Il 20 gennaio, presso il Cinema Teatro Galliera, Rocìo Rico Romero, fragile e sicura, con la sua voce candida, libera e armoniosa, si esibisce in concerto.

Le luci si abbassano. Il clima soffuso viene stemperato dalle lucine che circondano il palco. I primi a salire sono Tonino Farina, frontman dei Pulp Dogs, con una capacità interpretativa sorprendente e una piccola arpa nel taschino, e Vince Pastano, capelli lunghi e chitarrista di Vasco Rossi, un pizzico di bravura indefinibile. Un’interpretazione emozionante, dai toni noir. D’obbligo il commovente tributo a David Bowie.

Tanti applausi, meritati fino all’ultimo fuori tempo. Adesso c’è Marta sul palco. È lei la fautrice di tutto, il motore. La frontwoman del Cinema Teatro Galliera.

Rocìo: una cantante di origine andalusa, con una voce ipnotica, capace di entrare in intima connessione con ogni ascoltatore. Un’esibizione dai toni indie, una voce cristallina, accompagnata da un set di musicisti eccezionali: Vince Pastano, Antonello D’Urso, Max Messina e Fabrizio Luca, i fondatori della Liquido Records.

Sarebbe un peccato non fare un passo indietro. Ci sono storie che si trovano, si intrecciano, si intendono. E poi nascono scintille che alimentano progetti come Roca Bàsica.

Rocìo Rico Romero si trasferisce a Bologna nel 2000. L’erasmus a Firenze, dopo 14 anni d’amore, la porta a Bologna, città di luce ed effervescenza. È uno spettacolo a farla innamorare della città, durante il quale ha modo di conoscere due persone importanti.

La sua voce, sanatoria e magica, e la sua carriera lavorativa si formano qui. “E’ una placenta nutritiva Bologna”, è un privilegio viverci, è un’alternativa alla sua famiglia. Laureata in pedagogia, mischia da subito la comunicazione nel sociale con la musica, specializzandosi in logopedia. Tuttora lavora nel sociale, ma fa in modo che i due campi non si contaminino.

Conosce persone con la sua stessa vibrazione, con il suo stesso interesse. Nascono un trio e poi un quintetto che dura tre anni. La prima esibizione è alla Cantina Bentivoglio. Nel 2009 crea un trio elettronico, Mantica, nato da un progetto sperimentale tra il flamenco e l’elettronica in Accademia. Due anni di vita, perché nel 2011, in piazza san Francesco, decide di smettere, una pausa prima di partecipare ad altri festival.

Grazie alla sua indole si intreccia un’ulteriore rete di contatti e lavora a teatro, con la danza e la voce. Insegna lo spagnolo. Ama il Cassero, che viceversa apprezza la sua musica. Una formazione canora lirica con la cantante Gloria Giovannini la porta a conoscere, in zona Mazzini, una coppia che ha occupato la ex fabbrica della Fiat. Le danno la possibilità di provare proprio lì.

Dopo aver conosciuto i Pulp Dogs, ha inizio un anno magico. L’incontro con loro è cruciale: Vince le chiede di cantare dei jingles per la Clementoni. Confida di avere dei pezzi suoi, ma non vuole farci nulla perché demoralizzata dai progetti musicali precedenti. Dopo averli fatti sentire, nel 2012 si esibisce al Cassero e Max Messina le suggerisce di tirare fuori dal cassetto quei pezzi.

È proprio quando pensa di ributtarsi sulla logopedia, c’è la proposta dei Pulp Dogs. Questo progetto prevede tre esibizioni in tre posti diversi, propone musica d’autore per dimostrarne l’esistenza e la capacità di “riempire gli spazi”. Rocìo accetta. Nel 2013 i Pulp decidono di produrre al 70% il cd, curandone gli arrangiamenti, mentre lei promuove il disco in Spagna, a Madrid.

Primo concerto, maggio 2015. Il 20 gennaio 2016 non si aspetta il soldout del Cinema Teatro Galliera. L’arrangiamento del concerto è improvvisato, riadattato solo ed esclusivamente per il pubblico presente. Bologna diventa la culla dei suoi successi. Le viene, inoltre, commissionato un festival di cinema nella sua città, in Andalusia.

Testimoni di un percorso musicale, ma, più in generale, artistico, abbiamo conosciuto una donna che lavora su stessa, che prende coscienza di sé, che sa di esistere e cerca un senso alla vita che rappresenta il percorrere stesso. “Tiempo”, ad esempio, è un pezzo in cui narra la possibilità di interrompere la vita. Altri pezzi, invece, riportano il vissuto di altre persone: Rocìo si appropria dei loro sentimenti. Il pezzo più rappresentativo è “Isabel”, scritto nel cuore della notte, in Spagna, mentre preparava un esame di logopedia. Durante il concerto ci racconta il suo cammino e ci dice che la “roca bàsica” è un elemento minerale della sua terra.

Rocìo Rico Romero è una delle cantautrici più in vista dello scenario indie contemporaneo. Istruzioni per l’ascolto: chiudere gli occhi.

Articolo a cura di: Eugenia Liberato, Egidia Morabito
Fotografia: Carlotta Gambarini

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