin, in realtà questa serie ci fornisce un insight del tutto particolare, quello del patinato mondo di Hollywood, una realtà agrodolce dove BoJack attraverso il suo cinismo sembra metterne in luce i suoi aspetti più effimeri; ma BoJack non è ne giudice ne giuria di nessuno, egli stesso è parte di quel mondo e paradossalmente ne rappresenta uno dei peggiori esempi.

Il protagonista, o meglio i protagonisti sono tutti estremamente umani, con pregi ma soprattutto difetti che li rendono vivi e dinamici. La serie alterna frequenti momenti di ilarità all’altezza delle aspettative di una commedia a conflitti sul piano emotivo che lasciano l’amaro in bocca. Bojack tormentato dai fantasmi del suo passato tenta di ritornare sulla cresta dell’onda come attore attraverso la scrittura di un libro e allo stesso tempo come persona in un percorso arduo in cui non è facile imparare dai vecchi errori, dimenticare traumi, combattere l’egoismo e le proprie paure, cosa che comporterebbe la continua messa in discussione di se stessi e della propria vita.

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Per quanto concerne il lato tecnico, i disegni appaiono ben curati, i colori sono spesso molto accesi, quasi a richiamare lo stile degli anni 90, tutto sembra leggermente virato sul magenta. Le animazioni invece sono un po’ legnose, ma , nonostante la serie non sia affatto priva di momenti d’azione, il suo punto di forza risiede nei dialoghi ben realizzati e mai scontati, perciò questo non costituisce un grosso punto di debolezza.Le musiche che accompagnano la serie, alcune composte dalla band The black keys fanno bene il loro lavoro, insieme alla sigla di apertura, un vero gioiello, ricco di personalità che definisce istantaneamente il carattere della serie.

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In definitiva BoJack Horseman con le sue due stagioni all’attivo (e la terza prevista per il 2016) è una serie che si lascia guardare molto bene, non impegna troppo lo spettatore, riuscendo comunque a fornire spunti di riflessione non trascurabili e picchi emotivi di rilievo.

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